Infortunio sul lavoro, le tabelle del risarcimento aggiornate


Gli infortuni sul lavoro sono un’evenienza che si cerca di limitare in tutti i modi, con più stringenti misure di sicurezza e protezione per i singoli lavoratori; purtroppo, però, c’è ancora molta strada da fare in Italia e nel resto del mondo da questo punto di vista, e le notizie di gravi incidenti sono all’ordine del giorno.

L’INAIL è l’ente che, attraverso il contributo pagato dal datore di lavoro, si occupa del risarcimento di chi patisce un infortunio durante lo svolgimento dell’attività lavorativa; tale risarcimento si basa su determinate tabelle che stabiliscono l’ammontare in relazione ai cosiddetti danno biologico e danno differenziale.

infortuni sul lavoro

Da ricordare inoltre che oltre alla polizza gestita dall’INAIL, obbligatoria per legge fin dal 1965, il lavoratore può scegliere di sottoscrivere anche un’assicurazione contro gli infortuni per avere diritto a maggiori tutele e coperture anche al di fuori dell’ambito strettamente lavorativo.

Quali sono gli infortuni risarciti dall’INAIL o dal datore di lavoro

Le caratteristiche definiscono un infortunio sul lavoro in modo che questo possa essere oggetto di un risarcimento da parte dell’INAIL sono chiare. Si parla infatti di infortuni sul lavoro quegli eventi traumatici da cui consegue l’impossibilità lavorativa per almeno quattro giorni, verificatosi in una di queste situazioni:

  • sul luogo di lavoro

  • durante lo svolgimento del lavoro

  • durante il tragitto da casa all’azienda o viceversa

Che cosa sono il danno biologico e il danno differenziale

Con l’espressione danno biologico si indica il pregiudizio dell’entità fisica e/o psicologica della persona (art. 13 D.Lgs 38/200) causato da:

  • Infortunio sul lavoro o in occasione di lavoro;

  • Viaggio in itinere;

  • Malattia professionale.

Il danno differenziale, invece, è quello che può essere richiesto oltre che all’INAIL anche al datore di lavoro, in presenza di colpe gravi dell’azienda o di infortuni particolarmente rilevanti, ovvero:

  • danno subito per colpa diretta dell’azienda che non ha rispettato gli obblighi di sicurezza previsti dalla legge secondo quando stabilito dall’art. 2087 del codice civille;

  • entità del danno maggiore rispetto a quanto risarcito dall’INAIL.

Le tabelle INAIL: che cosa sono e come funzionano

Come accennato più sopra, i casi di infortunio sul lavoro non vanno incontro a una quantificazione differente caso per caso, ma seguono delle tabelle che si basano su alcune variabili del lavoratore che ha subito l’infortunio. Per il danno biologico erano le seguenti:

  • la tipologia di menomazione

  • la percentuale di menomazione

  • la fascia detà

  • il sesso (non più dal 2019)

Queste variabili sono alla base di quattro tabelle che servono per il calcolo del danno biologico, ovvero:

  • tabella delle menomazione, con circa 400 diversi problemi psicofisici

  • tabella di indennizzo in capitale, suddivisa fino alla versione precedente a sua volta in due ulteriori tabelle, una per i maschi e una per le femmine

  • tabella per l’indennizzo in rendita

  • tabella per i coefficienti, quanto la menomazione è superiore al 16%

Quando l’invalidità è inferiore al 6% non si ha diritto ad alcun indennizzo, visto che si rientra nella cosiddetta franchigia. In questo caso il lavoratore ha diritto soltanto all’indennità giornaliera sostitutiva della retribuzione.

Per menomazioni che vanno dal 6% al 15%, invece, si ha diritto a:

  • indennizzo in capitale

  • indennizzo per pregiudizi patrimoniali

Infine c’è la categoria degli infortuni più gravi, quando la menomazione è superiore al 15%. In questo caso, per il lavoratore infortunato sono previsti:

  • indennizzo in capitale

  • indennizzo per pregiudizi patrimoniali

  • indennizzo in rendita

  • quota aggiuntiva di rendita per pregiudizi patrimoniali, calcolata utilizzando la tabella dei coefficienti.

In altre parole si può dire che con una menomazione che va dal 6% al 15%, di bassa-media gravità, si ha diritto a ricevere un risarcimento pari a una certa cifra di denaro una tantum, mentre menomazioni superiori danno diritto a una sorta di “stipendio” periodico che va a rimediare alle difficoltà sopraggiunte per il normale svolgimento del proprio lavoro.

I principi delle tabelle INAIL

Le tabelle INAIL vengono redatte tenendo conto di alcuni principi per evitare ogni possibile disparità. Con il decreto ministeriale 45/2019 è stata adottata una nuova tabella di indennizzo per il danno biologico, in sostituzione di quella precedente, che risaliva al 2000, ma i principi sono rimasti gli stessi.

  • a-redditualità: l’ammontare dell’indennizzo non varia a seconda della situazione reddituale dell’infortunato, visto che il danno produce lo stesso pregiudizio alla persona per tutti gli esseri umani a prescindere dal censo;

  • progressività con la gravità della menomazione: l’indennizzo aumenta man mano che cresce la percentuale di invalidità, con ogni punto percentuale che “vale” di più, come peso, a seconda dell’incremento della gravità, visto che va a peggiorare un quadro che è sempre più compromesso;

  • variabilità in funzione all’età: L’indennizzo decresce al crescere dell’età, visto che la pregiudiziale sul prosieguo della vita lavorativa è meno stringente.

La grande novità della nuova tabella risarcimenti INAIL è relativa all’eliminazione della differenziazione di genere: in altre parole, la tabella di indennizzo del danno biologico in capitale è unica, sia per gli uomini che per le donne, e varia quindi soltanto in base alla gravità della menomazione e alla loro età.

Quanto sono cresciuti gli indennizzi con la nuova tabella

L’aggiornamento delle tabelle INAIL ha portato anche a un generale innalzamento dei risarcimenti corrisposti, considerando l’inflazione crescente, la nuova speranza di vita e l’orientamento legislativo. Ora il nuovo punto INAIL ammonta a euro 1.430,68 e cresce secondo il già citato criterio di progressività all’aumentare del grado.

Gli importi, validi per gli infortuni e le dal 1° gennaio del 2019, hanno tenuto conto della ponderazione delle tabelle precedenti, che come detto erano divise per genere, e comprendono la maggiorazione corrispondente all’aumento straordinario dell’8,68% (dal 1° gennaio 2008) e del 7,57% (dal 1° gennaio 20146) per un’aliquota complessiva del 16,25%. Inoltre sono state utilizzate le nuove tavole di mortalità per adattare gli importi rispetto alle nuova speranza di vita, oltre che alla variazione dell’indice ISTAT.

L’ambito di applicazione delle nuove tabelle

Vengono utilizzati gli importi dei valori capitali previsti dalla nuova tabella per gli accertamenti provvisori dei postumi effettuati su eventi dal 01.01.2019, per i quali segue l’accertamento definitivo di conferma o aumento del grado; invece vengono utilizzati gli importi dei valori capitali previsti nelle due tabelle ora abolite per gli accertamenti provvisori effettuati su eventi antecedenti al 01.01.2019, per i quali segue l’accertamento definitivo di conferma o aumento del grado effettuato a far data dal 01.01.2019.

Il danno differenziale e l’onere della prova

Come si è detto, il danno differenziale può obbligare al risarcimento il datore di lavoro, ad esempio per sue gravi mancanze in materia di sicurezza, che hanno messo a repentaglio l’incolumità dei suoi lavoratori.

È però necessario che il lavoratore provi i seguenti elementi:

  • la violazione, da parte dell’azienda, delle norme e degli obblighi di sicurezza;

  • la mancata copertura del danno tramite assicurazione INAIL;

  • il nesso di causalità tra le mancanze dell’azienda e il danno subito, cioè il danno deve discendere direttamente dall’infortunio causato dalla negligenza aziendale.

A questo punto il datore di lavoro è obbligato a pagare, a meno che non provi di aver rispettato tutte le norme di sicurezza e posto in essere le necessarie accortezze per evitare il danno; nel caso in cui l’incidente abbia avuto luogo per colpe dello stesso lavoratore, il datore di lavoro deve dimostrare che questi non ha usato la diligenza e l’attenzione necessarie.

Se queste prove non possono essere portate, allora il datore di lavoro paga, tenendo conto quanto già stabilito dall’INAIL. Se ad esempio su 100.000 euro di risarcimento stabilito dal giudice l’INAIL ne riconosce solo 75.000, il datore di lavoro dovrà pagare un danno differenziale pari ai 25.000 euro mancanti.

Cosa fare in caso di infortunio sul lavoro

Qualora si sia vittime di un infortunio sul lavoro, la prima cosa è avvertire il proprio datore di lavoro e allo stesso tempo farsi visitare dal medico dell’azienda, o al pronto soccorso o dal proprio medico curante, a seconda della natura dell’infortunio o della malattia professionale.

È necessario spiegare al medico nei dettagli le dinamiche relative all’incidente, sottolineando che si tratta di un infortunio sul lavoro. A questo punto, il dottore redige il certificato medico con diagnosi e giorni di riposo, e provvede a inviarlo all’INAIL per via telematica, dandone anche una copia al lavoratore infortunato.

Non appena il lavoratore riceve la propria copia, deve comunicare al datore di lavoro, via mail o per telefono, il codice ID rilasciato, la data di rilascio e i giorni di prognosi, che lo stesso datore di lavoro provvederà a girare all’INAIL, entro 48 ore.

Nel caso in cui il datore di lavoro non adempia al suo obbligo di denunciare all’INAIL l’infortunio avvenuto, questa operazione può essere fatta dallo stesso lavoratore, che si recherà presso gli uffici INAIL competenti della propria zona consegnando il certificato medico.

Un’ultima nota sulle fasce di reperibilità per la visita fiscale, che chi ha subito un infortunio sul lavoro non è tenuto a rispettare (insieme ad altre fattispecie, come una severa patologia che necessita di cure di vitale importanza, una patologia sofferta a causa di un servizio prestato o una patologia connessa a un conclamato stato di invalidità). L’esonero vale sia per i dipendenti privati che per quelli pubblici.

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