Tagliando elettronico Rc auto


Il settore dell’assicurazione auto  è in costante evoluzione, e tiene il passo dell’evoluzione tecnologica.

Una delle trasformazioni principali avvenute di recente riguarda la smaterializzazione della Rc auto, ossia la scomparsa graduale della carta.

Smaterializzazione RC Auto: accelerazione nel 2015

Il processo di modernizzazione della Rca accelera nel 2015: dal 18 ottobre di quell’anno, infatti, non si deve più esporre sul parabrezza della propria auto il contrassegno assicurativo. Due i punti chiave.

  • È il tagliando cartaceo, con forma geometrica simile a quella di un quadrato: certificava che un veicolo era assicurato per la responsabilità civile ed era in regola con i pagamenti. Si parla quindi di tagliando elettronico Rc auto.

  • Fra gli obiettivi delle nuove regole, risparmiare sulla carta, rendere tutto più agevole per il consumatore, combattere le frodi Rca. Per la precisione contrastare la contraffazione dei contrassegni relativi ai contratti di assicurazione per la Responsabilità civile verso i terzi: si tratta di danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore su strada.

Dal 2016: cade l'obbligo di mostrare il tagliando RC Auto cartaceo 

A inizio 2016, l’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) ha eliminato la regola secondo cui la consegna del certificato di assicurazione Rc auto (un “rettangolino”) poteva avvenire esclusivamente in forma cartacea originale. Lo indica il Provvedimento numero 41/2015 di modifica del Regolamento numero 34/2010, articolo 10, comma 5.

L’authority ha stabilito la facoltà per tutte le imprese di trasmettere il certificato, previo espresso consenso del contraente, su supporto durevole: in formato digitale stampabile.

L’invio può avvenire tramite posta elettronica o App su smartphone e tablet: è l’alternativa alla consegna dell’originale cartaceo.

Tagliando e certificato Rca: quali controlli su strada

In seguito alla riforma digitale della Rca, ecco che cosa è cambiato per gli automobilisti:

  • Il contrassegno cartaceo è scomparso: ce n’è solo uno digitale. Il proprietario della vettura non deve stamparlo e portarlo con sé in auto, né tantomeno esporlo sul parabrezza.

  • Gli agenti possono verificare l’esistenza della Rca per una macchina in modo semplice: fermano il veicolo e possono chiedere al guidatore di esibire solo il certificato cartaceo.

  • La verifica della copertura assicurativa viene effettuata dalle Forze dell’ordine attraverso la della targa. Gli agenti interrogano banca dati dei veicoli assicurati istituita alimentata da assicurazioni e Motorizzazione civile, direttamente nel corso di un posto di blocco. Se la macchina risulta in effetti non assicurata, scatta la multa.

    Chi esibisce, in qualunque formato, il certificato, è in regola. Non deve, in un secondo momento esibire il certificato originale.

Quali rischi per chi non è assicurato

Posto che il tagliandino cartaceo Rca non c’è, ma solo il certificato, ecco i rischi per chi risulta non assicurato.

  • La sanzione è di 849 euro, più cinque punti della patente sottratti, il sequestro dell’auto.

  • Chi viene beccato due volte in due anni senza Rca (recidivo), subisce una multa di 1.689 euro, la sottrazione di cinque punti della patente, la sospensione della licenza da uno a due mesi. Quando è stato effettuato il pagamento della sanzione in misura ridotta (424,5 euro entro cinque giorni) e corrisposto il premio di assicurazione per almeno sei mesi, il veicolo non è immediatamente restituito: c’è il fermo amministrativo per 45 giorni. La restituzione dell’auto è subordinata al pagamento delle spese di prelievo, trasporto e custodia sostenute per il sequestro del veicolo e per il fermo amministrativo.

  • Senza Rca, il proprietario dell’auto sborserà di tasca propria il rimborso se causerà un incidente: non c’è la compagnia che copre l’indennizzo.

  • Se il proprietario non sa di non aver pagato la Rca, è in buona fede, ma la multa scatta comunque.

  • Se il proprietario sa di non aver pagato la Rca, in caso di incidente potrebbe essere indotto a scappare, per evitare la multa e di versare l’indennizzo: è proprio la mancanza della polizza una delle cause della pirateria stradale, ossia del fenomeno che vede i guidatori scappare dopo il sinistro senza aiutare la vittima (omissione di soccorso).

Il ruolo delle compagnie

Spetta alle assicurazioni alimentare il database dove confluiscono anche le informazioni della Motorizzazione civile sulle auto: tutto va fatto in tempo reale.

Così, le Forze dell’ordine possono essere certe che la multa sia doverosa.

Può però accadere che la compagnia non aggiorni subito il database: in questo caso, il controllo elettronico dà un esito negativo alle Forze dell’ordine (auto senza Rca). E l’unica via per non subire la sanzione è mostrare il certificato assicurativo.

Le assicurazioni devono garantire la veridicità, la tempestività e la validità delle informazioni, per il tramite degli intermediari di assicurazione che ne hanno rappresentanza.

Tutto attraverso il collegamento web e idonee interfacce messe a disposizione dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Oppure avvalendosi, in alternativa, di sistemi informativi centralizzati istituiti presso le associazioni di rappresentanza delle imprese di assicurazione.

Il problema: cosa manca alla riforma 

Per legge, dal 2012, la copertura assicurativa può essere verificata anche attraverso i dispositivi autovelox e tramite le telecamere delle Zone a traffico limitato: in questo modo, verrà limitato il fenomeno dell’evasione Rca (2,8 milioni di auto senza polizza in Italia).

Ma c’è un problema: manca il decreto che omologa quei dispositivi elettronici (autovelox e telecamere Ztl) a controllare la Rca. Pertanto, la riforma digitale delle assicurazioni è monca.

La banca dati: come funziona

Almeno in teoria, ogni volta che viene stipulata una nuova polizza o viene effettuato un rinnovo, la compagnia di assicurazione deve inviare le informazioni alla banca dati delle coperture assicurative creata dall’Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) e denominata Sita (Situazione italiana targhe autoveicoli).

Dal sistema Sita, le informazioni confluiscono nel database della Motorizzazione civile che contiene i dati sui veicoli immatricolati.

L’incrocio delle informazioni contenute nelle due banche dati consente alle Forze dell’ordine di sapere, in pochi secondi, chi è regolarmente assicurato e chi è sprovvisto di assicurazione. Tutto questo vale se le compagnie sono sollecite nell’aggiornare la banca dati.

Se si verifica un sinistro

In caso di incidente, occorre chiedere all’altro conducente l’esibizione del certificato di assicurazione, che è obbligatorio tenere sempre a bordo del veicolo perché è il documento ufficiale per attestare l’esistenza di una copertura assicurativa Rca.

In alternativa, si può chiedere la polizza e la quietanza di pagamento: è bene ricordare che i nomi delle compagnie che assicurano i veicoli coinvolti nell’incidente rappresentano un’informazione indispensabile per la presentazione della denuncia di sinistro.

Anche l’attestato di rischio è digitale

Il processo di smaterializzazione ha riguardato anche l’attestato di rischio: indica la classe di merito (il fattore che più incide sulla Rca) e il numero di sinistri causato nel quinquennio più recente.

L’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) ha disciplinato con Regolamento numero 9 del 19 maggio 2015 la dematerializzazione dell'attestato di rischio: le informazioni riportate nel documento sono memorizzate in un database accessibile alle compagnie di assicurazione.

La dematerializzazione è stata attuata a partire dagli attestati di rischio relativi ai contratti in scadenza dal 1° luglio 2015.

A seguito della sostituzione del documento cartaceo, che non può essere utilizzato in sede di stipula di un nuovo contratto, la situazione assicurativa viene acquisita direttamente dall’assicuratore in via telematica tramite la banca dati Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici): la compagnia sa tutto e subito del cliente.

L’attestato di rischio è disponibile nell’area personale (una sezione del portale della compagnia dedicata al cliente) almeno 30 giorni prima della scadenza annuale oppure può essere richiesto tramite e-mail all’impresa stessa.

La copia di carta dell’attestato, infatti, non è più necessaria se si vuole cambiare compagnia perché le imprese di assicurazione sono obbligate a trasmettere gli attestati in formato digitale a una banca dati centralizzata che è sotto la supervisione dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) e, quando viene richiesta una polizza Rc auto, la compagnia interessata deve prelevare direttamente dal database le informazioni sull’attestato di rischio del veicolo da assicurare. Questo nuovo sistema è più comodo e veloce per gli assicurati e più efficace contro le frodi perché l’attestato digitale, al contrario di quello di carta, non può essere falsificato.

Che cosa rimborsa la Rc auto

Basta il certificato assicurativo, e la compagnia del veicolo guidato dalla persona responsabile dell’incidente risarcisce i seguenti danni:

  • I danni (fisici e materiali) subiti da pedoni, ciclisti e altre persone non trasportate a bordo dell'auto/moto assicurata.
  • I danni subiti da persone trasportate a bordo di altro veicolo.
  • I danni fisici subiti dai passeggeri a bordo del veicolo assicurato.
  • I danni alle cose di proprietà dei passeggeri. Sono risarciti a condizione i trasportati non siano legati da determinate relazioni di parentela o di società elencate dalla legge con il proprietario o con il conducente del veicolo.
  • I danni materiali subiti da oggetti esterni ai veicoli (cassonetto della spazzatura, strutture della sede stradale ecc.).

Cosa non rimborsa la Rc auto

Pur in presenza di certificato assicurativo, la Rc auto non copre i danni fisici e materiali subiti dal conducente responsabile del sinistro.

Le persone danneggiate diverse dal conducente sono detti terzi danneggiati e sono distinti in terzi trasportati e terzi non trasportati.

Il risarcimento del danno può essere ridotto nel caso in cui il terzo danneggiato abbia tenuto un comportamento che ha contribuito ad aggravare il danno.

Nessun documento da fornire

Dal 1° gennaio 2013 non c’è più l’obbligo di comunicare alla compagnia, tramite disdetta, che non si intende rinnovare il contratto: le Rca, in base alla legge, si risolvono automaticamente alla loro scadenza e non possono essere tacitamente rinnovati.

Non serve il tagliando digitale Rca. Né il certificato, in nessuna forma: digitale o cartacea.

La copertura assicurativa continua ad operare fino a un massimo di 15 giorni successivi alla data di scadenza del contratto (periodo di comporto o di tolleranza). Entro questo termine, deve essere stipulata una nuova copertura Rca o con la stessa compagnia o con una diversa impresa.

La nuova compagnia interroga il database alimentato dalle assicurazioni: ottiene il certificato di rischio del potenziale cliente, e crea la tariffa in base a classe di merito e numero di incidenti causati.

Sospensione della Rca

Di solito, i contratti prevedono la possibilità della sospensione della Rca per le vetture quando non vengono utilizzate su strada per un certo periodo.

Quando la polizza è sospesa, il veicolo è privo di garanzia Rca e non può circolare né sostare sulle strade pubbliche e neppure su aree private aperte al pubblico: qui è obbligatoria l’assicurazione.

La durata massima del periodo di sospensione è in genere di un anno; alcune compagnie hanno esteso il periodo di sospensione a 18 e a 24 mesi.

Quando il contratto viene sospeso, il contraente deve restituire all’assicuratore il certificato di assicurazione (se consegnato in formato cartaceo). Solo quello, visto che il contrassegno Rca è digitale.

Quando si ha la necessità di usare di nuovo l’auto su strada, occorre chiedere alla compagnia la riattivazione della polizza: questa avrà una nuova scadenza annuale ottenuta sommando alla data di riattivazione il periodo di copertura per cui era stato pagato il premio al momento della sospensione.

 

Se alla sospensione non segue la riattivazione nel termine massimo previsto nel contratto, il contraente ha diritto a chiedere il rimborso della parte di premio pagata e non goduta al netto dell’imposta (12,5%) e del contributo al Servizio sanitario nazionale (10,5%).

Incidente: serve il nome della compagnia

In caso di sinistro, se si compila il Modulo blu della constatazione amichevole, occorre indicare diversi dati. Fra questi, la denominazione delle rispettive compagnie di assicurazione: obiettivo, evitare perdite di tempo nella ricerca dell’assicuratore che presta la garanzia al veicolo coinvolto nel sinistro.

Non fidarsi del nome della compagnia che alcuni Moduli blu della constatazione amichevole riportano prestampato al loro interno.

È sempre meglio verificare tale informazione controllando sui documenti assicurativi che l’altro conducente deve avere con sé anche dopo la digitalizzazione del contrassegno.

Se c’è un truffa

Nonostante la digitalizzazione del contrassegno Rca, e la smaterializzazione nel settore assicurativo, le frodi sono comunque possibili. In particolare, la legge prevede che la procedura di risarcimento (la compagnia rimborsa il proprio cliente in tempi rapidi) si può applicare se entrambi i veicoli coinvolti nell’incidente sono identificati e assicurati.

La verifica di questi requisiti viene effettuata dalla compagnia del veicolo non responsabile consultando la banca dati alla quale, per legge, le imprese sono obbligate a trasmettere le coperture assicurative Rca di tutti i veicoli in circolazione. Se la consultazione della banca dati dà un esito negativo (copertura non presente o scaduta), la procedura di risarcimento diretto non è applicabile.

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