Quanto consuma un condizionatore


Per sopravvivere all’afa dei mesi più caldi, ma anche ai livelli di umidità ben al di sopra del tollerabile, i condizionatori d’aria sono lo strumenti più efficace, là dove non basta tentare di creare un po’ di corrente aprendo più finestre su diversi lati della casa e anche i ventilatori arrancano.

quanto consuma il condizionatore

I condizionatori o più propriamente i climatizzatori (anche se i due termini vengono usati come sinonimi, in realtà non lo sono: con il secondo termine si indicano infatti i dispositivi in grado di regolare anche la temperatura e il livello di umidità, cioè tutti quelli moderni) sfruttano tecnologie sempre più avanzate e rendono possibile resistere anche alle più torride giornate di luglio e agosto.

Indispensabili nei locali pubblici ma, grazie ai prezzi sempre più convenienti, molto diffusi anche nelle case degli italiani, i condizionatori delle migliori marche hanno diverse funzionalità che consentono di ottenere la temperatura desiderata in ambienti di dimensioni anche piuttosto ampie, ridurre l’umidità e, durante l’inverno, aiutare grazie alla pompa di calore il normale riscaldamento a gas, o la stufa. Tutto questo, però, ha un costo: l’energia elettrica, che viene consumata in quantità cospicue soprattutto se il condizionatore viene usato senza criterio. Ma quanto consuma un condizionatore? Per prima cosa, vediamo come sono fatti.

I diversi tipi di climatizzatore

Le tipologie di climatizzatore oggi disponibili per l’acquisto sono fondamentalmente tre.

  1. I condizionatori senza unità esterna, sia fissi che portatili, hanno il classico tubo flessibile che viene fatto passare attraverso la finestra o la porta-finestra (di norma con un buco nel vetro); sono spesso l’unica possibilità quando non è possibile installare un motore esterno, perché non si ha lo spazio o perché, in un condominio, non viene permesso dal regolamento. Hanno prestazioni decisamente inferiori rispetto ai condizionatori con unità esterna e, avendo il motore interno, sono molto più rumorosi.
  2. La seconda tipologia è quella di gran lunga più diffusa, ovvero il climatizzatore con unità esterna. Il dispositivo comprende il motore – fuori dalla finestra, oppure sul balcone o in terrazzo – e i vari split installati negli ambienti della casa dove serve.
  3.  Infine vanno ricordati anche i climatizzatori a pompa di calore, che possono anche funzionare in senso inverso producendo aria calda quando la temperatura esterna si aggira intorno, al minimo, agli 8 °C. Non possono essere considerati veri sostituti di un impianto di condizionamento tradizionale, ma possono garantire un’eccellente integrazione.
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A che cosa fare attenzione quando si acquista un condizionatore

La prima variabile utilizzata per stabilire il consumo di un condizionatore è la sua classe di efficienza. Indicato con una lettera, da A+++ fino a F (ma ormai sulle etichette non ci sono più le classi inferiori a D), questo valore misura la capacità dell’elettrodomestico – in questo caso il condizionatore, appunto – di sfruttare al meglio ogni kWh.

I dispositivi con una classe di efficienza superiore costano di più, ma consentono di risparmiare in bolletta, e in pochi mesi (soprattutto quando l’utilizzo del condizionatore è intensivo e non occasionale) si recupera la differenza di spesa. Grande rilevanza ha anche l’indice SEER, ovvero l’Indice di prestazione in freddo, a cui fa a contraltare lo SCOP, Indice di prestazione in caldo; vengono segnalati nelle nuove etichette e più alti sono meglio è.

Inoltre, chi acquista un nuovo condizionatore per sostituire un impianto preesistente o mentre ristruttura la casa può avere diritto alle varie detrazioni fiscali previste per chi migliora l’efficienza energetica di casa, che consentono di recuperare dal 50% al 65% di quanto speso tramite bonus fiscale spalmato in 10 anni.

Altrettanto importanti sono le caratteristiche dell’edificio. Se per un condizionatore non è difficile assicurare una temperatura ottimale in una stanza di pochi metri quadrati, quando l’ambiente è “complicato” – molto esteso, con esposizione a sud, con molte finestre e magari un isolamento delle pareti e del tetto non ottimale – i consumi possono aumentare di molto.

Il terzo elemento cruciale riguarda l’utilizzo che viene fatto del condizionatore stesso. Arrivare accaldati a casa dopo una giornata afosa e accendere il condizionatore a 16 gradi, a massima potenza, è il modo migliore per ricevere bollette da far girare la testa. Il condizionatore va utilizzato solo quando serve e con attenzione, anche per far sì che possa funzionare ogni giorno al meglio e senza guasti.

Consumo annuale di un condizionatore per il raffrescamento

SEER Classe di efficienza Consumo in kWh/anno

  • 8,5 A+++ 160
  • 5 B 260
  • 3 F 430

Ipotizzando un consumo medio di circa 6 ore, in una casa standard per una famiglia di 3 persone, il costo del climatizzatore è di circa 1,5-2 euro al giorno. Il costo sale a 3-4 euro per chi tiene acceso l’apparecchio tutto il giorno o tutta la notte, ma fortunatamente la maggior parte dei climatizzatori moderni è dotata di sensori che spengono automaticamente l’apparecchio quando viene raggiunta la temperatura desiderata, o modalità notturne che consumano meno (anche perché durante la notte, quando la temperatura del corpo umano scende, un raffrescamento eccessivo può essere controproducente).

Il condizionatore giusto per la propria casa

Prima di acquistare un climatizzatore è necessario assicurarsi che faccia al caso proprio, e che quindi funzioni nel modo desiderato, senza far fatica a raffrescare un ambiente né, viceversa, senza scegliere modelli con una potenza eccessiva, che va sprecata. L’unità di misura che viene utilizzata per indicare la potenza del condizionatore, o meglio la capacità di raffreddamento nel tempo (e non il consumo, analizzato più sopra) sono i BTU, ovvero i “British Termal Unit”.

Per capirsi, bastano 5.000 BTU orari per raffrescare una stanza fino a 10 metri quadri, ma sopra i 40 metri quadri ce ne vogliono almeno 18.000. Attenzione perché nei climatizzatori con uno solo motore esterno e due split i BTU non possono essere semplicemente sommati, perché è molto difficile che entrambi i dispositivi lavorino al massimo delle prestazioni nello stesso tempo: attenzione, quindi, perché quasi sempre non è sufficiente acquistare più split per garantirsi la temperatura desiderata in uno spazio molto grande.

Da valutare con cura è anche la rumorosità del climatizzatore, soprattutto se questo è localizzato nella stanza da letto e si ha intenzione di tenerlo acceso anche durante la notte. Durante le ore di riposo sarebbe infatti desiderabile non superare mai i 30 decibel, mentre durante il giorno si possono sopportare come “rumore di fondo” anche 40-45 db. Il problema diventa particolarmente rilevante con i condizionatori portatili, perché a differenza dei climatizzatori fissi il motore si trova all’interno e non all’esterno della stanza, e il rumore può divenire quasi assordante.

Le regole per non consumare troppo

Come si è detto, i condizionatori tenuti accesi per molte ore possono costituire una sezione importante delle spese in bolletta, e per questo motivo è bene adottare delle semplici buone pratiche per ridurre gli sprechi più possibile.

Per prima cosa va detto che il climatizzatore è una macchina delicata e come tale deve essere sottoposta a regolare manutenzione, visto che con problemi come i filtri sporchi non ci si limita ad avere prestazioni non ottimali, ma si rischia di consumare ancora di più. È buona regola far effettuare a professionisti la manutenzione del proprio climatizzatore a stagione calda conclusa, verso ottobre, e poi a maggio-giugno, prima che la stagione ricominci. Le operazioni di manutenzione di solito comprendono la pulizia dei filtri e delle griglie dell’aria, che dopo qualche settimana si ricoprono di polvere, soprattutto in caso di uso continuativo del climatizzatore; il controllo del livello del gas refrigerante; e infine la pulizia della serpentina. Pulire i filtri consente di ridurre i costi fino all’8%.

Va poi ricordato che quando il caldo sembra veramente soffocante molto spesso non è tanto un problema di temperatura, ma di umidità (il caldo insomma che “fa sudare”). In questi casi, invece di utilizzare la funzione di raffrescamento, è possibile in molti modelli scegliere la deumidificazione, che garantisce consumi più bassi e crea un ambiente più confortevole, anche durante la notte, quando il condizionatore di norma andrebbe spento. Con la deumidificazione al posto del raffrescamento (di solito le due opzioni sono indicate con le parole inglesi “dry” e “cool”) il risparmio potenziale in bolletta è anche del 12-13%.

Ma a che temperatura andrebbe regolato il condizionatore? Per saperlo, bisogna conoscere la temperatura esterna: la differenza tra questa e quella a cui viene regolato l’apparecchio non deve mai superare i 5-6 °C, in modo sia da evitare gli sbalzi termici che possono essere molto dannosi per l’organismo (alzi la mano chi non ha mai avuto mal di gola o raffreddore proprio per il passaggio repentino da un ambiente molto caldo a uno molto freddo) sia da ridurre i consumi. Questo significa che se la giornata è particolarmente torrida, ad esempio con 30 °C, la temperatura del condizionatore non deve essere regolata sotto i 24 °C; invece, moltissimi proprio quando fa più caldo regolano il proprio dispositivo alla temperatura più bassa possibile (di norma i 16 °C), con la speranza che il fresco arrivi il prima possibile. Ma è una pratica pericolosa e costosa.

Le altre norme che riducono la bolletta

Posto che il modo migliore per risparmiare è acquistare un climatizzatore con una classe energetica elevata, una potenza proporzionata all’ambiente da raffrescare e non esagerare né con le ore di accensione del dispositivo né con la temperatura regolata, ci sono altri accorgimenti che consentono di spendere (e consumare) meno.

Un buon consiglio ad esempio riguarda l’utilizzo congiunto sia del climatizzatore che del caro, vecchio ventilatore, da non mettere assolutamente in soffitta anche dopo l’acquisto di un multisplit nuovo fiammante per la propria casa. Una volta raffrescata l’aria, infatti, la si può rimettere in circolo col ventilatore per raggiungere anche gli angoli più lontani della stanza, soprattutto se la potenza del climatizzatore è un po’ inferiore a quella che sarebbe necessaria.

Banalmente, mai tenere le finestre aperte mentre il climatizzatore è in funzione (si consuma fino al 6% in più), in modo da non far “scappare” il fresco. Tende da sole o tapparelle abbassate nelle stanze in cui non ci si trova contribuiscono ad abbassare la temperatura della casa, anche se è fondamentale un isolamento eseguito a regola d’arte per ridurre il più possibile le dispersioni e impedire che il caldo filtri in casa.

Infine, attenzione a non dimenticarsi gli altri elettrodomestici particolarmente energivori in funzione durante l’estate, in primo luogo il frigorifero e il freezer che fanno più fatica se la temperatura circostante è particolarmente alta, ma anche la lavatrice e la lavastoviglie. Per ridurre i consumi familiari con un approccio davvero a 360°, la cosa migliore è scegliere un’offerta per l’energia elettrica conveniente, ad esempio valutando se è il caso di passare da una tariffazione monoraria a una multioraria (bioraria o trioraria), o sfruttando bonus e incentivi particolari che possono ridurre l’impatto causato dal picco di consumi durante l’estate: il mercato libero oggi presenta decine di opportunità da cogliere, anche con il costo dell’energia bloccato per uno, due o tre anni.

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