Quali elettrodomestici consumano di più


Quando ci accorgiamo che stiamo consumando troppa energia? Quando il contatore “salta” perché, poniamo, ci sono il forno e la lavastoviglie in funzione nello stesso momento, e il nostro contatore da 3 kW non riesce a gestire la situazione, considerando tutti quei dispositivi che – anche se non ci facciamo più caso – sono sempre accesi, come frigorifero o freezer. Per il resto, quali elettrodomestici consumino di più è un interrogativo che raramente ci poniamo, almeno fino a quando non arrivano bollette della luce esageratamente alte.

quanto consumano gli elettrodomestici

Sia per il nostro portafoglio, però, che per l’ambiente che ci circonda – consumare tanto infatti significa avere un’alta domanda di energia che si traduce in un superiore sfruttamento delle fonti, non solo quelle rinnovabili – è bene regolare i nostri consumi. Il primo passo è conoscere gli elettrodomestici più energivori, ovvero quelli che hanno richieste più alte sia nel breve periodo che a lungo termine.

Gli elettrodomestici che consumano di più

Il consumo di un elettrodomestico è dato da una semplice moltiplicazione del tempo d’uso per il consumo nell’unità di tempo; in altre parole, a lungo andare è molto più costoso un elettrodomestico sempre acceso anche se con consumi non particolarmente elevati rispetto a uno – come il phon – ad alta potenza che però rimane acceso solo pochi minuti.

In assoluto, l’elettrodomestico che consuma di più, per chi ce l’ha, è il boiler elettrico, che alza di molto i consumi di una famiglia, pur comprendendo anche il risparmio per il mancato consumo del gas. Per una famiglia-tipo di tre persone, il boiler ha un consumo di 1565 kWh annui, ovvero circa 500 euro, quasi la metà dei consumi annuali.

Al secondo posto per il consumo annuo c’è un altro elettrodomestico per così dire “opzionale”, ovvero il condizionatore, che se viene limitato ai momenti di maggior calore durante l’estate porta comunque una spesa di circa 80 euro per 425 kWh all’anno.

Poi tocca al frigorifero, che di gran lunga batte qualsiasi record per quanto riguarda le ore di utilizzo: 8.760, ovvero 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, visto che non si spene mai. Un buon frigorifero di classe A, fortunatamente, ha un consumo estremamente basso, sui 300 kWh annui, il che significa che alla fine il frigo peserà in bolletta per circa una cinquantina di euro, congelatore compreso.

Attenzione, però: proprio per il suo elevatissimo tempo d’uso, il frigorifero è l’elettrodomestico che “perdona” meno, nel senso che se si ha ancora un obsoleto classe C o addirittura D in funzione a casa propria, i consumi (e i costi) possono essere stratosferici. Ecco perché in questi casi è bene intervenire il prima possibile e sostituire il frigo con un modello con una classe di efficienza energetica migliore, spendendo anche qualcosa di più per un A++ o un A+++: la vostra bolletta ne beneficerà da subito.

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Dal forno all’aspirapolvere: tutti gli altri

Malgrado venga usato per pochi minuti – ipotizziamo una mezz’ora al massimo complessivi al giorno per una famiglia di 3 o 4 persone – il phon, come tutti gli elettrodomestici che trasformano direttamente in calore l’energia elettrica, è un dispositivo estremamente energivoro.

Un consumo come quello ipotizzato infatti porta addirittura a 290 kWh all’anno, non distante dal frigorifero che rimane acceso ogni minuto: colpa dell’elevatissima potenza di questi apparecchi, nell’ordine dei 1800 W (e più sono “professionali” più i consumi si impennano). Ancora peggio va con le stufette elettriche e simili, soprattutto se in sostituzione di un riscaldamento meno oneroso o come “supporto” quando si ha particolarmente freddo: decisamente meglio indossare un maglione in più.

Tocca poi alla lavatrice, che ipotizzando un uso mediamente intensivo – 260 cicli all’anno, cioè circa due ogni tre giorni, per 5 kg di biancheria a 60 °C – porta a un consumo di 240 kWh annui, per un costo tra i 40 e i 50 euro. Il costo è più o meno lo stesso per la lavastoviglie (220 cicli all’anno a lavastoviglie piena costano circa 220 kWh, sui quaranta euro).

Un forno elettrico utilizzato un’ora alla settimana arriva a un consumo di circa 105 kWh all’anno, un po’ più di 20 euro, ma è facile capire come chi cucina usandolo spesso possa avere spese decisamente più alte. Il microonde consuma meno (900 W di potenza massima in media rispetto ai 2000 del forno elettrico), anche se naturalmente per la cottura può essere meno indicato, soprattutto se si tratta di un modello non proprio all’ultima moda.

Con i suoi 1000 W di potenza, il ferro da stiro usato mezz’oretta al giorno costa tra i 30 e i 40 euro; più o meno come un aspirapolvere che viene usato due ore alla settimana.

Fortunatamente bassi sono i consumi di elettrodomestici come il PC, il televisore, il lettore DVD, le console di gioco e simili: basti pensare che un computer lasciato acceso ben 8 ore al giorno, tutti i giorni, alla fine pesa in bolletta non più di una settantina di euro all’anno, così come tre ore di televisione al giorno costano circa 30 euro in un anno.

Infine, la ricarica dei nostri dispositivi mobili, come smartphone e tablet: anche qui le quantità sono praticamente irrisorie, 4 o 5 euro all’anno per ricaricare ogni notte il telefonino.

Quanto costano le luci

In classifica rientrano, naturalmente, anche le luci. L’illuminazione però è il più variabile tra i dati del consumo degli elettrodomestici, perché dipende in maniera indissolubile dalle dimensioni della casa, dalla sua esposizione (un altro condominio di fronte alle finestre obbliga ad accendere la luce elettrica molto prima, laddove una casa che può godere della luce del sole fino a tardi risparmierà in illuminazione artificiale), dalle abitudini e così via.

Un consumo “standard” si può attestare sui 150-200 kWh all’anno, per circa 30-40 euro di costo, ma bisogna tenere conto anche delle spese derivate dalla sostituzione delle lampadine, che si “bruciano” abbastanza spesso se sono ancora quelle vecchie a incandescenza. Ecco perché è bene sostituire il prima possibile le luci di casa con le più moderne luci a LED, in grado di durare molto di più, di avere un consumo dell’80% inferiore rispetto ai vecchi modelli e addirittura di “avvertire” quando stanno per rompersi, con una progressiva diminuzione della loro luminosità.

Come sapere se un elettrodomestico consuma poco: la classe di efficienza energetica

Dal 1992, gli elettrodomestici devono essere opportunamente etichettati per indicare agli utenti le caratteristiche e i consumi di energia. Si tratta di un obbligo valido per tutti i Paesi dell’Unione Europea (segue infatti la direttiva 92/75/CEE) e che dal 1998 ha visto anche in Italia comparire il classico adesivo a bande di colore su frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e così via.

Tale normativa è stata ulteriormente modificata con la direttiva 2010/30/UE, che ha esteso la possibilità di applicare l’etichetta a tutti i “prodotti connessi all’energia” e in più ha anche introdotto tre nuove classi di efficienza energetica per tutti i prodotti: A+, A++ e A+++, aggiunte alla scala tradizionale che fino a quel momento andava da A a G. Ora la scala standar va da A+++ (che marchia gli elettrodomestici che consumano meno in assoluto) a D (ovvero quelli ormai obsoleti e molto energivori, assolutamente da evitare).

Rimane la regola d’oro di acquistare l’apparecchio che ha parità di prestazioni consuma meno e quindi ha una classe di efficienza energetica migliore, ma a volte – soprattutto con gli elettrodomestici che si usano per più tempo, come, lo si è visto prima, il frigorifero – è il caso di analizzare il risparmio dovuto a una classe di efficienza energetica migliore anche nel caso in cui il dispositivo in sé costi un po’ di più: si può infatti rientrare dalla spesa senza difficoltà con il risparmio in bolletta.

Oggi la maggior parte degli elettrodomestici in commercio acquistati nuovi ricadono nelle due o tre classi migliori, quindi invece di limitarsi a leggere la lettera è bene conoscereanche il valore numerico, indicato come consumo di kWh all’anno in condizioni tipiche d’uso.

I consigli per consumare meno energia

Quando la bolletta è troppo alta, c’è davvero poco da fare: bisogna dare un taglio ai propri consumi. La prima cosa da fare è controllare se sul mercato libero c’è un’offerta più adatta alle nostre abitudini e alle nostre esigenze, nonché alla tipologia di consumo: ad esempio, un’offerta monoraria è di gran lunga la più adatta se stiamo a lungo in casa, mentre si può pensare di passare a una bioraria o trioraria, con i consumi che “costano” meno nelle fasce serali, quando il 75% o più dei nostri consumi riguarda la sera e i festivi.

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Anche le offerte che congelano per un certo numero di mesi (fino a tre anni, di solito) il prezzo della componente energia sono un buon modo per mettersi al sicuro da aumenti improvvisi dovuti ad esempio a inverni particolarmente rigidi o a estati molto calde (in cui il consumo aumenta in maniera significativa a causa delle stufe o dei condizionatori) o da situazioni economiche e politiche imprevedibili, come le guerre e le tensioni tra Paesi.

Infine, sono da non sottovalutare tutti quei fornitori che per conquistare nuovi clienti propongono sconti particolarmente interessanti o bonus una tantum, che però possono fare comodo all’economia di una famiglia, ad esempio con dei kit per sostituire le proprie vecchie lampadine a incandescenza con più moderne offerte a LED.

Le buone pratiche per tagliare i consumi

Non basta, però, trovare il fornitore ideale per tagliare davvero le proprie bollette e soprattutto non danneggiare l’ambiente con consumi poco attenti: ci vuole un cambiamento di mentalità, alla ricerca di quelle abitudini che, con un po’ di impegno, ci rendono decisamente più sostenibili per il nostro pianeta e le nostre tasche.

Dotarsi di un sistema fotovoltaico, per parlare degli investimenti più onerosi, rappresenta sicuramente uno dei modi migliori per risparmiare, ma ce ne sono altri sicuramente meno costosi.

Anche qualche consiglio che di solito viene dato per limitare i consumi di gas – come il dotarsi di doppi vetri e di sistemi di isolamento più efficienti per ridurre le dispersioni di calore e ricorrere meno al riscaldamento in casa – può avere i suoi effetti sul consumo di energia; sempre il taglio delle dispersioni, infatti, fa sentire i suoi benefici anche durante l’estate, quando l’isolamento non obbliga ad accendere il condizionatore costantemente.

Altri consigli sono stati già citati: i più importanti riguardano l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica – con scrupolosa analisi dell’etichetta che li accompagna – e una progressiva sostituzione dei dispositivi più obsoleti con altri in grado di consumare molto meno. Allo stesso modo anche le luci a incandescenza, che ormai non vengono nemmeno più prodotte, devono lasciare il posto alle luci a LED. E, naturalmente, le luci vanno spente non appena si esce dalla stanza.

A proposito di LED, una buona idea è far sì che anche gli inutili consumi derivati dalle tante lucine di standby di dispositivi che non usiamo per tanto tempo vengano azzerati, ad esempio con una ciabatta dotata di interruttore per sospendere l’erogazione (inutile) di corrente.

Se si è deciso di stipulare un’offerta multioraria, allora bisogna fare in modo di orientare i consumi verso le fasce serali e i giorni festivi, in particolare per quanto riguarda l’uso del forno, della lavastoviglie, del ferro da stiro e così via. Può non essere agevole per chi deve organizzare i lavori di casa, ma se vi rendete conto che non riuscite a concentrare almeno l’80% dei vostri consumi nelle ore in cui il prezzo dell’energia è più basso allora è meglio puntare su una classica monoraria. Lavastoviglie e lavatrici, comunque, vanno fatte funzionare soltanto se a pieno carico, e nel caso dei piatti sporchi il prelavaggio permette di utilizzare programmi meno energivori, a bassa temperatura.

E se malgrado tutti i vostri accorgimenti i consumi di energia elettrica continuano ad essere troppo alti? A questo punto si può ipotizzare che qualche elettrodomestico, specie se vecchio, sia colpevole di una dispersione di energia: la cosa migliore è procurarsi un multimetro digitale che permette di individuare che cosa non va, ad esempio per dispersioni che derivano da impianti troppo datati, senza la messa a terra, salvavita difettosi, cavi elettrici collegati male o scoperti o, appunto, semplicemente un guasto al forno o al frigo.

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