Conto deposito e fisco: tutte le regole da conoscere per evitare sanzioni

Aggiornato il 16/05/2023
di Alessandro Voci
In 30 sec.
  • Il conto deposito, strumento finanziario sicuro e redditizio, è soggetto a una serie di regole fiscali. In primo luogo, gli interessi maturati sono tassati al 26%, e nella maggior parte dei casi la ritenuta viene già effettuata dalla banca.
  • Per conti deposito e correnti detenuti all'estero, se il totale supera i 15.000 euro, è necessario riportare questi conti nella dichiarazione dei redditi.
  • Infine, l'imposta di bollo grava sul conto deposito quando il saldo medio annuo supera i 5.000 euro, e ammonta al 2 per mille.

Negli ultimi tempi, il conto deposito è diventato uno strumento finanziario sempre più utilizzato per la sua semplicità e sicurezza, visto che offre un rendimento superiore rispetto a quello di un comune conto corrente senza però i rischi che sono tipici di investimenti più lucrativi, come ad esempio nel mercato azionario.

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Tuttavia, come qualsiasi altro strumento di questo tipo, è soggetto a una serie di regole fiscali che è necessario conoscere per evitare sanzioni. In questa guida vediamo le principali regole da conoscere riguardo alle tasse sul conto deposito.

Che cos'è un conto deposito?

Un conto deposito è un tipo di conto bancario progettato principalmente per conservare e far fruttare il denaro risparmiato. Offre un tasso di interesse superiore rispetto a un normale conto corrente e permette di depositare e prelevare denaro liberamente, sebbene ci possano essere limitazioni a seconda delle condizioni specifiche del conto.

I conti deposito possono essere vincolati o liberi: il conto deposito libero permette di prelevare i propri soldi in qualsiasi momento, mentre quello vincolato "blocca" il denaro per un periodo di tempo definito, in cambio di un tasso di interesse più alto. Va sottolineato però che anche il conto vincolato, quasi sempre, offre la possibilità di svincolare il proprio denaro, però di solito rinunciando agli interessi già maturati e/o pagando una penalità.

Come funziona la tassazione dei conti deposito?

Al pari degli altri strumenti finanziari che possono far realizzare un aumento del proprio patrimonio, il conto deposito ha una sua propria disciplina fiscale. In questa tabella vediamo le particolarità fiscali che è bene conoscere quando si stipula il contratto per un conto deposito, per poi descriverle più nel dettaglio.

Particolarità fiscali del conto deposito

Descrizione

Tassazione degli interessi

  • Gli interessi maturati su un conto deposito sono tassati al 26%.
  • Questa tassazione viene solitamente applicata direttamente dalla banca o dall'istituto di credito prima di accreditare gli interessi sul conto.

Dichiarazione dei redditi

  • Gli interessi maturati su un conto deposito devono essere dichiarati nella dichiarazione dei redditi se la ritenuta non è già stata operata dalla banca.
  • Gli interessi vanno inseriti nella sezione "Redditi di capitale".

Monitoraggio fiscale (ex IVAFE)

Se il totale dei saldi di tutti i conti deposito e conti correnti detenuti all'estero da un contribuente supera i 15.000 euro in qualsiasi momento dell'anno, il contribuente deve riportare questi conti nella sezione RW della dichiarazione dei redditi.

Tassazione in caso di successione

  • In caso di successione, l'importo presente sul conto deposito rientra nell'asse ereditario e come tale è soggetto a imposta di successione.
  • Le aliquote variano a seconda del grado di parentela.

Imposta di bollo

  • L'imposta di bollo è una tassa che grava sul conto deposito quando il saldo medio annuo supera i 5.000 euro.
  • L'aliquota dell'imposta di bollo è dello 0,2% sul saldo medio annuo.
  • Questa tassa è prelevata direttamente dalla banca sul conto.

Che cos’è la tassazione degli interessi?

I conti deposito sono soggetti a una tassazione sugli interessi maturati, in quanto redditi di capitale e più precisamente rendite finanziarie, e a partire dal 2014, la tassazione su tali interessi è pari al 26%. Ciò significa che se il conto deposito genera interessi, il 26% di questi verrà prelevato come tasse, così come capita per dividendi, obbligazioni, altri interessi attivi bancari e postali, certificati di deposito (la tassazione è agevolata solo per i titoli di Stato).

Nella maggior parte dei casi, l’utente non deve fare nulla, perché la tassazione viene applicata direttamente dalla banca – che agisce in qualità di sostituto d’imposta – prima di accreditare gli interessi sul conto, ma potrebbe non essere sempre così e pertanto è indispensabile controllare cosa dice il contratto a questo proposito.

Bisogna dichiarare gli interessi nella dichiarazione dei redditi?

Gli interessi maturati sul conto deposito di norma devono essere dichiarati nella dichiarazione dei redditi se la ritenuta non è operata direttamente dalla banca. In questo caso, è importante includere questi interessi nella propria dichiarazione dei redditi, nella sezione dedicata ai redditi di capitale. Invece, se la ritenuta alla fonte è effettuata dalla banca, gli interessi sono già corrisposti dal contribuente al netto delle tasse, e per questo motivo non vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi delle persone fisiche, ovvero nel 730, né tantomeno sul Modello Unico.

Che cos’è il monitoraggio fiscale?

Il monitoraggio fiscale riguarda invece le attività finanziarie estere, e a partire dal 2017 sostituisce l'IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Detenute all'Estero). Questa disposizione a quindi a che fare solo con i conti deposito e conti correnti detenuti all'estero. Se il totale di questi conti supera i 15.000 euro in qualsiasi momento dell'anno, il contribuente deve riportare questi conti nella sezione RW della dichiarazione dei redditi.

I conti deposito e la successione

La tassa di successione in caso di decesso del titolare del rapporto finanziario si applica anche ai conti deposito, a meno che l’eredità non rientri in una delle categorie esenti. L’importa può arrivare fino all’8% sul valore dei beni che costituiscono l’eredità (per altri soggetti diversi dal coniuge, dai parenti in linea retta, dai fratelli e dalle sorelle, dai parenti sino al quarto grado, dagli affini in linea retta e in linea collaterale fino al terzo grado). Da ricordare anche la franchigia che si applica per ogni beneficiario (1 milione di euro per il coniuge o i parenti in linea retta, 100.000 euro per i fratelli e per le sorelle).

Che cos’è e come funziona l’imposta di bollo sui conti deposito?

L'imposta di bollo è una tassa che viene applicata sui conti correnti e sui conti deposito. Introdotta per la prima volta nel 2012, è calcolata in base al saldo medio annuo del conto e viene prelevata direttamente dalla banca o dall'istituto di credito.

Per i conti deposito, l’aliquota dell'imposta di bollo è dello 0,2% sul saldo medio annuo. Attenzione, perché se il saldo medio annuo del conto deposito è inferiore a 5.000 non si deve pagare l’imposta di bollo. Quindi, se il saldo medio annuo del conto deposito è di 10.000 euro, l'imposta di bollo sarà di 20 euro (10.000 * 0,2% = 20). C’è poi una distinzione importante tra persone fisiche e non, visto che per i soggetti diversi dalle persone fisiche c’è un tetto massimo all’imposta pari a 14.000 euro, mentre non c’è alcun tetto per le persone fisiche.

Il saldo medio annuo si calcola sommando i saldi di fine giornata di ogni giorno dell'anno e dividendo per il numero di giorni dell'anno; l’imposta di bollo viene generalmente prelevata dalla banca alla fine dell'anno o all'inizio dell'anno successivo. La data esatta può variare a seconda della banca.

Infine, l’imposta di bollo non deve essere dichiarata nella dichiarazione dei redditi. L’imposta viene infatti prelevata direttamente dalla banca e non influisce sul reddito imponibile.