Roaming: che cos'è e quando serve


Per anni “roaming” è stato un termine in grado di incutere non poco timore ai possessori di cellulari, visto che a causa sua le bollette di telefonia mobile sovente hanno raggiunto cifre da capogiro, quasi senza che l’utente potesse accorgersene. Oggi la situazione è molto cambiata, soprattutto in Unione Europea, ma il roaming rimane una delle sfumature del mondo telefonico da comprendere bene, anche perché riguarda da vicino – oltre ai costi per chiamate e connessioni – anche la qualità del servizio.

Che cosa significa Roaming 

Innanzitutto, le basi. “Roaming” deriva dall’inglese “To roam”, che significa “vagabondare”, “andare in giro”. Si parla di roaming, infatti, quando un utente mobile non si trova nella “sua” rete – quella per cui ha sottoscritto il contratto – ma in un’altra, che però opera insieme alla prima. Vediamo esattamente che cosa significa tutto questo.

Ogni operatore di telefonia mobile ha una sua rete di telecomunicazione cellulare, a cui il dispositivo dell’utente si aggancia per poter funzionare. La rete suddivide il territorio in tante piccole celle, ciascuna delle quali alimentata da una stazione radio; è il motivo per cui si parla di “telefono cellulare” nonché la causa delle improvvise perdite di segnale per qualche secondo quando ci spostiamo, ad esempio mentre siamo in treno o in auto.

Gli operatori mobili, però, sono tra di loro in concorrenza, e ormai quasi in tutta Italia è possibile accedere alle reti (sovrapponibili a seconda delle frequenze che utilizzano, ma con l’accesso di norma permesso solo a chi è abbonato a quello specifico operatore) di almeno quattro o cinque operatori diversi.

Non sempre, però, una rete ha la copertura nazionale totale; può capitare addirittura che si abbia una rete propria molto limitata o assente del tutto. In questi casi, per poter offrire un servizio idoneo ai propri clienti, è necessario chiudere un accordo con un altro operatore per utilizzare la sua rete: ed è in tali situazioni che si parla di roaming.

Un caso ancora più frequente è quando ci troviamo all’estero: in questo caso, nessuna rete nazionale è attiva in un altro Paese, e quindi gli operatori stringono degli accordi con altri analoghi nei diversi Stati per permettere ai propri utenti di continuare ad accedere ai servizi come le telefonate o il collegamento a Internet, sempre con il roaming.

Che cosa sono il roaming originato e il roaming in entrata

Se il roaming nazionale non ha di norma costi aggiuntivi per l’utente, il roaming internazionale può essere molto costoso. Ecco che qui bisogna tenere presente un altro principio fondamentale: se un utente chiama dall’Italia un altro numero italiano, non deve pagare di più se quest’altro numero si trova (magari all’insaputa del chiamante) all’estero. Quindi chi chiama paga esattamente quello che gli spetta normalmente per una chiamata tradizionale (e cioè, oggi che le flat per i minuti di conversazione sono diffusissime, il più delle volte nulla); a pagare il costo aggiuntivo, cioè quello che si definisce roaming in entrata, sarà chi riceve la telefonata.

Attenzione perché questo ovviamente non si applica quando il numero chiamato è un numero estero, anche se mobile: in questo caso la chiamata è sottoposta a maggiorazione.

Discorso analogo se a chiamare è chi si trova all’estero: in questo caso si parla infatti di roaming originato e a pagare è il chiamante, anche se telefona a un numero italiano.

Un altro problema è quello del cosiddetto roaming involontario, che a volte si verifica quando l’utente si trova in prossimità di un confine statale; può capitare infatti che il telefonino dell’utente si agganci alla rete straniera e faccia partire le chiamate da lì, ma di norma appositi accordi impediscono che il fenomeno si traduca in un aggravio per il cliente.

Il roaming e gli operatori virtuali

Una sorta di roaming è anche quello di cui si parla quando entrano in gioco i cosiddetti operatori virtuali, tra cui Ho, Kena, Fastweb Mobile, PosteMobile e così via. Questi operatori, anche detti MVNO, non dispongono infatti di una rete di proprietà di ripetitori di segnale cellulare, e quindi devono appoggiarsi alla rete di un altro operatore.

Anche in questo caso si stringe un accordo con chi fornisce la rete e per l’utente avviene tutto in assoluta trasparenza: sul display del suo telefonino continuerà a visualizzare il nome dell’operatore con cui ha stipulato il contratto ma (parzialmente o integralmente) starà usando la rete di un altro.

Attenzione perché utilizzare la rete con un MVNO e con l’operatore principale non è esattamente la stessa cosa, e anche la qualità del servizio può essere leggermente inferiore (a fronte di tariffe molto più convenienti di quelle praticate dal proprietario della rete ai suoi abbonati “ufficiali”).

Il roaming internazionale in Europa: la storia

Negli anni passati, il roaming da un Paese straniero poteva raggiungere davvero costi astronomici, nell’ordine delle centinaia di euro per pochi minuti di conversazione. Con l’avvento di Internet Mobile, del 3G e del 4G, una situazione del genere non poteva essere più sostenibile, visto che è d’abitudine per tutti utilizzare il telefono cellulare per controllare la posta o navigare su Internet più volte al giorno, anche quando si è all’estero. Impossibile pensare di limitare a pochi kb di traffico uno strumento che ormai è diventato indispensabile per la vita di tutti i giorni.

Ecco perché a partire dal 2006 l’Unione Europea ha imposto agli operatori di telefonia mobile di non praticare agli utenti delle tariffe troppo dissimili a quelle nazionali per il roaming internazionale, sia per chiamate che per SMS che per la tramissione dati. L’obiettivo era quello di arrivare gradualmente all’abolizione dei costi del roaming internazionale, almeno per quanto riguarda i viaggiatori occasionali.

Questo piano tariffario presentato dalla Commissione Europea ha preso il nome di “Eurotariffa” e si proponeva di ridurre fino al 70% le tariffe di roaming della telefonia mobile Ue; la proposta poi venne approvata e più che dimezzò, già nei mesi successivi alla sua applicazione, i prezzi pagati dagli utenti.

In particolare, il costo massimo al minuto delle chiamate in roaming effettuate verso numeri di operatori comunitari era stato fissato per il primo anno al massimo a 0,49 euro, per poi passare negli anni successivi a 0,46 euro, 0,43 euro, 0,39 euro, 0,29 euro, 0,24 euro, 0,19 euro e infine, fino al 15 giugno 2017 – giorno in cui a tutti gli effetti sono stati eliminati i costi del roaming internazionale – a 0,05 euro.

Per quanto riguarda invece i costi per MB di traffico dati, questi sono stati regolamentati a partire dal 1° luglio del 2012, con un costo di 70 centesimi di euro, ridotto poi a 45 centesimi, a 20 e infine a 5 centesimi, con una spesa mensile massima di 50 euro. Quest’ultima misura, introdotta proprio con l’obiettivo di cancellare i rischi di “bill shock” – ovvero la poco piacevole sensazione di aprire una bolletta e trovare svariate centinaia di euro da pagare – è stata introdotta dal 1° luglio 2010; con il superamento di 50 euro di spesa mensile, semplicemente veniva bloccato l’accesso a Internet dal cellulare.

La situazione oggi: la fine del roaming in ambito Ue

A partire dal 15 giugno del 2017, le offerte di telefonia mobile hanno lo stesso prezzo di quelle nazionali, sia per quanto riguarda le chiamate che in relazione agli SMS e al traffico dati, anche nei Paesi dell’Unione Europea, ovvero:

  • Austria,
  • Belgio,
  • Bulgaria,
  • Repubblica Ceca,
  • Cipro,
  • Croazia,
  • Danimarca,
  • Estonia,
  • Finlandia,
  • Francia,
  • Germania,
  • Grecia,
  • Irlanda,
  • Italia,
  • Lettonia,
  • Lituania,
  • Lussemburgo,
  • Malta,
  • Paesi Bassi,
  • Polonia,
  • Portogallo,
  • Regno Unito (almeno fino a quando sarà operativa la Brexit),
  • Romania,
  • Slovacchia,
  • Slovenia,
  • Spagna,
  • Svezia,
  • Ungheria.

Gli unici casi in cui ancora è previsto un sovrapprezzo rispetto alle tariffe nazionali riguardano le chiamate effettuate dall’Italia verso un telefono mobile con abbonamento in un altro Paese Ue, ma anche in determinati casi in cui le chiamate verso l’estero superano quello che viene detto “fair use”; oltre una certa soglia, infatti, non si parla più di telefonate occasionali ma di una pratica costante e tali abusi possono essere evitati dall’azienda con costi aggiuntivi praticati al cliente (ma le soglie, in questo caso, sono davvero molto alte).

Il roaming fuori dall’Unione Europea

Possiamo quindi archiviare il roaming come un fenomeno del passato e utilizzare senza problemi il telefono mobile anche all’estero, dunque? Attenzione, perché quanto detto finora vale solo ed esclusivamente per gli Stati Ue, non per tutti gli altri che non ne fanno parte (ad esempio, la vicinissima Svizzera).

Per le nazioni più lontane dall’Italia, in particolare se con una rete telefonica non troppo sviluppata, i sovrapprezzi continuano a essere presenti e in qualche caso anche piuttosto consistenti. La cosa migliore, in questi casi, è sempre rivolgersi al proprio operatore telefonico e chiedere quali prezzi vengono praticati per le varie destinazioni; di solito sono presenti opzioni temporanee che possono essere attivate per pagare solo pochi euro in cambio di minuti di conversazione, SMS e traffico dati su base giornaliera.

Come non rischiare di pagare il roaming

Se ci si trova all’estero in stati non Ue, il rischio di pagare per il roaming è molto alto soprattutto se lo si ha sempre attivato sul proprio telefono mobile, visto che ormai i cellulari sono costantemente connessi. Per evitarlo, l’unico modo è disattivare il roaming, con un’opzione prevista per tutti i modelli moderni di telefonino, sia iOS che Android.

In particolare:

  • per i dispositivi Android bisogna recarsi nel menu Impostazioni -> Wireless -> Altro -> Reti Mobili -> Impostazioni reti mobili e disattivare la casella roaming dati;
  • sugli iPhone, invece, si arriva alle impostazioni selezionando Dati cellulare o Dati mobili; sia Dati cellulare che Roaming dati vanno disattivati per evitare esborsi imprevisti.

In entrambi i casi, si avrà conferma di aver fatto tutto nel modo giusto dalla scomparsa del simbolo della connessione dati in alto sul display del telefonino.

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