Da dove arriva il gas in Italia


Il problema dell’approvvigionamento del gas è in questi mesi di primaria importanza: la guerra tra Ucraina e Russia, e la scelta di gran parte dell’Unione Europea di supportare l’ex repubblica sovietica e sanzionare Mosca, ha portato a delle importantissime conseguenze sul piano della politica energetica italiana. Il nostro paese, infatti, non è autosufficiente per quanto riguarda il gas naturale: esso viene importato da diversi Paesi, in particolare proprio dalla Russia, che contribuisce a soddisfare il fabbisogno nazionale per poco meno del 30%. Ma da quali altri paesi viene acquistato il gas da noi utilizzato ogni giorno? Vediamo nel dettaglio da dove arriva il gas in Italia.

Chi fornisce il gas all'Italia? I Paesi che riforniscono l'Italia di gas naturale

Da dove prende il gas l'Italia? La Russia è la prima esportatrice di metano nel nostro Paese, per un totale, prima dell’inizio dello scontro, superiore al trentotto per cento. Al secondo posto c’è l’Algeria con il 27,8%, l’Azerbaijan con il 9,5%, la Libia con il 4,2% e infine il Nord Europa (Norvegia e Olanda soprattutto) per il 2,9%. Va poi considerato anche il GNL liquido che arriva dal Qatar (13,1% del gas consumato in Italia).

Approvigionamento gas Italia da gennaio 2019 ad agosto 2021

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Dove sono i gasdotti in Italia? La rete di trasporto nazionale e gli ingressi principali

Per quanto riguarda la rete di trasporto del gas in Italia, gestita da Snam Rete Gas, questa conta sei metanodotti, con ingressi principali a Tarvisio, Gorizia, Passo Gries, Mazara del Vallo, Gela e Melendugno. A questi punti vanno aggiunti i centri di rigassificazione, che si trovano a Panigaglia, Rovigo e Livorno: qui arriva il GNL via mare. Una volta immesso nella rete, il gas viene trasportato da SNAM fino ai punti di consegna, da dove sono presi in carico dai distributori locali che lo portano ai clienti finali.

Mappa della rete dei gasdotti in Italia

Da dove arriva il GPL?

Il GPL (o gas di petrolio liquefatto), in quanto miscela di idrocarburi che esistono come gas a pressione atmosferica e diventano liquidi sottoposti a una certa pressione, deriva dalla produzione di gas naturale e dalla raffinazione del petrolio grezzo. Per il 53% il GPL italiano arriva dall’estrazione di gas naturale nei Paesi dell’area mediterranea, per il resto dalla raffinazione del petrolio in impianti soprattutto nazionali e comunicatori.

Come viene trasportato il gas dalla Russia all'Italia?

Sono tre i gasdotti consecutivi che arrivano in Italia dalla Russia portando il gas: il primo tratto è l’Urengoy-Pomary-Uzhgorod, il gasdotto che parte dalla Siberia e attraversa l’Ucraina fino alla Slovacchia, per un totale di 4.450 chilometri. Da qui il gas passa nel Transgas e in Austria e poi nel Tag, che lo porta fino all’impianto di Tarvisio dopo un “viaggio” di 380 chilometri.

Quanto l'Italia dipende dal gas russo?

Nel 2021, la quota di gas importato dalla Russia è stata del 38,2% del consumato, per un totale di 29 miliardi di metri cubi di gas, la quota di gran lunga più elevata tra i Paesi importatori. Obiettivo del Governo è ridurre il più possibile questa quota senza causare problemi insormontabili agli italiani e alle aziende del nostro Paese.

Alternative al gas russo: gli altri Paesi fornitori e gli accordi del governo

Per far fronte alla necessità d'importare meno gas dalla Russia, il Governo italiano negli ultimi mesi si è mosso per trovare in fretta possibili alternative al gas russo. Tra i più importanti accordi siglati nelle ultime settimane ci sono sicuramente quelli tra Eni e Sonatrach in Algeria, il secondo fornitore italiano, per aumentare le forniture di gas tramite il gasdotto Transmed (quello che arriva fino a Mazara del Vallo). L’obiettivo è arrivare a 9 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi già a partire dal biennio 2023-2024. Altri accordi sono stati chiusi dall’Eni con l’Egitto per l’invio di altri tre miliardi di metri cubi in Europa e soprattutto in Italia già nel 2022 (si parla di un miliardo di metri cubi di GNL). Infine ci sono le trattative con il Qatar per l’aumento della sua quota di GNL che dovrà poi passare attraverso i vari rigassificatori in Italia, con l’Azerbaijan da cui parte il TAP, il gasdotto collegato con la Puglia, con il Congo, l’Angola, il Mozambico e la Libia (importatore di rilievo ma in questo caso il gasdotto Greenstream dovrebbe già essere vicino al massimo della sua capacità).

Alternative al gas russo: dove viene estratto il gas in Italia

La quota prodotta in Italia di gas è molto bassa: solo il 4,4% del gas che consuma, per un totale di 3,34 miliardi di metri cubi di gas naturale. In passato questo quantitativo è stato anche sei volte maggiore, grazie ai 70-90 miliardi di metri cubi di riserve; su circa 1.300 giacimenti attivi, ne vengono usati regolarmente poco più di 500, anche per le leggi come la 133 del 2008 che ha imposto vari divieti all’estrazione nell’Adriatico settentrionale, una delle zone più ricche di giacimenti. L’obiettivo del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani è arrivare ad estrarne in tempi previ altri 2,2 miliardi di metri cubi.

La Regione italiana in cui si estrae più gas è la Basilicata, seguita da Sicilia, Emilia Romagna e Molise.

Alternative al gas russo: il ruolo del TAP

Il TAP, che fa arrivare in Puglia il gas importato dall’Azerbaijan, può essere una delle soluzioni più promettenti per trovare alternative al gas russo, arrivando al suo raddoppio in tempi brevi; bisognerà però fare i conti con l’accordo unanime tra 6 partner internazionali e la SOCAR, la società statale dell’Azerbaijan, che in quanto ex repubblica sovietica ha rapporti stretti con la Russia.

Gli impianti di rigassificazione del Gas Naturale Liquefatto (GNL) del Paese

Gli impianti di rigassificazione del Gas Naturale Liquefatto in Italia, indispensabili per poter utilizzare il gas che arriva nel nostro Paese in questa forma, sono tre: quello di Panigaglia, in provincia di La Spezia, quello di Rovigo e quello di Livorno, in grado di accogliere, al momento, circa 12,3 miliardi di metri cubi di gas (nel 2021). Altri due rigassificatori potrebbero venire realizzati a Gioia Tauro e Porto Empedocle.

Da dove arriva il gas in Europa?

In Europa, il gas arriva attraverso 4 corridoi dalla Russia - ovvero attraverso Nord StreamUkraine transitYamal, il gasdotto ucraino che serve anche l’Italia e infine il Turkstream che passa per la Turchia.  A questi si aggiungono i canali che partono da Algeria, Libia, Norvegia e Azerbajian. 

Ad arricchire gli stoccaggi europei c’è poi il gas naturale liquefatto (GNL oppure, in inglese, LNG come indicato nell’immagine allegata). Tale gas viene importato in Europa in modo diverso dal gas naturale. L’import del GNL, infatti, avviene prevalentemente via nave con gli USA che sono il principale importatore in Europa con oltre il 30% del totale. La freccia nell'immagine è puramente indicativa ma sottolinea il fatto che il GNL viene importato in Europa prevalentemente via mare. 

Il GNL deve essere rigassificato prima di poter essere reimmesso nella rete di distribuzione nazionale del gas. Si tratta di una procedura che viene eseguita in specifici impianti. La possibilità di ricorrere al gas naturale liquefatto è una risorsa extra che l’Europa può sfruttare in caso di problemi con le forniture via gasdotti.

Importazioni di gas in Europa a marzo 2022:

Paese Esportatore verso l'Europa

 

M³ di gas importati

Russia

 

2345 milioni di metri cubi

Norvegia

 

2658 milioni di metri cubi

Algeria

 

642 milioni di metri cubi

GNL

 

3703 milioni di metri cubi

 

Importazioni di gas in Europa a marzo 2022:

Gasdotti in Europa

Il futuro è nella transizione energetica

Anche se si riusciranno a trovare delle alternative nell’immediato per il gas russo, il futuro, come ha sottolineato il ministro Cingolani, è nella transizione energetica: bisogna infatti trovare il modo per rendersi indipendenti a lungo termine dalle importazioni dalla Russia e non solo, puntando decisamente sulle energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico, biogas e così via). Si rendono quindi necessari investimenti in questo senso, anche per far fronte all’esaurimento di risorse, come quelle del gas naturale, che non sono infinite, e soprattutto ai problemi a livello planetario come il riscaldamento globale. Anche per queste soluzioni, però, sarà necessario trovare un accordo per quanto riguarda l’impatto di nuovi impianti sull’ambiente. L’anno scorso, prima del conflitto tra Russia e Ucraina, Cingolani ha parlato di nove anni di tempo per arrivare con il 70% di energie rinnovabili entro il 2030.

 

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