App Immuni: come scaricarla su Android e iPhone e come funziona


La pandemia causata dal Covid-19 ci ha costretti a introdurre nel nostro vocabolario parole ed espressioni nuove, tra cui una delle più usate nelle ultime settimane è stata senz’altro “distanziamento sociale”. La necessità di mantenere una distanza minima tra le persone è stata infatti una strategia chiave per combattere la diffusione del virus, visto che, come abbiamo imparato, la probabilità di contagio è direttamente proporzionale alla vicinanza con chi è infetto, soprattutto in caso di conversazione faccia a faccia.

app immuni

Il coronavirus presenta però diversi problemi: il numero elevato di asintomatici (ossia chi ha il virus ma non ne avverte i sintomi, e quindi non sa di essere o essere stato infetto in mancanza di un tampone o di un test sierologico) e il lasso di tempo che passa dal contagio alla prima comparsa di detti sintomi in chi è malato. Detto altrimenti, in molti casi è assai difficile capire se si ha il coronavirus o no. Tantissimi contagi nelle zone più colpite sono arrivati proprio perché persone che ritenevano di essere sane hanno frequentato, ignare, amici o parenti, per poi scoprire di avere il virus e di averlo probabilmente trasmesso agli altri.

In una situazione così complessa, la tecnologia può offrire per fortuna un grande aiuto: l’arma principale è il contact tracing, ossia con l’utilizzo di un dispositivo come lo smartphone per tracciare gli spostamenti e le frequentazioni degli italiani. Avere sempre con noi i nostri dispositivi di telefonia mobile li rende ideali per un tracciamento di questo tipo, soprattutto se funziona in automatico e senza bisogno di input di qualche tipo da parte nostra.

Il Governo italiano, ha scelto una delle realtà di maggior successo in Italia e in Europa nello sviluppo delle app, Bending Spoons, per creare un’applicazione di contact tracing per iOS e per Android: così è nata Immuni, operativa dal 15 giugno su tutto il territorio nazionale dopo essere stata rilasciata in via sperimentale solo in alcune regioni (Puglia, Marche, Abruzzo e Liguria). Si tratta di un’app gratuita e la cui installazione è del tutto volontaria, ma che se verrà scaricata e configurata da una rilevante percentuale di cittadini (si parla del 60% per iniziare a vedere i risultati ottimali) potrebbe essere strumentale nell’evitare eventuali ondate di ritorno del coronavirus. Ma come funziona Immuni, e come si fa a utilizzarla?

Come si fa a installare Immuni

Immuni, come ricordato, è disponibile sia per iOS che per Android, quindi installarla è semplicissimo, né più né meno come gli altri applicativi da telefonino: si visita il negozio online (rispettivamente App Store o Play Store), si cerca l’app e la si scarica, gratuitamente. È importante però che il dispositivo sia aggiornato, e sugli smartphone più vecchi (ad esempio quelli anteriori al 2013) ci sono molte probabilità che sia impossibile installare Immuni.

Le versioni minime del sistema operativo sono la 6.0 per Android (Marshmallow, rilasciata nell’ottobre 2015) e la 13.5 per iOS (disponibile per gli iPhone dal 6S in poi, quindi iPhone 11, 11 Pro, 11 Pro Max, Xr, Xs, Xs Max, X, SE, 8, 8 Plus, 7, 7 Plus, 6s, 6s Plus). Immuni non ha grosse pretese riguardo allo spazio sul dispositivo: 10 MB per Android e 30 per iOS, mega più mega meno, in modo da non intasare eccessivamente i telefoni meno capienti.

Se uno smartphone Android è aggiornato almeno alla versione 6.0 del sistema operativo ma non riesce comunque a far girare Immuni, è probabile che ci sia un problema con Google Play Services. L’app di Bending Spoons, infatti, utilizza una API (Application Programming Interface, ovvero la libreria software necessaria per far funzionare il contact tracing) sviluppata insieme da Google e Apple, integrata negli iPhone e situata in un’applicazione di sistema (appunto Google Play Services) sui dispositivi Android. Questa deve essere aggiornata all’ultima versione disponibile (20.18.13 o superiore), procedura che di norma avviene in automatico ma che potrebbe aver avuto qualche problema in caso di mancato funzionamento del tracing.

Come funziona Immuni

L’unica funzione di Immuni è quella di notificare l’utente riguardo al suo contatto con soggetti risultati positivi al coronavirus. La tecnologia utilizzata è il Bluetooth Low Energy, e non il GPS (che impedirebbe di avere dei dati anonimi): una soluzione che oltre a dare a maggiori garanzie per la privacy consuma poca batteria e funziona anche quando l’app è chiusa.

Va infatti ricordato che non è necessario tenere aperta Immuni sul proprio smartphone affinché questa funzioni: la si installa, la si configura e poi, di fatto, ce ne si può dimenticare, a meno di non ricevere una notifica di contatto.

A ogni dispositivo dove è stata configurata, l’app associa un codice casuale, privo di riferimenti specifici all’utente e allo stesso telefonino, in modo da garantire la privacy. Una volta aperta l’applicazione per la prima volta si viene guidati passo dopo passo nella configurazione, una procedura che richiede al massimo un paio di minuto. Quando due utenti che hanno installato Immuni entrano in contatto (ovviamente se hanno con sé i propri dispositivi), a una distanza di non più di due metri e per almeno 15 minuti, i dispositivi si scambiano i codici, di nuove senza registrare l’identità degli utenti o il luogo di incontro.

Se un utente di Immuni risulta poi positivo al coronavirus – in seguito a un tampone o a un test sierologico – può scegliere se condividere o meno su un server i codici casuali con cui è entrato in contatto negli ultimi 14 giorni. Il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL competente contatta infatti chi è risultato positivo, gli chiede se ha installato Immuni e se la risposta è affermativa richiede un codice OTP che può essere ottenuto utilizzando l’app. A questo punto è l’utente a scegliere se far partire le notifiche a chi ha avuto un contatto a rischio con lui, direttamente con un tap sull’applicazione.

Le chiavi crittografiche vengono inviate ai server di Sogei e utilizzate per ricavare i codici casuali prodotti dal dispositivo, così che tutte le app Immuni potranno verificare, come fanno ogni giorno, la presenza eventuale di una corrispondenza con i propri codici. In altre parole, ogni telefonino su cui è stata installata Immuni verifica periodicamente l’esistenza di una “prova” di un contatto con un contagiato, e se questa corrispondenza c’è esegue un algoritmo che sulla base dei criteri stabiliti dal ministero della Salute valuta se visualizzare o meno una notifica all’utente.

La quarantena è obbligatoria se si riceve una notifica?

Ma che succede se riceviamo da Immuni una notifica recante il poco gradito messaggio che sì, nei giorni scorsi siamo entrati in contatto con una persona affetta dal coronavirus? Innanzitutto, come abbiamo visto questo succede perché una persona che è risultata positiva ha deciso di condividere i propri codici casuali sui server dell’applicazione, come da indicazione (in via del tutto anonima e senza che sia possibile risalire alla sua identità, grazie a specifici algoritmi).

Chiunque sia entrato in contatto con tale soggetto a questo punto viene informato della situazione tramite una notifica di Immuni. L’app fornisce una serie di indicazioni su come comportarsi, la prima e la più importante delle quali è rivolgersi al proprio medico di base. Si tratta però, anche in questo caso, di una scelta volontaria, che si può decidere se seguire – a tutela della salute di tutta la comunità – oppure no.

Immuni, detto in soldoni, non può costringere nessuno dei soggetti che la installano a fare alcunché: si limita a notificare, poi il resto è lasciato al senso civico del cittadino.

Ci sono problemi per la privacy con Immuni?

Fin da subito, uno dei problemi più rilevanti per l’adozione di un’app dedicata al contact tracing è stata, chiaramente, la privacy. È molto utile infatti che i nostri telefonini vengano utilizzati per metterci al riparo da un possibile contagio di cui non sappiamo nulla; un po’ meno che in giro da qualche parte – e in mano a chissà chi – ci siano i nostri spostamenti.

Ci sono state diverse polemiche in Italia su questo punto, ma la situazione si è risolta in senso positivo con una serie di misure volte a rendere di fatto impossibile risalire all’identità di un contagiato. Come riporta Immuni, infatti, «L'app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell'utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati».

L’utilizzo del Bluetooth Low Energy come modalità di tracciamento, al posto del GPS, impedisce di geolocalizzare la posizione; tutto ciò che viene chiesto all’utente è indicare la propria provincia di domicilio. I dati sono inviati esclusivamente sui server di Sogei (controllata statale) e a nessun server di terze parti, criptati con protocollo TLS 1.2, uno dei più sicuri oggi esistenti. Grazie allo standard di sicurezza “certificate pinning”, inoltre, si rende impossibile agli hacker introdurre dati fasulli. Infine, neanche Apple o Google acquisiscono i dati scambiati.

I dati, infine, vengono conservati al massimo entro il 31 dicembre 2020 o entro la fine dell’emergenza, se questa avverrà prima, dopodiché saranno cancellati o resi definitivamente anonimi.

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