Dispacciamento energia elettrica: che cosa è e quanto ammonta l'onere in bolletta


Le bollette dell’energia elettrica sono state per lungo tempo molto difficili da interpretare, vista l’ampia presenza di tecnicismi e sigle quasi intraducibili per i non esperti. La situazione è cambiata da quando l’Autorità per l’Energia ha imposto ai fornitori di utilizzare un formato più facilmente interpretabile (la famosa “bolletta 2.0”, definita dalla delibera del 16 ottobre 2014), che indicasse chiaramente quali voci contribuissero alla formazione del prezzo finale e che cosa significassero, senza che gli utenti dovessero arrendersi in caso di addebiti ritenuti non corretti ma difficilissimi da trovare con la dovuta precisione.

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Questo non significa che oggi le bollette siano di semplicissima lettura, non tanto per mancanza d’impegno da parte dei fornitori del servizio quanto dal fatto che, sia per le offerte gas che per le offerte di energia elettrica, il prezzo deve tenere conto di moltissime variabili: ingenuamente riteniamo di pagare soltanto l’energia, ma in realtà il servizio comprende anche il trasporto, le tasse, eventuali sussidi, la gestione del contatore, il tutto senza contare che lo stesso prezzo della materia prima può non essere singolo ma diviso a seconda del tipo dell’utenza interessata (ad esempio per le offerte multiorarie, o se si tratta di un’utenza domestica o quella di un’impresa di varie dimensioni).

Ecco perché possono rimanere delle perplessità leggendo la fattura, con sigle come PE, PD, PPE e così via che lasciano interdetti: vediamo più nel dettaglio che cosa si intende con una voce importante, in quanto pari in media a più del 10% del prezzo totale. Parliamo del PD, legato al dispacciamento dell’energia elettrica.

Il dispacciamento: una definizione

Secondo la precisa definizione dell’Arera, il PD, o “Prezzo Dispacciamento”, «copre il costo del servizio che garantisce, in ogni momento della giornata, l’equilibrio tra l’energia complessivamente immessa nelle reti elettriche e l’energia complessivamente prelevata dai clienti finali. Si applica all’energia consumata (euro/kWh)». Insieme al PE (ovvero al Prezzo Energia) costituisce il PED, il prezzo energia e dispacciamento che si trova sotto una voce unica in diverse bollette.

Per non confonderli, basta ricordare che il prezzo dell’energia corrisponde al costo da affrontare per l’acquisto della materia prima, l’energia elettrica (che comprende anche le perdite sulle reti di trasmissione e di distribuzione).

Nel mercato libero, come viene ricordato più avanti, il prezzo dell’energia cambia da fornitore a fornitore, mentre nella maggior tutela è l’Autorità per l’energia elettrica a fissare il PE ogni tre mesi in base al mercato.

Il prezzo del dispacciamento riguarda invece il costo delle attività per il mantenimento in equilibrio del sistema elettrico, in modo che al quantitativo di energia prelevato dalla rete per far fronte ai consumi corrisponda un uguale quantitativo immesso dagli impianti di produzione.

Inutile dire che uno squilibrio, anche se temporaneo, può mettere a rischio il sistema sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della certezza degli approvvigionamenti, con una possibile interruzione dei servizi o rischi per gli apparati di rete. Il contributo pagato da tutti gli utenti attraverso il prezzo dispacciamento serve a scongiurare queste situazioni.

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Com’è fatta la bolletta dell’energia elettrica

Vediamo ora nel dettaglio come contribuisce alla definizione della fattura periodica il PD. La bolletta dell’energia elettrica può essere divisa in tre macro-settori, ognuno dei quali presenta diverse voci al suo interno che concorrono a stabilire quando l’utente debba pagare per il consumo di energia. Nel dettaglio, si tratta di:

  • Servizi di vendita;

  • Servizi di rete;

  • Imposte.

Il prezzo del dispacciamento dell’energia elettrica fa parte del primo gruppo, i servizi di vendita, che costituisce la voce di costo più importante (e, di norma, cospicua) all’interno della fattura, insieme al prezzo dell’energia.

Nella maggior tutela, i servizi di vendita corrispondono al 56,8% del totale in bolletta (al momento circa 293 euro per la famiglia tipo). Fa parte dei servizi di vendita anche il prezzo di commercializzazione, cioè di fornitura dei servizi commerciali e amministrativi al cliente.

I servizi di rete comprendono invece le attività di trasporto dell’elettricità sulle reti di trasmissione nazionale nonché quelle di distribuzione locale fino all’arrivo al contatore (che anch’esso, ha sua volta, ha delle spese di gestione). Qui non c’è concorrenza, visto che tutto è gestito da Terna, per cui questo valore non può essere alterato dal fornitore del servizio nemmeno in regime di mercato libero.

Per la famiglia tipo, il costo dei servizi di trasporto ammonta a circa il 13,4% della bolletta familiare. Oltre alle attività di trasporto, i servizi di rete comprendono anche gli oneri generali di sistema, ovvero sussidi di vario genere, il cui ammontare totale è, sempre per la famiglia tipo, di circa il 16,5% del totale.

Questi sussidi comprendono gli incentivi per le fonti rinnovabili, la promozione dell’efficienza energetica, la messa in sicurezza del nucleare e il sussidio per le Ferrovie dello Stato.

Infine ci sono le imposte, che contribuiscono per un ulteriore 13,3% circa al totale da pagare per l’energia elettrica per la famiglia tipo. Qui sono comprese l’accisa (che non viene pagata dalle famiglie per i primi 150 kWh consumati ogni mese per la prima casa) e l’IVA al 10%.

Come calcolare il prezzo del dispacciamento

Per rispondere alla domanda sull’ammontare del dispacciamento nella bolletta della luce, è bene prima di tutto fare una distinzione tra i clienti in servizio di maggior tutela e in regime di mercato libero.

La maggior tutela è il servizio di fornitura di elettricità a condizioni sia economiche che contrattuali stabilite dall’Autorità per l’energia, ed è il regime in cui ci si trova se non si ha mai cambiato venditore dopo il 31 dicembre 2002, o nel caso in cui si sia scelto di tornarci dopo un’esperienza nel mercato libero.

Al contrario, il mercato libero è il risultato della liberalizzazione del mercato dell’energia e del gas, che consente a ogni cliente di cambiare fornitore a suo piacimento alla ricerca delle condizioni più vantaggiose o più adatte alle sue esigenze. È possibile risparmiare molti soldi con un’offerta energia del mercato libero, anche grazie a convenienti promozioni che i diversi fornitori effettuano per attirare i nuovi clienti.

È possibile calcolare con un minimo di precisione l’ammontare del prezzo del dispacciamento solo per quanto riguarda il mercato tutelato, visto che i costi che un fornitore privato deve affrontare sono a lui noti e cambiano da azienda ad azienda.

I servizi di vendita di cui si parlava prima, nel mercato libero, sono l’unica parte su cui gli operatori possono intervenire, calibrando i prezzi per il cliente in modo da offrire tariffe concorrenziali. Ad esempio, sono piuttosto comuni le offerte in cui il prezzo dell’energia viene bloccato per un certo periodo di tempo, di solito 1 o 2 anni: una soluzione molto conveniente quando i prezzi di mercato sono particolarmente bassi.

Il prezzo dell’energia può essere differenziato anche in base al tipo di offerta, monoraria o multioraria: nel primo caso, è lo stesso per qualsiasi momento della giornata e senza distinzione tra giorni feriali e giorni festivi, mentre nel secondo c’è un prezzo energia diviso in fasce:

  • F1: dalle 8:00 di mattina alle 19:00, dal lunedì al venerdì, festività nazionali escluse

  • F2: dalle 7:00 alle 8:00 del mattino, dalle 19:00 alle 23:00 dal lunedì al venerdì, in più il sabato dalle 7:00 alle 23:00, festività nazionali escluse

  • F3: dalle 00:00 alle 7:00 e dalle 23:00 alle 24:00 dal lunedì al sabato, la domenica e i festivi per tutte le ore della giornata

  • F23: dalle 19:00 alle 8:00 tutti i giorni, comprese le domeniche e i giorni festivi

  • Il prezzo dell’energia varia durante il giorno perché nei giorni feriali, in orario di lavoro, c’è grande richiesta di energia e i consumi sono al massimo (uffici e fabbriche operano a pieno regime).

Nel mercato libero, anche il prezzo dispacciamento può essere calcolato in modo diverso rispetto a quanto stabilito dall’Arera: per questo motivo i fornitori hanno un certo margine nel proporlo al cliente.

A quanto ammonta l’onere per il dispacciamento dell’energia elettrica

Attualmente, per quanto riguarda la maggior tutela il prezzo dell’energia monoraria per un’utenza domestica in bassa tensione è di 0,029990 €/kwh, mentre il prezzo di dispacciamento è pari a 0,019120 €/kwh: in altre parole è pari a circa il 66% del prezzo dell’energia, o, se si preferisce, il PD corrisponde per circa il 38% al PED. Nel mercato libero c’è da dire che, malgrado la maggior libertà, in genere questi valori non si distaccano di molto da quanto riscontrato per la maggior tutela, ma l’unico modo per saperlo è leggere con attenzione l’offerta (o la propria bolletta).

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