Se cambio operatore telefonico devo pagare?


Cambiare operatore telefonico è una procedura diventata ormai consueta per milioni di utenti, grazie soprattutto alla semplificazione delle pratiche per il passaggio da una compagnia ad un’altra e alla riduzione dei tempi necessari per poter trasferire il proprio numero di telefono. Nonostante la semplicità del “trasloco”, sia a livello mobile che fisso, resta ancora qualche dubbio e spesso ci si chiede se sia necessario pagare dei costi extra o delle penali in caso di cambio operatore.

Cambio operatore telefonico

L’attuale normativa che regola il settore di telefonia, sia mobile che fissa, chiarisce gli eventuali costi da pagare in caso di cambio operatore. Resta importante, in ogni caso, consultare sempre le condizioni contrattuali delle offerte Internet casa e di telefonia mobile attivate. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile avere sempre sotto controllo gli eventuali costi da pagare in caso di cambio operatore., evitando così brutte sorprese durante la fase di passaggio da un provider all’altro. Ecco tutti i dettagli sulla questione:

Cosa succede se cambio operatore telefonico?

Sia per quanto riguarda la telefonia mobile che per la telefonia fissa, il cambio di operatore telefonico può avvenire in due modi: con o senza portabilità del numero. Nella maggior parte dei casi, la procedura richiesta dall’utente prevede la richiesta di portabilità del numero di telefono. Quest’operazione comporta un trasferimento del numero da un operatore all’altro senza alcun cambio dell’intestatario della linea che resterà l’utente che ha richiesto il cambio di operatore. La portabilità è un’operazione gratuita. I provider di telefonia non possono addebitare alcun costo per completare quest’operazione.

Per la telefonia mobile, la richiesta di portabilità del numero deve essere accompagnata, oltre che dalla documentazione relativa all’identità dell’intestatario, dal codice seriale ICCID della SIM. Tale codice permette di identificare in modo univoco una SIM su cui è stato attivato il numero. Una volta avviata la richiesta di portabilità, questo numero verrà trasferito dalla SIM attualmente (che verrà contestualmente disattivata) alla nuova SIM messa a disposizione dal nuovo operatore. La portabilità richiede, solitamente, due giorni lavorativi dall’attivazione della nuova SIM.

Cambiare operatore di telefonia fissa, invece, presenta alcune differenze. In questo caso, infatti, il trasferimento del numero può essere effettuato esclusivamente se il nuovo indirizzo è situato nello stesso distretto telefonico (il prefisso deve essere lo stesso) del numero precedente. In caso positivo, l’utente deve fornire il codice di migrazione, un codice univoco riportato in bolletta (oppure fornito dal servizio clienti dell’attuale provider) che consente di identificare la linea fissa a cui fa riferimento un determinato numero di telefono.

Cambiare operatore senza portabilità del numero è un’altra opzione a disposizione degli utenti, sia per quanto riguarda la telefonia fissa che quella mobile. In questo caso, sarà necessario richiedere la disattivazione della linea precedente e, in autonomia rispetto a tale pratica, richiedere l’attivazione di una nuova linea (fissa o mobile) con un nuovo numero. I due procedimenti sono slegati e possono essere eseguiti anche a distanza di alcuni giorni o settimane l’uno dall’altro.

Se cambio operatore mobile devo pagare?

Partiamo dalla telefonia cellulare: sono previsti dei costi al passaggio da una compagnia telefonica ad un’altra? Normalmente no, non ci sono spese da sostenere e la procedura di portabilità è completamente gratuita. Diciamo non a caso “normalmente” perché a volte ci possono essere dei casi specifici in cui, invece, c’è effettivamente qualche spesa da sostenere:

Vediamo, quindi, quali possono essere questi casi particolari:

  • abbonamenti rescissi in anticipo rispetto alla scadenza del vincolo previsto dal contratto: se deciderete di terminare un contratto di abbonamento (ma anche un vincolo temporale su un’offerta ricaricabile) prima della scadenza (generalmente di 24 o 30 mesi) dello stesso, dovrete pagare i mesi rimanenti anche se non ne usufruirete. La compagnia telefonica spesso richiede il pagamento dei mesi rimanenti in un’unica soluzione;
  • smartphone o altri devices (tablet, hotspot portatili, modem Wi-fi, etc…) acquistati a rate: anche in questo caso sarà necessario estinguere il debito con l’operatore, anche se si cambierà compagnia telefonica in anticipo rispetto alla conclusione del pagamento dei dispositivi; molto spesso, quando si acquista un device a rate e non si rispetta il vincolo di permanenza (solitamente di 24 o 30 mesi) c’è da pagare una rata finale che, per chi rispetta il vincolo, non è prevista;
  • promozioni specifiche che scontano canone e/o attivazione solo se si accetterà di restare clienti di un operatore per un certo periodo di tempo; in molti casi, ad esempio, gli operatori scontano (o addirittura azzerano) il contributo di attivazione di un’offerta ponendo un vincolo di permanenza di almeno 24 mesi; il cliente che non rispetterà questo vincolo dovrà pagare anche la parte del contributo di attivazione scontata; questa pratica viene spesso proposta anche con offerte ricaricabili su credito residuo e la parte restante del contributo di attivazione verrà scalata dal credito residuo della SIM (se presente);

Per sapere se avete dei vincoli specifici o per conoscere le spese relative ad abbonamenti e rate, leggete attentamente il vostro contratto prima di cambiare operatore oppure rivolgetevi al servizio clienti della vostra compagnia telefonica per avere maggiori informazioni in merito. Solo raccogliendo tutte le informazioni in merito allo stato della propria offerta si potranno valutare gli eventuali costi da affrontare per cambiare operatore e, quindi, la convenienza effettiva del passaggio.

C’è poi da considerare il caso di recesso senza penali dopo una rimodulazione. Quando il proprio operatore annuncia al cliente (solitamente tramite SMS) una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali della propria offerta, il cliente avrà un certo periodo di tempo, almeno 30 giorni solitamente, per scegliere se accettare la modifica o esercitare il diritto di recesso senza andare incontro al pagamento di penali di alcun tipo.

Quanto tempo devo rimanere con un operatore come Iliad?

Quando si effettua il cambio di operatore telefonico per passare ad un operatore come Iliad è facile chiedersi se ci siano dei tempi minimi di permanenza. Nel caso di Iliad e di tutti gli altri operatori che non applicano vincoli alle loro offerte, la risposta è no. Con Iliad, infatti, non ci sono tempi minimi di permanenza. Le offerte Iliad sono tariffe ricaricabili prepagate. Il cliente, dopo aver pagato il canone, avrà accesso ai bonus inclusi nell’offerta per un intero mese. Al termine di tale mese, l’offerta si rinnoverà.

In qualsiasi momento, è possibile cambiare nuovamente operatore di telefonia, richiedendo la portabilità del numero ad altro provider oppure disattivando la SIM e attivandone una nuova. Per i clienti che scelgono tariffe senza vincoli, infatti, c’è la totale libertà di poter cambiare operatore telefonico. La situazione cambia, invece, se si stipula un contratto che prevede un abbonamento con vincolo di permanenza minimo oppure un azzeramento dei costi di attivazione legato al mantenimento della SIM attiva per un certo periodo. In questi casi, cambiare operatore potrà comportare dei costi.

Se cambio operatore fisso devo pagare? 

Quando si cambia operatore fisso, invece, spesso si incorre in spese e contributi di disattivazione che rendono il passaggio del proprio numero più salato rispetto a quanto ci si aspettava. Anche qui, però, abbiamo una linea generale: spesso le compagnie impongono una permanenza minima di 24 mesi sulle offerte ADSL e fibra ottica, alla scadenza della quale sarà possibile cambiare senza dover pagare tali contributi.

È possibile, tuttavia, che alcuni ISP prevedano comunque delle spese di disattivazione, molto variabili da un operatore ad un altro, anche successivamente al periodo minimo di permanenza. Per conoscerle con esattezza, vi consigliamo anche in questo caso di leggere il vostro contratto di abbonamento oppure di rivolgervi al customer care del vostro fornitore del servizio di telefonia e/o Internet.

Con l’entrata in vigore della nuova normativa fissata dall’AGCOM, attiva da inizio 2019, gli operatori di telefonia sono tenuti a chiarire, esplicitamente, i costi di disattivazione che l’utente deve affrontare in caso di passaggio ad altro operatore oppure in caso di cessazione della propria linea fissa. Tali costi, inoltre, sono limitati da un valore massimo in quanto non possono eccedere il canone mensile che il cliente corrisponde all’operatore stesso.

Per questo motivo, i vari provider di telefonia fissa hanno modificato le condizioni contrattuali degli abbonamenti in essere e delle varie nuove offerte disponibili per i nuovi clienti che attivano un abbonamento ADSL o fibra ottica. Attualmente, i costi legati alla disattivazione di una linea fissati dai vari operatori sono i seguenti:

  • TIM: contributo di 5 euro in caso di passaggio ad altro operatore, 30 euro in caso di cessazione della linea fissa;
  • Vodafone: contributo di 28 euro da corrispondere sia in caso di passaggio ad altro operatore che in caso di richiesta di cessazione della linea fissa;
  • Wind Tre: sia in caso di cessazione del servizio che di passaggio ad un altro operatore, sarà necessario corrispondere un contributo di disattivazione pari ad una mensilità di canone;
  • Fastweb: sia in caso di cessazione del servizio che di passaggio ad un altro operatore, sarà necessario corrispondere un contributo di disattivazione pari ad una mensilità di canone;
  • Tiscali: sia in caso di cessazione del servizio che di passaggio ad un altro operatore, sarà necessario corrispondere un contributo di disattivazione pari ad una mensilità di canone; per linee wireless J4+ non è previsto alcun costo di disattivazione;

Inoltre, fate attenzione anche ai seguenti punti, che potrebbero significare una spesa nel caso in cui decidiate di cambiare operatore fisso:

  • controllare se modem o altri dispositivi forniti dall’operatore siano ormai di vostra proprietà o debbano essere restituiti. Nel caso in cui debbano essere restituiti, dovrete farlo per evitare di incorrere in addebiti pari al valore dell’attrezzatura fornitavi;
  • verificate che non possediate dispositivi o altri prodotti e servizi a rate ancora da pagare: se non avete concluso il pagamento sarete costretti a sostenere la spesa delle rate rimanenti in un’unica soluzione;
  • verificate anche i costi di attivazione del nuovo operatore: in certi casi, infatti, il nuovo ISP prevede un’attivazione per l’offerta ADSL che desiderate avere. Verificate le promozioni per sapere con certezza se il contributo risulta gratuito, scontato oppure se è presente.

Per usufruirne è molto semplice: dopo aver cliccato su “Scopri tariffe ADSL” qui sopra e successivamente sulla finestra “Serve Aiuto?”, che troverete in basso a sinistra del vostro schermo, potrete lasciarci un numero di telefono e una mail: entro 48 ore dalla richiesta un nostro consulente vi ricontatterà gratuitamente per aiutarvi a scegliere la tariffa più adatta alle vostre esigenze.

Come cambiare gestore telefonico senza pagare penali?

Cambiare gestore telefonico e non pagare penali è possibile. Chiaramente, è necessario verificare quali siano le caratteristiche del contratto sottoscritto con l’attuale operatore. Come abbiamo visto in precedenza, infatti, le tariffe di telefonia mobile di tipo ricaricabile sono generalmente caratterizzate dall’assenza di vincoli. Anche in questo caso, però, è necessario verificare che non vi siano “costi nascosti”. Alcuni operatori, infatti, azzerano il contributo di attivazione solo se il cliente mantiene attiva la SIM per un certo periodo. In caso di mancato rispetto di questa condizione, prima della disattivazione, verrà addebitata questa penale indiretta.

Discorso analogo per la telefonia fissa. Il cambio gestore senza penali è possibile se non ci sono costi nascosti nel canone, solitamente rappresentati dall’attivazione e dal costo del modem Wi-Fi le cui rate vengono incluse nel canone e sono da pagare in caso di recesso anticipato. Per la telefonia fissa, inoltre, è necessario tenere in considerazione anche il contributo di disattivazione. Non si tratta di una vera e propria penale ma di un costo aggiuntivo, previsto dalla normativa che inevitabilmente può far aumentare i costi quando si cambia operatore.

In caso di rimodulazione, ovvero di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, è possibile cambiare gestore telefonico (sia di rete fissa che di rete mobile) senza penali e costi di alcun tipo.

Quando si paga la penale per cambio gestore telefonico?

Riepiloghiamo, quindi, quali sono i casi in cui si paga la penale per cambio gestore telefonico. Nell’elenco includiamo anche i costi extra che, pur non essendo delle vere e proprie penali, rappresentano un costo extra da affrontare in caso di cambio. Ecco quando si paga la penale in cambio di cambio operatore di telefonia mobile:

  • in caso di offerta in abbonamento potrebbe esserci un vincolo di permanenza che se non rispettato comporterà il pagamento di una penale
  • in caso di attivazione azzerata, a fronte di un periodo di permanenza, potrebbe essere necessario pagare il costo dell’attivazione se si cambia operatore prima del tempo
  • in caso di dispositivo acquistato a rate e richiesta di cambio operatore prima della fine del pagamento rateale potrebbe essere necessario pagare sia una penale (pari allo sconto applicato sul dispositivo acquistato) che le rate residue

Per la telefonia fissa, invece, si pagano penali:

  • in caso di “costi nascosti” nel canone, come le rate dell’attivazione o del modem Wi-Fi che andranno saldate interamente se si cambia operatore prima del tempo
  • in caso di dispositivo acquistato a rate con addebito in bolletta potrebbero esserci penali oltre al pagamento delle rate residue
  • in caso di cambio operatore (con la sola eccezione della modifica delle condizioni contrattuali) verrà richiesto il pagamento del contributo di disattivazione

Come comportarsi se vi vengono addebitati costi extra

Se la richiesta di rientrare dei costi vivi per le operazioni di passaggio da un operatore all’altro è legittima, non lo sono invece le fatture con cui vi si chiede di restituire sconti compresi nel piano d’offerta che avete sottoscritto.

A stabilirlo è stata la delibera dell’AGCOM 204/18/CONS che ha risposto ad una precisa segnalazione da parte dei consumatori. I costi imposti per i cambi operatore erano infatti diventati esorbitanti. È importante sapere che il gestore dal Marzo 2018 può imporvi solo il pagamento dei costi reali che deve sostenere per il passaggio.

Sono tre i possibili scenari ipotizzati nella delibera e per ognuno sono disposti con precisione i costi che possono essere imposti dal consumatore, a fare la differenza è più che altro il momento in cui si decide di migrare da un gestore all’altro.

Costi di migrazione a carico dell’utente

In caso di promozioni il consumatore non dovrà pagare alcuna spesa in più se per effettuare il passaggio attende la naturale scadenza dell’offerta o se chiede la migrazione al termine del contratto con l’operatore. Gli potrà invece essere richiesto di versare dei contributi in più se il recesso avviene in pieno periodo promozionale.

Nel documento dell’AGCOM si può leggere che le spese da sostenere per l’utente in questo scenario dovranno essere eque e proporzionali sia al valore della promozione che alla sua durata. La delibera prescrive con chiarezza come “la restituzione degli importi promozionati non deve essere integrale”.

Può essere il caso di sconti sul canone, sui servizi o su prodotti. Anche la gratuità delle spese di attivazione del piano o di servizi rientra in questa categoria. L’operatore non potrà dunque imporvi di pagare le promozioni già godute restituendo tutti sconti in un’unica maxi-fattura.

E per i pagamenti a rate

L’ultima alternativa da analizzare è quella dei pagamenti dilazionati, si tratta dei versamenti a rate e possono riguardare o il contratto o dei prodotti o servizi extra offerti insieme al piano. Per i servizi i gestori non potranno chiedere di pagare rate dal momento del recesso.

Per prodotti o accessori ogni operatore dovrà studiare dei piani a rate o di versamento in un’unica fattura di quanto resta da pagare. L’unica eccezione è rappresentata dai prodotti non neutrali, si tratti di quei dispositivi che funzionano solo con l’operatore che si sta abbandonando e che dunque non possono essere usati con altri.

In quest’ultimo caso il gestore a cui viene inviata la richiesta di recesso non potrà richiedere il pagamento di nessuna rata aggiuntiva. Potrà però chiedere, se previsto da contratto, la restituzione del prodotto.

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