Prescrizione bollette Enel: moduli e come funziona


Può capitare che per motivi diversi non si riesca a pagare una bolletta della luce o del gas: anche per le bollette è previsto un periodo di prescrizione, superato il quale non si potrà più essere messi in mora, ricevere solleciti di pagamento o rischiare un atto giudiziario.

Quando vanno in prescrizione le bollette di luce e gas?

Come funzionano i tempi di prescrizione per le bollette Enel? Ecco cosa sapere in merito in quanto la prescrizione delle bollette dell’energia elettrica è stata modificata da una legge introdotta nel 2017 e che è in vigore dal 1° marzo 2018.

Cosa vuol dire prescrizione?

Ai sensi dell’articolo 2394 del Codice Civile “Quando il titolare non esercita per il tempo determinato dalla legge un diritto, questo si estingue per prescrizione”. Si tratta della perdita da parte del titolare del diritto di esigere il pagamento di una fattura relativa a un momento passato.

Vanno in prescrizione le multe, per esempio, così come la maggior parte delle insolvenze che non vengono pagate immediatamente dal debitore, come il bollo auto. Come funziona per bollette luce e gas a partire dal 1° marzo 2018?

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Quando vanno in prescrizione le bollette Enel

Prima della riforma, la prescrizione delle bollette di energia elettrica e gas era pari a 5 anni, così come quella relativa ad altre utenze, quali acqua, telefono, connessione Internet. La riforma ha ridotto la prescrizione per le bollette di conguaglio con scadenza dopo il 1° marzo 2018 da 5 anni – in base a quanto contenuto nell’articolo 2948 del Codice Civile - a 2 anni.

Nel caso di ritardi di fatturazione da parte del fornitore, per errore o negligenza, il cliente sarà tenuto a pagare soltanto gli ultimi 2 anni.

Sul sito di Enel si legge infatti che “dal 1° marzo 2018 per le forniture di Energia Elettrica e dal 1° gennaio 2019 per le forniture del gas il cliente potrà, nei casi di ritardi nella fatturazione superiori ai due anni e per responsabilità a lui non imputabili, eccepire la prescrizione e pagare solo gli importi fatturati relativi ai consumi degli ultimi 2 anni”.

Questo punto è stato chiarito dalla stessa ARERA: a proposito della legge 205/217 che ha introdotto la modifica della prescrizione, l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente ha affermato che “la richiesta di prescrizione si applica a tutti i corrispettivi relativi alle componenti di prezzo della fattura sia quelle fisse (inclusa la quota potenza) sia quelle variabili e può essere inoltrata inviando il modulo presente in fattura o scaricabile” online; il modulo di prescrizione è disponibile sul sito di Enel.

Come funziona la prescrizione delle bollette

Abbiamo detto che le bollette dell'energia elettrica hanno una prescrizione pari a due anni dal 1° marzo 2018. Per quanto riguarda le altre forniture:

  • la prescrizione della bolletta del gas è passata da 5 a 2 anni dal 1° gennaio 2019;

  • la prescrizione della bolletta dell’acqua è passata da 5 a 2 anni dal 1° gennaio 2019;

In sintesi, dunque:

  • per tutte le bollette emesse prima del 1° marzo 2018, è in vigore il termine di prescrizione di 5 anni;

  • per tutte le bollette emesse dopo il 1° marzo 2018, è invece in vigore il termine di prescrizione di 2 anni.

La modifica si applica soltanto agli utenti domestici, alle microaziende e ai professionisti: per le società permane il termine di prescrizione di 5 anni.

Sul sito di ARERA si legge inoltre che “per una maggiore trasparenza sugli importi prescrittibili e per rendere più facile al cliente esercitare il proprio diritto, i venditori saranno tenuti a emettere una fattura separata contenente esclusivamente gli importi per consumi risalenti a più di 2 anni.

In alternativa tali importi dovranno essere evidenziati in maniera chiara e comprensibile nella fattura contenente anche gli importi per consumi più recenti di 2 anni. In ogni caso, i venditori sono tenuti ad informare il cliente della possibilità di eccepire gli importi prescrittibili e a fornire un format che faciliti la comunicazione della sua volontà di non pagare.

È quanto ha stabilito la delibera 569/2018/R/com, che si inserisce nel procedimento di attuazione delle misure introdotte dalla Legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), nell'ambito del quale sono già state adottate le delibere 97/2018/R/com e 264/2018/R/com in vigore dalla scorsa primavera”.

Quando non si devono pagare le bollette di conguaglio?

Facciamo un esempio pratico per capire meglio come funzionano i nuovi termini di prescrizione: se nel 2022 si dovesse ricevere una bolletta di conguaglio per un periodo compreso fra il 2017 e il 2018, la richiesta di pagamento non sarebbe legittima in quanto ormai caduta in prescrizione.

In questi casi bisogna ricordare sempre che:

  • per le bollette emesse prima del 1° marzo 2018, se sono trascorsi 5 anni il termine di prescrizione è scaduto ed è possibile non pagarle;

  • se il prossimo anno, quindi nel 2021, dovesse arrivare una bolletta emessa nel 2018, dopo il 1° marzo, sarebbe scaduto il nuovo termine di prescrizione di due anni e si avrebbe il diritto di non pagarla.

Che differena c’è tra prescrizione e decadenza di una bolletta?

Nonostante i due termini siano effettivamente molto simili tra loro, in realtà esiste una differenza sostanziale:

  • la prescrizione della bolletta si ha quanto il fornitore non esercita un suo diritto entro i termini previsti dalla legge;

  • la decadenza della bolletta si verifica invece quando si perde la possibilità di esercitare il diritto per il mancato esercizio di un termine perentorio, ai sensi dall’articolo 2964 del Codice Civile. In questo caso non si può applicare né la sospensione né l’interruzione della prescrizione.

Come far valere la prescrizione di una bolletta

Nel momento in cui si iniziano a ricevere i primi solleciti di pagamento da parte del proprio fornitore, sarà necessario verificare di essere o meno nel giusto, quindi di controllare se il termine di prescrizione previsto è già trascorso oppure no.

Nella prima ipotesi, il sollecito di pagamento ricevuto è illegittimo: è possibile difendersi contestando il decorso dei termini. Lo si può fare in autonomia oppure chiedendo l’intervento di un avvocato. Nella seconda ipotesi, si sarà tenuti al pagamento dell’importo, che potrà essere eventualmente rateizzato.

Unabolletta può essere contestatatramite una comunicazione scritta da inviare o tramite raccomandata A/R oppure tramite PEC. Al suo interno, dovranno essere inseriti:

  • i dati dell’intestatario della bolletta;

  • i dati relativi all’utenza, quindi il codice POD nel caso di bolletta della luce e il codice PDR in caso di bolletta del gas;

  • la copia del documento d’identità dell’intestatario;

  • la fattura o il sollecito di pagamento ricevuto;

  • un’eventuale prova di pagamento, nel caso specifico in cui si dovesse trattare di bolletta già pagata.

In alternativa, esiste un altro procedimento per fare valere una prescrizione: si tratta dell’azione di accertamento negativo del credito attraverso la quale si fa ricorso a un giudice al fine di ottenere un divieto imposto alla società circa la pretesa del pagamento della bolletta prescritta.

Per quanto tempo devo conservare le bollette?

Uno degli errori più comuni commessi dai fornitori di servizi, a prescindere dalla tipologia, è quello di richiedere il pagamento di una bolletta che è già stata pagata. Per dimostrare di essere nel giusto, sarà sufficiente mostrare la ricevuta di pagamento, che potrà essere il bollettino postale oppure la copia di un pagamento effettuato online.

Come regola generale, si consiglia di conservare le bollette almeno fino alla scadenza dei termini di prescrizione previsti dalla legge.

Quando si interrompe la prescrizione?

Quando si calcolano i tempi di prescrizione, non solo quelli delle bollette ma di qualsiasi tipologia di importo da saldare, è importante tenere a mente che i termini di prescrizione possono subire un’interruzione per poi ripartire da capo. Ciò si verifica tutte quelle volte in cui il creditore esercita il suo diritto a ricevere il pagamento.

Nel caso delle bollette, il cui termine di prescrizione è attualmente di 2 anni, qualora si dovesse ricevere una diffida scritta, una messa in mora o un atto giudiziario, il suddetto termine di prescrizione si interrompe, si azzera e ricomincia da capo. Sarà dunque necessario dover ricalcolare di nuovo i 2 anni a partire dalla notifica del sollecito ricevuto dal creditore.

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