E-commerce 2017: cosa comprano gli italiani online?

Internet rimane un punto di riferimento per assicurazioni, bollette e viaggi, ma si affiancano altri settori: prima di tutto l’elettronica di consumo, poi l’abbigliamento, il cibo, l’arredamento e l’editoria. Grandi risultati arrivano anche dal comparto dei ricambi auto, dai prodotti di bellezza e dai giocattoli e sempre più acquisti vengono conclusi tramite smartphone: vediamo tutti i risultati dell’Osservatorio eCommerce B2C.

I risultati dell'Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano e Netcomm

Non più solo vacanze: largo a elettronica, vestiti e cibo

I prodotti, per la prima volta, hanno la meglio sui servizi: è questo il risultato più eclatante dell’analisi sul commercio elettronico in Italia nel 2017 fornita all’Osservatorio eCommerce B2C promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. Fino ad ora, infatti, sulla prenotazione di hotel o aerei o sulla stipula di assicurazioni online si concentrava la maggior parte delle spese degli italiani. Quest’anno il sorpasso da parte dei prodotti, dall’informatica all’arredamento e dai libri al cibo.
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Parlando di numeri, nel 2017 i consumatori italiani hanno speso complessivamente 23,6 miliardi di euro nel commercio elettronico, con un incremento rispetto all’anno scorso del 17%. La percentuale dedicata ai prodotti è stata del 52% (12,2 miliardi, con una crescita del 28%) mentre quella per i servizi ammonta al 48% (11,4 miliardi, +7%). In totale, lo scontrino medio degli italiani è di 85 euro, per un totale di 150 milioni di ordini all’anno.

In altre parole, se rimane stabile la percentuale di persone che organizza le vacanze su Internet o si rivolge a siti ufficiali e comparatori per trovare assicurazioni, bollette, abbonamenti tv o di telefonia – settori ormai molto sviluppati – dall’altra parte i carrelli elettronici stanno sostituendo quelli veri. Si va meno al supermercato perché la spesa o la cena arrivano a casa. Le librerie sono meno frequentate perché non si batte la scelta (e gli sconti) dei colossi come Amazon o Ibs. Gli store online di abbigliamento offrono un servizio così comodo che in negozio, spesso, ci si limita a provare i vestiti che si compreranno su Internet.

I settori dove spendono gli italiani

Come ha sottolineato Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano, «per la prima volta nella storia dell’e-commerce B2C in Italia, i prodotti, grazie a un ritmo di crescita quadruplo (rispettivamente +28% e +7%), raggiungono e superano i servizi (52% contro 48% a valore). Il paniere degli acquisti online si sta quindi lentamente avvicinando a quello rilevato nei principali mercati più evoluti (dove i prodotti incidono per il 70% circa)».

Ma in quali settori spendono gli italiani? Prima di tutto in informatica ed elettronica di consumo: 4 miliardi di euro di spesa complessiva e un tasso di crescita identico a quello generale (+28%). Dalle chiavette USB al televisore nuovo, è difficile rinunciare agli sconti disponibili con Internet e la comodità della consegna diretta a casa.

Al secondo posto, sempre con un tasso di crescita del 28% rispetto all’anno scorso, l’abbigliamento, con capi di vestiario, scarpe e accessori di ogni genere, per un totale di 2,5 miliardi di spesa complessiva, dovuti sia agli acquisti di lusso che al mercato del consumo di massa. Yoox, Zalando e gli altri offrono promozioni imbattibili, soprattutto con le vendite a tempo, e diversi servizi interessanti – dalla possibilità di ricerca dei prodotti simili partendo da una foto scattata dall’utente all’assortimento di private label difficili da trovare altrove. In più la gestione dei resi, grande cruccio del settore (è molto più probabile rimandare indietro un capo che non ci “cade” bene o che dal vivo convince mano rispetto a un libro o a un DVD), è diventata rapida ed efficiente, anche con gli involucri già pronti e senza alcuna spesa per l’utente.

Terzo posto: nel Paese dove gourmet e bio sono ormai una seconda pelle, non poteva che essere il food&grocery (+43%), né è un caso che Amazon stia puntando con forza su questo settore, con Amazon Prime Now (per fare la propria spesa quotidiana e avere la consegna entro 2 ore, per ora solo nella zona di Milano) e Amazon Pantry, le scatole da riempire a poco a poco con prodotti di uso quotidiano e poi farsi spedire con una spesa irrisoria. Il settore vale 900 milioni di euro, a pari merito con l’arredamento e home living. E se l’editoria occupa l’ultimo posto tra le grandi categorie, con 840 milioni di euro, perlomeno si parla di una crescita del 22% in una nazione che di certo non brilla per la presenza di lettori “forti”. Gli altri comparti valgono insieme 3,2 miliardi di euro (+27%), in particolare per quanto riguarda i ricambi auto, il settore beauty e i giocattoli.

Tra le altre tendenze degne di nota, la crescita degli acquisti da smartphone con Internet mobile (a valore un terzo del totale, nel 2017, cioè 5,8 miliardi di euro), quella del numero dei web shopper (chi fa almeno un acquisto online all’anno), ora 22 milioni con 16,2 milioni di acquirenti abituali che fanno almeno un acquisto al mese, e infine la crescita dell’export, 3,5 miliardi di euro.
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Roberto Lisca, il presidente di Netcomm, si è così espresso sulle opportunità e i rischi per le aziende italiane, commentando i numeri dell’Osservatorio: «Sono dati certamente incoraggianti anche se ancora non sufficienti a dichiarare maturo e dinamico il settore nel nostro paese, dove i modelli di business stanno cambiando rapidamente e facilitando nuovi entranti. L’approccio spesso sperimentale e poco convinto all’e-commerce di molti operatori tradizionali italiani, è la conseguenza del fatto che essi non abbiano dedicato né il giusto impegno né le loro migliori risorse a un progetto strategico che, invece, sta diventando il vero motore delle economie avanzate e attirando sempre più investimenti e capitale. Per parlare di un e-commerce davvero competitivo e maturo in Italia, occorre che i retailer tradizionali abbiano visione, coraggio e perseveranza, andando fino in fondo nei loro progetti digitali».

 

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