Bollette a 28 giorni, Consiglio di Stato dà ragione all’Agcom: “Rimborsi automatici di massa”

Si conclude, in via definita, la questione legata ai rimborsi per gli utenti dovuti all’introduzione del sistema di fatturazione a 28 giorni, ideato dagli operatori di telefonia per introdurre una 13° mensilità annuale con un conseguente incremento dei costi per gli utenti. Con una nuova sentenza, infatti, il Consiglio di Stato ha dato ragione all’AGCOM confermando che i rimborsi per le bollette a 28 giorni devono essere automatici per gli utenti. Ecco tutte le novità sulla questione:

Ecco cosa dice l'ultima sentenza del Consiglio di Stato

Con una nuova sentenza (00879/2020), il Consiglio di Stato ha chiarito la questione legata ai rimborsi per gli utenti derivanti dall’introduzione del sistema di bollette a 28 giorni, uno stratagemma degli operatori di telefonia che, passando dalla fatturazione mensile a quella ogni 4 settimane introdussero, di fatto, una 13° mensilità annuale con un conseguente incremento dei costi per gli utenti.

Il Consiglio di Stato, respingendo un ricorso presentato da Vodafone, ha stabilito che gli operatori devono provvedere con i rimborsi automatici per gli utenti colpiti dall’introduzione del sistema di fatturazione ogni 28 giorni invece che ogni mese. Di fatto, quindi, i giudici hanno dato ragione ad AGCOM ed alla delibera che prevedeva il diritto di rimborso per tutti gli utenti che hanno pagato una mensilità in più in un anno.

Cade, invece, l’interpretazione degli operatori di telefonia. Secondo il punto di vista dei provider, infatti, il diritto di rimborso per le fattura a 28 giorni era riservato esclusivamente agli utenti che presentavano un’esplicita richiesta al proprio operatore. Senza la richiesta, secondo il parere degli operatori, non veniva erogato alcun rimborso per gli utenti.

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In questo modo, sfruttando anche la scarsa informazione sul tema e le difficoltà per procedere con la richiesta, migliaia di rimborsi non sono ancora stati erogati. Con la pubblicazione della sentenza e delle relative motivazioni,  il Consiglio di Stato impone l’avvio di rimborsi di massa per gli utenti, a prescindere dalla presenza di un’effettiva richiesta di rimborso.

La sentenza del Consiglio di Stato riguarda tutti gli operatori di telefonia e non solo il provider (Vodafone) che ha presentato il ricorso. Il sistema delle bollette a 28 giorni è stato definito “sleale” e “eversivo” ed i relativi rimborsi, la cui erogazione era già stata imposta da precedenti sentenze, dovrà avvenire in modo automatico.

Come chiarito dal Consiglio di Stato l’AGCOM ha attivato “lo strumento della tutela indennitaria automatica di massa a favore di tutti e ciascun utente, a fronte di violazioni generalizzate che pregiudicarono una moltitudine di utenti mediante un’unica e identica condotta da parte dei più rilevanti operatori di telefonia” 

Viene inoltre chiarito che “l’indennizzo non impone alcuna erogazione patrimoniale né in denaro, né in servizi, né in alcunché d’altro che non sia, da un lato, il mero riallineamento della cadenza mensile di fatturazione e, dall’altro, il conseguente conguaglio” ovvero il rimborso dovuto dagli operatori a causa del “disallineamento cagionato da una fatturazione a cadenza diversa”.

Staremo a vedere quanto tempo servirà agli operatori per adeguarsi alla nuova sentenza del Consiglio di Stato che, di fatto, mette la parola fine ad una questione che va avanti oramai da diversi anni e che ha causato danni economici significativi a milioni di utenti italiani.

Lo stato dei rimborsi per le tariffe a 28 giorni

Secondo i dati riportati da Repubblica, l’assenza di un sistema di rimborsi automatici sulle bollette a 28 giorni ha ridotto notevolmente il numero effettivo di rimborsi erogati per gli utenti. Allo stato attuale, infatti, solo il 5% dei rimborsi dovuti è stato effettivamente erogato ai pochi utenti che ne hanno fatto richiesta.

Per gli operatori si tratta di cifre importanti. Le utenze coinvolte dal sistema di fatturazione a 28 giorni sono milioni e per ogni utente è previsto un rimborso di 20-30 Euro, a seconda dei costi del proprio abbonamento. L’ostruzionismo all’erogazione dei rimborsi da parte degli operatori dovrà ora terminare e tutti gli utenti aventi diritto riceveranno la restituzione degli importi pagati ingiustamente, nella maggior parte dei casi come sconti in bolletta.

Da notare, inoltre, che gli operatori di telefonia devono fare i conti anche con una multa da 580 mila Euro (l’importo è stato dimezzato rispetto alle previsioni iniziali) che va a sommarsi alla spesa legata ai rimborsi dovuti agli utenti che, come previsto dal Consiglio di Stato, dovranno essere automatici.

Le bollette a 28 giorni: come funzionava il sistema a 13 mensilità annuali

Il sistema di fatturazione a 28 giorni, invece che su base mensile, è diventato un trend del mercato di telefonia fissa (successivamente anche di telefonia mobile) alcuni anni fa quando alcuni provider introdussero questo sistema andando a sostituire il tradizionale sistema di fatturazione su base mensile.

In poche settimane, quasi tutti gli operatori del settore di telefonia si adeguarono al nuovo sistema di fatturazione, eliminando la fatturazione mensile ma lasciando inalterati il costo dell’abbonamento. La conseguenza di questo cambiamento nel sistema di fatturazione fu la creazione di una tredicesima mensilità con un incremento generalizzato e immotivato dei costi per gli utenti.

Dopo i provvedimenti dell’AGCOM, gli operatori sono stati costretti a ritornare al sistema di fatturazione mensile (in molti casi adeguando il canone mensile degli abbonamenti con ulteriori rincari per gli utenti) ed oggi il mercato di telefonia propone offerte Internet casa che si rinnovano, normalmente, su base mensile.

I rimborsi dovuti agli utenti riguardano i giorni erosi tra il giugno del 2017 e l’aprile del 2018. L’effettiva cifra da restituire dipende dal costo dell’abbonamento dell’utente al momento dell’introduzione del sistema di fatturazione a 28 giorni. La cifra, il cui calcolo dovrà essere effettuato dall’operatore stesso, andrà accreditata all’utente in modo automatico, come prescritto dalla nuova sentenza del Consiglio di Stato.

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