Autodiagnosi sul web e fake news: cosa combinano gli italiani?

Dai vaccini ai rimedi per il mal di schiena, Internet è oggi una fonte di informazioni inesauribile, ma il rischio è che si sostituisca al ruolo del dottore o del farmacista: nell’epoca delle fake news, è necessario un impegno ancora più forte per l’informazione di qualità. Altrimenti la Rete sarà un rimedio quasi peggiore del male: lo rivela anche l’ultimo rapporto del Censis.

Medicarsi da soli non è sbagliato, ma ci vuole il parere degli esperti

Farsi la diagnosi da soli: come e perché

Nelle puntate del Dr. House, erano un classico di quasi ogni episodio i pazienti allarmatissimi che irrompevano in ospedale chiedendo il ricovero, dopo aver scoperto su Internet che il rash cutaneo o il leggero prurito di cui soffrivano potevano essere i sintomi di gravi di esotiche sindromi e malattie. E a dirla tutta, sono pochi quelli che possono sostenere di non aver mai dato un’occhiata in Rete ai siti specialistici in caso di un disturbo improvviso o di uno strano giramento di testa. Per poi, magari, chiudere tutto in fretta e furia viste le diagnosi spesso infauste.

Se a questo aggiungiamo che gli italiani hanno fama di essere un po’ ipocondriaci – tanto che secondo uno studio dell’anno scorso il 44% dei medici del nostro Paese riceve dai pazienti richieste di test diagnostici e trattamenti non necessari almeno ogni giorno – il gioco è fatto. Internet, con la banda larga e i prezzi sempre più bassi delle connessioni, ha portato l’automedicazione a nuovi livelli, superando i vecchi rimedi della nonna e portando, sì, nuove informazioni a disposizione del comune utente, ma anche tanti rischi: quelli dell’era delle fake news.
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Il problema delle fonti e dell’automedicazione

Su Internet c’è di tutto, si sa, ed è tutt’altro che improbabile trovarsi a tu per tu con cure e rimedi che non hanno nulla di scientifico: pochi si prendono la briga di controllare se la fonte è autorevole o di trovare altre testimonianze, e anche nel migliore dei casi scegliere da soli come comportarsi, senza la supervisione di un medico, è tanto più grave quanto più seria  è la situazione. Esempio principe in questi mesi è il caso dei vaccini, a proposito dei quali si scrive tutto e il contrario di tutto, con il sentito dire come fonte principale.

Di per sé, l’automedicazione può essere efficace, visto che milioni di persone in grado di ascoltare il proprio corpo e agire di conseguenza portano un notevole sollievo al Servizio Sanitario Nazionale. Ma l’ultimo rapporto del Censis parla chiaro: quasi 50 milioni di italiani soffrono di disturbi di salute di piccola entità, dal mal di schiena al raffreddore, e il 90,3% si cura da solo; la quota di persone che si affidano all’automedicazione è aumentata dal 64,1% del 2007 al 73,4% del 2017, il 56,5% delle quali perché – correttamente – «ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate», ma non manca chi si rivolge all’automedicazione perché è un modo più rapido (16,9%).

Oggi il 28,4% degli italiani, più di una persona su quattro, si informa sulla Rete, il 36% nel caso dei Millennials. Il problema è che il 17% dichiara di informarsi su siti generici (e poco attendibili), mentre i siti istituzionali (come quelli del Ministero della Salute) sono scelti sono dal 6%. Insomma: ancora una volta, c’è bisogno di buona informazione.

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