Prescrizione bollette telefoniche: tempistiche e normativa


La prescrizione è l’istituto giuridico indica l’estinzione di un diritto conseguente al suo mancato esercizio per un determinato periodo di tempo, e come tale riguarda diversi aspetti della vita di tutti, come il pagamento delle fatture. Detto in altre parole: se un operatore telefonico non richiede il pagamento di una bolletta di telefonia fissa o telefonia mobile entro un certo periodo di tempo, il debito è considerato “scaduto” e non può più essere imposto il suo pagamento.

Quando vanno in prescrizione le bollette di luce e gas?

Questo serve per evitare che a distanza di molti anni possano arrivare solleciti e fatture relative a consumi dei quali, magari, non si sapeva nulla e che non erano stati correttamente conteggiati. Vediamo qui di seguito quali sono le procedure previste al riguardo dallo Stato italiano.

Il principio fondamentale – stabilito dall’art. 2948 del Codice Civile – è che le bollette del telefono, della fibra ottica e dell’ADSL si considerano prescritte dopo 5 anni dall’invio; anche queste fatture, infatti, fanno parte della categoria indicata come “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”.

Ma da quale data bisogna cominciare a contare i 5 anni? Fa fede la data di scadenza della bolletta, non il periodo fatturato. Il dato si trova sia in fattura che sul bollettino di pagamento.

Che cosa succede quando sono trascorsi 5 anni dalla scadenza della bolletta

Quando sono scaduti i 5 anni – attenzione, però: ovviamente in questo lasso di tempo l’operatore telefonico non deve aver inviato all’utente né solleciti di pagamento né altre richieste, perché la prescrizione non è certo un invito a “tenere duro” duro e non pagare, quanto una misura di protezione dagli errori fatti alla fonte – ogni nuovo sollecito o richiesta di pagamento è da considerarsi privo di valore.

Può accadere, infatti, che il fornitore del servizio non abbia inviato per un errore la bolletta relativa a un’utenza: di fatto, ha tempo 5 anni per richiederne il pagamento, dopodiché lo perde, a prescindere che l’utente stesso all’epoca avesse o meno pagato la sua fattura.

Affinché i solleciti inviati dal fornitore del servizio siano in grado di “resettare” il periodo di prescrizione, devono essere inviati al cliente in forma scritta, via raccomandata, PEC, fax o telegramma: una semplice lettera inviata via posta ordinaria non ha alcun valore, né tantomeno le telefonate di sollecito effettuate dalle agenzie di recupero crediti, le email non certificate, gli SMS e così via.

Inoltre, la lettera di sollecito deve rispettare altri requisiti, come l’indicazione del nome e del cognome del debitore e dell’azienda creditrice, l’indicazione dell’importo, gli estremi della fattura non pagata. Se tutto è in regola, allora la prescrizione si azzera e il calcolo dei cinque anni riparte dalla data del sollecito.

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Come comportarsi se si riceve una richiesta di pagamento dopo 5 anni

Non è infrequente che lo stesso operatore telefonico, quasi sempre tramite una società di recupero crediti, invii una fattura o un sollecito di pagamento (dopo non averlo mai fatto nei 5 anni dalla scadenza) anche se non è più valido. Non si può però semplicemente non pagare e ignorare tale richiesta: bisogna infatti contestarla formalmente presso la compagnia telefonica.

Per farlo, dopo aver verificato che effettivamente sono passati 5 anni dalla scadenza della bolletta, è necessario prima di tutto richiedere al gestore di inviare il documento che attesti la necessità di pagamento, e cioè la fattura, se non è già stata allegata o se non è mai stata ricevuta.

Per effettuare la contestazione, basta scrivere una lettera alla compagnia e all’eventuale società di recupero crediti, ricordando come non possa essere richiesto il pagamento in quando la sua scadenza risale a più di 5 anni prima, indicando come riferimento normativo il già citato articolo 2948 del codice civile.

La lettera deve essere inviata utilizzando una modalità tracciabile, in primo luogo la raccomandata oppure la posta elettronica certificata. Non c’è invece bisogno, anche qualora la bolletta a suo tempo fosse stata pagata, di recuperare e allegare la ricevuta di allegato pagamento: proprio perché la prescrizione libera l’utente da ogni responsabilità, ai fini giuridici per la contestazione non ha alcun rilievo che la fattura sia stata saldata o meno (fatti salvi, ovviamente, i casi in cui il pagamento non era dovuto e l’utente cerca quindi di farsi risarcire).

La procedura di conciliazione

Nella migliore delle ipotesi, inviando la contestazione alla società fornitrice e al servizio di recupero crediti eventualmente coinvolto può esserci il riconoscimento dell’errore e, quindi, la fine dei tentativi di riscossione. Se invece l’operatore telefonico continua a richiedere il pagamento della bolletta, si deve avviare una procedura di conciliazione davanti al Co.Re.Com. competente per il territorio, ovvero il Comitato Regionale per le Comunicazioni, o rivolgersi a uno degli organismi di conciliazione paritetica che gli operatori telefonici, insieme alle associazioni di consumatori, hanno creato proprio per questo scopo.

Esiste infine un’altra via per la procedura di conciliazione (che, va ricordato, deve essere tentata per forza prima di rivolgersi al giudice): utilizzare la piattaforma dell’Autorità garante delle comunicazioni, ConciliaWeb, che permette la risoluzione delle controversie direttamente online. Finché la procedura non è conclusa, l’utente non deve pagare la bolletta, altrimenti perderà il diritto alla prescrizione e non potrà riavere indietro quanto pagato, neppure se gli verrà data ragione.

Come funziona ConciliaWeb

Per utilizzare ConciliaWeb all’indirizzo www.conciliaweb.agcom.it o dal sito dell’Autorità, prima di tutto l’utente deve creare un account e registrarsi, oppure accedere inserendo le sue credenziali SPID. Se l’utenza è intestata a una persona giuridica, il soggetto rappresentante deve prima registrarsi come persona fisica.

A questo punto, effettuato l’accesso alla piattaforma, si seleziona il modello UG e la tipologia d’utenza (quelle possibili, nel nostro caso, sono telefonia fissa, telefonia mobile, fisso+mobile e telefonia+pay TV) e si compila il modulo in ogni sua parte, con i dati relativi alle parti coinvolte e quelli legati alla controversia, ovvero i seguenti:

  • nome, cognome, residenza o domicilio dell’intestatario dell’utenza;

  • numero dell’utenza in caso di servizi telefonici o codice cliente;

  • denominazione e sede dell’operatore interessato,

  • i fatti che sono all’origine della controversia tra le parti;

  • le richieste dell’istante e, ove possibile, di una quantificazione, in termini economici, del risarcimento richiesto (rimborso – indennizzo – storno).

Inoltre devono essere inclusi anche i dati relativi a passati reclami legati a quello in oggetto. A questo punto si dà il via alla pratica e se ne attende l’esito.

Che cosa succede quando le parti trovano un accordo

Se il tentativo di conciliazione va a buon fine, viene fatto firmare a entrambe le parti un verbale di conciliazione (che può anche essere fatto valere come titolo esecutivo, in modo molto simile a una sentenza, qualora non venisse rispettato: scaduti i termini previsti nell’accordo, è possibile rivolgersi al giudice, tramite un avvocato, per far eseguire coattivamente gli impegni assunti dalla controparte). Poi il procedimento si chiude.

Che cosa succede se la conciliazione non va a buon fine

In caso contrario, il cliente può scegliere o di ricorrere al giudice o di chiedere al Co.Re.Com. o agli altri organismi abilitati di esprimersi entro tre mesi sulla vicenda (la procedura è gratuita e di norma permette di risolvere controversie di questo genere, soprattutto se si basano su dati incontrovertibili come la prescrizione delle bollette telefoniche, nel giro di poco tempo). Per fare la richiesta al Co.Re.Com. è necessario compilare il formulario GU14, che si può trovare anche nella modulistica di Conciliaweb nei modi già indicati più sopra.

Il pronunciamento del Co.Re.Com – che non può riguardare in alcun modo la valutazione di richieste di risarcimento danni, ma solo l’applicazione del contratto di fornitura del servizio – si conclude con un provvedimento che viene notificato alle parti.

Per quanto tempo vanno conservate le bollette

Conservare le bollette pagate è sempre una buona idea, soprattutto oggi che, grazie ai tanti operatori che le forniscono non solo cartacee, ma anche in formato digitale (di solito un pdf), basta custodirle dentro una cartella del proprio computer. In questo modo, durante le procedure di conciliazione e, se queste non hanno esito, per le controversie legali si potrà avere sempre a disposizione l’inequivocabile prova di un avvenuto pagamento.

Anche se non vi è un obbligo di legge preciso su questo punto, è necessario conservare i documenti come le bollette per almeno cinque anni a partire dalla scadenza. Come prove valide, oltre ai bollettini, fanno fede anche le distinte dei bonifici e dei pagamenti online, nonché gli estratti conto in cui sono contabilizzate le uscite per il pagamento delle utenze quando ci sono la domiciliazione bancaria e l’addebito automatico.

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