Obbligo di conto corrente per accreditare stipendio: incostituzionale?

L’articolo 12 del decreto Salva Italia prevede l’obbligo di aprire un conto corrente per accreditare lo stipendio e pensione. Secondo Adusbef, questo è incostituzionale. L’idea del governo Monti era quella di poter tracciare tutti i movimenti di denaro e dare lotta così all’evasione fiscale. Tuttavia, secondo l’associazione dei consumatore, questo è solo un regalo per le banche che viola la libertà di scelta dei consumatori.

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Conto corrente è un obbligo ma è anche conveniente averne uno

Avere un conto corrente per accreditare lo stipendio o la pensione è una soluzione comoda e conveniente, anche perché con certi conti online può essere anche completamente gratuita.

Tuttavia, non è solo un’alternativa ma un obbligo, previsto dal decreto Salva Italia approvato dal governo Monti. E questo secondo Adusbef è incostituzionale.

In effetti, secondo l’associazione l’articolo 12 del Salva Italia è un regalo alle banche e una fregatura per i consumatori.

Introdotto per combattere l’evasione fiscale tracciando tutti i movimenti, l’articolo 12 prevede l’obbligo di erogazione di stipendi e pensioni (sopra i 1000 euro) unicamente tramite strumenti diversi dal denaro contanteovvero – spiega Adusbef – tramite conti correnti bancari o postali”.

Secondo l’associazione questo viola le condizioni di libera scelta dei consumatori, ma mette anche in difficoltà i debitori che rischiano il pignoramento dello stipendio o della pensione. Attualmente, ha spiegato l’associazione, il limite di pignorabilità su stipendi e pensioni è pari solo ad un quinto dell’importo e il prelievo può avvenire soltanto direttamente alla fonte, ovvero da parte dell’ente previdenziale o del datore di lavoro.

Se invece il pignoramento è effettuato in un secondo momento, ovvero presso la banca dove il dipendente o pensionato percepisce le medesime somme, il limite di un quinto non opera più e viene prelevato l’intera somma”, sottolinea Adusbef.

Ricordiamo che l’anno scorso diverse associazioni di consumatori avevano richiesto nei giorni scorsi l’intervento immediato del Parlamento per limitare i pignoramenti dei conti correnti previsto dal decreto Salva Italia, che consentiva il sequestro dell’intero stipendio o pensione. Per questo motivo, subito dopo Equitalia ha emesso una circolare nella quale stabiliva un freno, con decorrenza immediata e per tutti i redditi stipendio/pensione sotto i 5.000 euro mensili, ai pignoramenti sui conti correnti in banca o alle poste dove vengono versati stipendi e pensioni.

Così, si è tornato ai vecchi limiti stabiliti per il pignoramento presso il datore di lavoro o l’ente pensionistico, ovvero 1/10 dello stipendio sotto i 2.500 euro mensili di reddito, 1/7 tra 2.500 e 5.000 euro 1/5 sopra questa soglia.

Per maggiori informazioni, leggete il nostro articolo sul pignoramento dello stipendio.

Pagamento dello stipendio tramite assegno

In realtà non c’è alcun obbligo da parte del lavoratore di aprire un conto corrente. Ma l’azienda che deve erogare lo stipendio di oltre 1.000 euro non può utilizzare il contante. Quindi, se il lavoratore non ha un conto per ricevere un bonifico, il datore di lavoro può pagare lo stipendio tramite assegno bancario o postale, purché sia “non trasferibile”

Il comma 5 dell’art. 49 del Decreto Legislativo n. 231 del 2007 prevede in effetti che “gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità”.

Per chi deve emettere l’assegno bancario, il suo prezzo potrebbe essere un importante costo accessorio da valutare. Solitamente, come nel caso di BancoPosta, CheBanca!, Intesa Sanpaolo e FinecoBank l’assegno bancario è gratuito, ma si deve pagare l’imposta di bollo pari a 1,50 euro per ogni assegno.

L’assegno bancario o circolare con la clausola di non trasferibilità non può essere “girato” e quindi deve per forza essere riscosso unicamente dall’intestatario. Non sono poche le difficoltà per che si incontrano per riscuotere un assegno non trasferibile, sopratutto se non si dispone di un conto corrente come nel nostro caso. Frequentemente si è costretto ad aprire, anche temporalmente, un conto sul quale effettuare il versamento.

Infine, per assegni di importi rilevante, le banche hanno il divieto di monetizzarli, perciò l’apertura del conto corrente diventa una necessità.

Conto corrente è necessario, ma anche conveniente

Per quanto possa essere polemico il contenuto dell’articolo 12 del decreto Salva Italia, oggigiorno aprire un conto corrente per accreditare lo stipendio o la pensione è conveniente.

Anche per una questione di sicurezza, diventa sempre più opportuno non girare con denaro in contante, soprattutto cifre considerevoli.

Il conto corrente poi è imprescindibile per chi vuole fare acquisti online, pagare con la carta di credito le spese -magari rateizzandole-, prelevare denaro in contanti in Italia e all’estero, disporre pagamenti tramite bonifico, e accendere un prestito o un mutuo.

Ma non solo: a partire da quest’anno è scattato l’obbligo del pagamento degli affitti esclusivamente con mezzi tracciabili. Lo prevede la Legge di Stabilità 2014; la norma è valida su tutto il territorio italiano ed è indipendente dell’importo da pagare. Chi non rispetta l’obbligo rischia la sanzione, che può raggiungere il 40% della somma da pagare.

Non unicamente per una questione legale o necessaria: avere un conto corrente consente anche di accedere a offerte più convenienti. Si pensi alle migliori offerte web della luce, il gas, l’ADSL, il Telefono. Le migliori proposte sono quelle che si attivano e si gestiscono esclusivamente online, quelle che non ammettono più il pagamento tramite bollettino postale.

Così, avere un conto corrente è necessario per accreditare lo stipendio e pagare l’affitto, fare acquisti online, prelevare all’estero, eseguire bonifici e disporre pagamenti, etc. Ed è ancora più conveniente per una questione di sicurezza e per l’accesso a promozioni e offerte agevolate.

Si può avere un conto corrente gratis

D’altronde, avere un conto corrente non sempre rappresenta una spesa: si può rispettare la legge e operare con un conto corrente anche completamente gratis. Sono i conti tradizionali quelli costosi.

In effetti, di recente abbiamo pubblicato i risultati di una ricerca della Bocconi, che dimostra che avere un conto corrente costa sempre di più. Nel 2013 i correntisti italiani hanno dovuto sborsare in media un 20% più rispetto al 2012, per le operazioni che hanno eseguito con il proprio conto: prelievi, pagamenti, bonifici e così via. L’aumento è del 43% se confrontiamo i costi con quelli del 2010.

Secondo Bankitalia però quelli che pagano di più sono coloro che hanno scelto male il proprio conto corrente. Stando ai risultati di uno studio della Banca d’Italia a settembre 2013, infatti, un terzo dei conti correnti è più caro della media perché non è adeguato al profilo del titolare.

Per questo motivo, Bankitalia consiglia di scegliere bene prima di attivare il proprio conto, e di cambiare i conti vecchi per quelli più moderni ed economici.

Anche SosTariffe.it ha dimostrato più volte in diversi osservatori che è possibile risparmiare sulla spesa annua del conto corrente, attivando un conto corrente online.

In effetti, i conti online consentono di risparmiare oltre il 90% sulla spesa annua del conto rispetto una tradizionale banca (per approfondimenti, leggete l’osservatorio SosTariffe.it sui Conti Correnti Online).

Per questo motivo, se dovete aprire un conto corrente scegliete uno online: meno commissioni, zero canone e bolli, e un’ampia operatività. Inoltre sempre più spesso le banche online lanciano delle promozioni molto convenienti, che regalano gift o buoni Amazon per i nuovi clienti. Una su tutte è l’iniziativa Rush&Win di Hello bank!.

Infine, per aiutare ai consumatori a fare una scelta appropriata in materia di conti correnti, SosTariffe.it mette a disposizione un comparatore gratuito ed indipendente, che consentirà di individuare facilmente il conto che meglio risponde alla proprie esigenze.

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