Fino a quando sono coperto dopo la scadenza della polizza?


Con l’entrata in vigore del decreto legge 179/2012, convertito nella Legge 221/2012, è stato abolito il tacito rinnovo dei contratti Rca (auto, moto e altri veicoli a motore), e con esso, sono stati introdotti nuovi vantaggi ed oneri per gli assicurati.

La scadenza delle polizze non è stata modificata, perché la maggior parte delle assicurazioni (tranne quelle temporanee) ha durata annuale di 12 mesi.

Il tacito rinnovo consisteva in una clausola attraverso la quale i contratti assicurativi si rinnovavano in automatico: sebbene sia stata abolita per l’assicurazione Rc auto obbligatoria, è rimasta in vigore per quel che riguarda le garanzie accessorie che possono essere aggiunte all’assicurazione di base.

Cos’è cambiato con la Legge 221/2012

Con l’abrogazione del tacito rinnovo, i contratti assicurativi si estinguono nel momento in cui si verifica la loro scadenza naturale e viene meno la regola del “silenzio-assenzio”.

La vera novità sta nel fatto che gli assicurati possono cambiare compagnia al termine previsto dal contratto senza presentare disdetta formale, tramite raccomandata a/r, alla vecchia assicurazione.

La durata delle polizze Rc auto non può essere superiore a un anno e il rinnovo presso la vecchia compagnia assicurativa può avvenire solo nel caso in cui il contraente lo manifesti con esplicita volontà.

In base alla nuova normativa è inoltre previsto che la compagnia assicurativa abbia l’obbligo di comunicare all’assicurato la data di scadenza della polizza con un preavviso di almeno 30 giorni, in modo tale da prevenire eventuali dimenticanze. Nel caso in cui ciò dovesse accadere, esiste comunque un periodo nel quale si è ancora coperti dalla polizza, anche se scaduta, chiamato periodo di tolleranza.

Cos’è il periodo di tolleranza?

In virtù del decreto legge 179/2012, l’accordo con la vecchia compagnia non si rinnova più in automatico, per questo la priorità per l’assicurato è sapere: fino a quando sono coperto dopo la scadenza della polizza?

La domanda trova risposta nell’introduzione del periodo di tolleranza, chiamato anche periodo di comporto. In ragione delle novità legislative, e per questioni di adeguamento, è concesso agli assicurati un tempo ulteriore e superiore rispetto alla normale durata della polizza, che in totale ammonta a tutti gli effetti ad 1 anno e 15 giorni.

Il periodo di tolleranza, durante il quale la vecchia polizza può considerarsi valida e il veicolo munito di copertura assicurativa, ammonta infatti a 15 giorni.

Cosa succede durante il periodo di tolleranza

Durante questi 15 giorni di tempo, l’assicurato può decidere di sottoscrivere una nuova polizza assicurativa, che per esempio ha trovato confrontando online diversi preventivi e che risulta essere più economica, oppure scegliere di rinnovare la vecchia assicurazione Rc auto.

Durante il periodo di tolleranza, l’assicurato:

  • è coperto in caso di incidente;

  • non può essere multato;

  • deve prendere una decisione repentina in merito all’attivazione della polizza Rc auto.

Il periodo di tolleranza non deve essere richiesto e scatta un automatico alla scadenza della polizza. Per 15 giorni ci si riferisce al periodo che comprende le 23:59 del quindicesimo giorno: se per esempio il periodo di tolleranza inizia il 1° marzo, avrà durata effettiva fino alle 23:59 del 15 marzo. Dalla mezzanotte in poi non si sarà più coperti.

Il periodo di tolleranza è valido anche per i neopatentati, ma non vale nel caso in cui ci si trovasse all’estero alla scadenza della propria polizza Rc auto.

Cosa succede al termine del periodo di tolleranza

Gli assicurati quindi sono coperti solo per i 15 giorni successivi alla scadenza polizza, ed entro questo termine devono decidere se rinnovare il contratto con la vecchia compagnia, o confrontare i preventivi moto e auto per trovare e acquistare un’assicurazione più conveniente.

Trascorso questo periodo, se non si è acquistata una nuova Rc auto o Rc moto, è vietato circolare pena le sanzioni di legge per mancata Rca, che vanno da un minimo di 841 euro a un massimo di 3.287. L’automobilista può rischiare anche il sequestro del veicolo.

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