Stop ai costi di recesso se il contratto è stato rimodulato

Il provider cambia unilateralmente il tuo contratto? Allora non paghi il recesso, ovvero le cosiddette penali di abbandono che spesso obbligano a sborsare denaro quando si sceglie di passare da un operatore di telefonia a un altro. Fa parte dei chiarimenti forniti recentemente dall’Agcom (Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni) per contrastare i fenomeni di “mercato selvaggio” sempre più frequenti.

Addio anche ai rimborsi per le tariffe promozionali

Un modo per contrastare le rimodulazioni continue

Tra i provider e l’Agcom i motivi di contrasto sono sempre più numerosi. Non solo la guerra dichiarata, da parte dell’Autorità, alle famigerate tariffazioni a 28 giorni anziché mensili – che si sono tradotte in un canone superiore all’8% per gli utenti – ma anche il contrasto delle sempre più frequenti rimodulazioni contrattuali, che oltre al danno imponevano non di rado la beffa di dover pagare per annullare il contratto.

L’Agcom ha ora chiarito che, per la telefonia mobile, fissa e Internet, l’utente interessato da un cambio di tariffa o di durata non dovrà pagare alcun tipo di penale per il recesso dal contratto, che sia questo accompagnato o meno da un cambio dell’operatore.
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Addio anche ai rimborsi per le tariffe promozionali

Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Commissario Agcom Antonio Nicita, «Il nuovo principio vale per tutti i cambi unilaterali di contratto di qualunque gestore». In particolare, è vietata una delle penali implicite più comuni, ovvero la richiesta di rimborso dei costi promozionali ovvero di quella differenza tra costo di listino e costo al netto dello sconto promozionale riconosciuto al momento dell’attivazione. Insomma, se avete pagato 0 euro l’attivazione invece di 100 e cambiate contratto perché il vostro provider ha rimodulato unilateralmente l’abbonamento, il provider stesso non potrà più, come accadeva un tempo, chiedervi i 100 euro che vi aveva scontato.

Tutto immutato, invece, per quanto riguarda il diritto di recesso in sé, che come prima è garantito per chi chiede di disdire il contratto in seguito a una rimodulazione, entro 30 giorni: il chiarimento dell’Agcom riguarda infatti i costi della pratica, che appunto devono essere sempre pari a zero.

L’unico caso in cui è possibile per il provider rifarsi sul cliente riguarda il pagamento delle rate residue per i dispositivi acquistati in combinazione con l’abbonamento telefonico, cioè ad esempio i modem, i telefoni non ancora interamente pagati e così via: in questo caso, infatti, si tratta del normale costo di un bene che non è stato ancora interamente pagato.

Allo stesso modo si continua a pagare il recesso anticipato rispetto a quanto stabilito dal contratto quando non c’è una rimodulazione unilaterale dello stesso, con costi che variano a seconda dell’operatore e, per la telefonia mobile, del tipo di tariffa scelta.

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