Tassi negativi sui conti correnti: cosa stanno facendo le Banche

La pandemia globale ha acuito il peso di tassi negativi per le banche italiane, i quali, uniti alle politiche espansive della Banca Centrale europea, hanno comportato le prime conseguenze negative per i correntisti, in particolare per i conti correnti inattivi che abbiano giacenze superiori ai 100.000 euro. Vediamo di seguito cosa sta accadendo non solo in Italia, ma anche in altri Stati europei. 

Tassi negativi sui conti correnti: cosa stanno facendo le Banche

I tassi negativi sui conti correnti che hanno dei depositi superiori ai 100.000 euro sono stati applicati non solo da alcune banche italiane, ma anche in Francia e in Germania, segno che la decisione (e le motivazioni alla base) non sia un problema tutto italiano. Ogni banca ha deciso (o deciderà) di procedere con una soluzione ben precisa ed in base alle proprie esigenze. 

La tabella qui di sotto riassume i principali provvedimenti che gli istituti bancari stanno mettendo in pratica, o potranno avviare nel corso del prossimo futuro, per il contrasto della liquidità in eccesso. Per ogni provvedimento vengono, inoltre, evidenziate anche le possibili soluzioni per evitare i costi extra che gli istituti applicheranno in caso di giacenze elevate.

Successivamente, inoltre, andremo a vedere nel dettaglio quali sono state le prime scelte delle banche per gestire lo scenario attuale e la liquidità in eccesso presente in molti conti.

Target clienti Provvedimento della Banca Possibile soluzione
Retail e Corporate Chiusura conto corrente con giacenza media superiore ad una certa soglia (es. 100.000 euro) e senza forme di investimento o finanziamento Aprire un nuovo conto corrente; Investire parte della liquidità in eccesso
Retail e Corporate Commissione percentuale (es. 0.5%) da applicare come fee aggiuntiva in caso di giacenza superiore ad una certa soglia (es. 100.000 euro) Aprire un nuovo conto senza commissioni sulla liquidità; Investire parte della liquidità in eccesso
Corporate Commissione fissa (es. 1.000 euro) per giacenza media trimestrale superiore ad un certo importo (es. 1.000.000 euro) Valutare le opportunità di investimento, a breve o lungo termine, per gestire la liquidità in eccesso
Corporate Rinegoziazione delle condizioni contrattuali in caso di giacenza rilevante Valutare le nuove condizioni proposte ed il rapporto costi/benefici

Fineco e la scelta di chiudere i conti correnti

La prima banca a prendere delle decisioni molto rigide in relazione ai clienti hanno almeno 100.000 euro di liquidità sul proprio conto corrente e che siano privi di finanziamenti è stata Fineco

A partire dal 18 maggio, i conti correnti con le caratteristiche sopra citate saranno praticamente chiusi. La comunicazione è stata inviata tramite una lettera di “Proposta di modifica unilaterale del contratto” nella quale vengono illustrati quali sono i costi dei tassi negativi per la banche

Nella pratica, le politiche della Bce hanno portato a una riduzione dell’Euribor (ovvero del tasso che viene utilizzato dalle banche per le proprie operazioni di finanziamento) al punto tale che, ogni trimestre, un conto corrente che ha una giacenza superiore ai 100.000 euro costa alla banca 24,50 euro. Tali conti non rappresentano per la banca opportunità di guadagno: si tratta, al contrario, di una spesa. 

A proposito della modifica delle condizioni contrattuali di Fineco, si legge che “Il mantenimento sul conto corrente di giacenze liquide rilevanti, genera per FinecoBank significative ripercussioni negative sull’equilibrio economico fra i costi sostenuti per l’erogazione del servizio e i ricavi derivanti dall’utilizzo dello stesso”.

Gli analisti di Equita Sim hanno commentato che la strategia di Fineco sia coerente con quella che mira a “trasformare e rendere più efficienti i conti ‘full-liquidity’ che sono inattivi, insieme a una maggior selettività nella fase di acquisizione di nuovi clienti” e che “i clienti che hanno un ammontare significativo di liquidità sul conto e ‘inattivi’ siano un numero molto contenuto”.

Le decisioni prese dalle altre banche

Abbiamo visto quali siano le motivazioni che hanno spinto Fineco a prendere una decisione così drastica. Guardando i numeri un po’ più da vicino, nel mese di febbraio 2021 i depositi bancari degli italiani hanno raggiunto il record di 1.746 miliardi di euro e la Banca Centrale europea ha portato i tassi in negativo, il che significa che si paga per avere i soldi.

Questa scelta è legata alla volontà di favorire la messa in circolazione del denaro e i prestiti e incrementare la crescita dell’economia: per fare in modo che ciò sia possibile le banche pagano lo 0,5% di tasso di interesse sulle giacenzeQuali sono le altre banche che, alla stregua di Fineco, stanno affrontando il problema delle giacenze superiori a 100.000 euro e che hanno previsto la modifica delle loro condizioni contrattuali? 

Unicredit

La prima è Unicredit, la quale ha affrontato la questione introducendo una commissione sulla liquidità pari allo 0,5% nel caso delle giacenze superiori ai 100.000 euro. Tuttavia, tale commissione non sarà valida per tutti, ma sarà applicata soltanto ai conti correnti che sono intestati alle aziende e alle partite IVA. Il contratto l’ha definita “Excess Liquidity Fee”. 

Nel caso dei privati, invece, è stato previsto che nel canone mensile siano compresi tutti i costi nel caso in cui si volessero incentivare gli investimenti. In linea generale, la banca ha previsto che “ai clienti, retail e imprese, la banca offrirà soluzioni alternative ai depositi come ad esempio investimenti in fondi di mercato monetario senza commissioni e obiettivi di performance in territorio positivo”. 

Bper

Un’altra banca che ha introdotto delle modifiche rispetto alle condizioni in vigore finora è Bper, la quale ha previsto, a partire dal 5 febbraio 2021, una commissione di liquidità, chiamata Cir

Tale commissione sarà applicata a tutti i clienti non consumatori il cui conto abbia una giacenza superiore ai 100.000 euro. In più, sull’accensione di nuovi rapporti è stata prevista la rinegoziazione delle condizioni contrattuali per tutti quei clienti non consumatori per i quali risulta indispensabile mantenere delle giacenze elevate sui conti correnti. 

Bnl gruppo Bnp Paribas

L’istituto di credito Bnl gruppo Bnp Paribas ha previsto un addebito di 1.000 euro sulle giacenze medie trimestrali che siano superiori a 1 milione di euro, quindi un massimo di 4.000 euro all’anno per ogni milione di euro. Anche in questo caso, la novità sarà prevista soltanto per le aziende. 

Nella pratica, i conti con più di 100.000 euro pagherebbero 50 euro per ogni unità di giacenza che sia pari a 100.000 euro, nel caso in cui venga superata la franchigia di 100.000 euro. Quindi:

  • chi ha 200.000 euro sul conto, pagherebbe 50 euro;
  • chi ne ha 300.000, pagherebbe 100 euro, e così via. 

Le decisioni di Bpm, Intesa Sanpaolo e Mps

L’istituto di credito Bpm sta valutando la possibilità di applicare delle commissioni che siano proporzionali alle giacenze per i conti correnti intestati alle imprese. In particolare, a questo proposito si legge che “Anche Banco Bpm sta assistendo a una crescita significativa della liquidità presente sui conti correnti in considerazione del particolare momento e della conseguente minore propensione alla spesa delle famiglie anche in relazione alla preoccupazione per il futuro.

Come ricordiamo ai nostri clienti, in determinati contesti di mercato, la liquidità non porta alcun beneficio e, anzi, rappresenta un valore che si deprezza in termini reali. Allo stesso tempo, la Banca può proporre forme di investimento modulate sulle specifiche esigenze dei clienti, anche per profili molto conservativi”.

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, non sono previste commissioni, ma la banca cercherà di convincere i propri clienti a non lasciare i soldi fermi sui conti correnti poiché tale scelta rappresenta una dispersione di valore, mentre Mps non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito alla questione. 

I tassi negativi delle banche tedesche e belghe

Spostandoci poco più a nord del nostro Paese, assistiamo a una situazione nella quale le banche hanno iniziato a prevedere dei tassi di interesse negativi anche per i clienti privati le cui giacenze siano molto elevate. 

La banca berlinese Volksbank, che è, ad oggi, la seconda più grande banca cooperativa tedesca, ha iniziato a imporre un tasso negativo dello 0,5% su depositi che siano superiori a 100.000 euro. La banca belga Ing, invece, applica un tasso di interesse dello 0,5% sui conti correnti i cui depositi siano superiori ai due milioni di euro. In Belgio il tasso negativo sui grandi clienti corporate è stato introdotto da Kbc. 

Quanto detto fin qui aiuta a capire che al giorni d’oggi tenere troppi soldi sul proprio conto corrente non è conveniente ma, al contrario, può risultare rischioso e controproducente. Il Fidt, ovvero il Fondo interbancario di tutela dei depositi, garantisce i soldi fino a un massimo di 100.000 euro: ciò significa che in caso di fallimento della banca si perderebbero i capitali in più che sono stati depositati. 

A partire dal 2016, infatti, sono in vigore le norme europee del bail in, che impongono la gestione della crisi degli istituti di credito con l’utilizzo di risorse private, per fare in modo di non gravare sui contribuenti e sul deficit. Nella pratica questo si traduce con la possibile aggressione di conti correnti con più di 100.000 euro da parte di azionisti e obbligazionisti nei casi in cui la banca dichiari il proprio fallimento. 

Al contrario, i conti correnti con poco deposito presentano dei vantaggi di non poco conto: per esempio, quando il saldo sul conto corrente è inferiore a 5.000 euro non si paga l’imposta di bollo e si possono risparmiare 34,20 euro all’anno. Allo stesso modo, chi non ha depositato troppi soldi sul proprio conto corrente sarebbe al sicuro anche nel caso in cui il Governo decidesse di introdurre l’imposta patrimoniale. 

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