Riqualificazione energetica: il 55% non basta

Misure insufficienti per un cambiamento importante ed efficace degli impianti energetici domestici: è quanto sostenuto dalle più grandi aziende italine operanti nel settore della riqualificazione energetica sull’emendamento presente nel nuovo testo relativo alla Finanziaria 2011, che prevede un ritorno della detrazione del 55%, cosi come previsto già oggi.

Ciò che cambia, però, è il tempo di validità del beneficio fiscale: mentre finora la detrazione riguardava un lasso di tempo di 5 anni, oggi la stessa percentuale sarà valida per 10 anni. Una differenza molto importante che, secondo Federico Musazzi, segretario dell’Associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, non sarà sufficiente a raggiungere gli obiettivi fissati dal Governo entro il 2020.

Anche altre associazioni nazionali hanno criticato l’emendamento: il rischio, secondo diversi punti di vista, è che la situazione italiana stenti a cambiare ed è necessario, invece, che vi sia un cambio di rotta nel più breve tempo possibile. Secondo i dati diffusi da Assotermica, delle oltre 19 milioni di caldaie presenti in case e in edifici sul territorio nazionale, ben 7 milioni di esse sono altamente inquinanti.

La scelta della detrazione del 55% in dieci anni sembrerebbe, secondo l’Anit, una sorta di “contentino” per evitare critiche e proteste, che non risolvono comunque il problema di fondo. Senza contare che il lasso di tempo prolungato non tiene conto di altre variabili, come ad esempio il peso dell’inflazione nei prossimi anni.

Dal canto suo, il Governo prevede di avere maggiori entrate per quanto riguarda l’IVA, già dal prossimo anno, per circa 125 milioni di euro, mentre i costi previsti per i prossimi anni dall’operazione dovrebbero aggirarsi intorno ad 1,8 miliardi di euro.

fficienti per un cambiamento importante ed efficace degli impianti energetici domestici: è quanto sostenuto dalle più grandi aziende italine operanti nel settore della riqualificazione energetica sull’emendamento presente nel nuovo testo relativo alla Finanziaria 2011, che prevede un ritorno della detrazione del 55%, cosi come previsto già oggi.

Ciò che cambia, però, è il tempo di validità del beneficio fiscale: mentre finora la detrazione riguardava un lasso di tempo di 5 anni, oggi la stessa percentuale sarà valida per 10 anni. Una differenza molto importante che, secondo Federico Musazzi, segretario dell’Associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, non sarà sufficiente a raggiungere gli obiettivi fissati dal Governo entro il 2020.

Anche altre associazioni nazionali hanno criticato l’emendamento: il rischio, secondo diversi punti di vista, è che la situazione italiana stenti a cambiare ed è necessario, invece, che vi sia un cambio di rotta nel più breve tempo possibile. Secondo i dati diffusi da Assotermica, delle oltre 19 milioni di caldaie presenti in case e in edifici sul territorio nazionale, ben 7 milioni di esse sono altamente inquinanti.

La scelta della detrazione del 55% in dieci anni sembrerebbe, secondo l’Anit, una sorta di “contentino” per evitare critiche e proteste, che non risolvono comunque il problema di fondo. Senza contare che il lasso di tempo prolungato non tiene conto di altre variabili, come ad esempio il peso dell’inflazione nei prossimi anni.

Dal canto suo, il Governo prevede di avere maggiori entrate per quanto riguarda l’IVA, già dal prossimo anno, per circa 125 milioni di euro, mentre i costi previsti per i prossimi anni dall’operazione dovrebbero aggirarsi intorno ad 1,8 miliardi di euro.

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