È battaglia legale sulla Piracy Shield, la piattaforma anti-pirateria dell’AGCOM (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) che oscura i siti che diffondono illegalmente eventi sportivi live nei 30 minuti successivi alla segnalazione dei titolari dei diritti.
Assoprovider, l’associazione degli operatori di telecomunicazioni indipendenti, ha deciso di rivolgersi al Consiglio di Stato per chiedere lo stop di Piracy Shield a seguito di “decine di segnalazioni di utenti, imprese ed associazioni, ingiustamente lese nei propri diritti”. Secondo Assoprovider, infatti, quello che è stato ribattezzato lo “scudo anti-pezzotto” avrebbe bloccato nei mesi scorsi anche siti estranei ad attività di pirateria.
Nel paragrafo che segue entreremo nelle pieghe della vicenda legale che potrebbe mettere a rischio il futuro di Piracy Shield, il software entrato in vigore il 31 gennaio 2024 e che dovrebbe portare anche a multe per gli utilizzatori finali. Prima, però, ti ricordiamo che se vuoi goderti i momenti più emozionanti della tua squadra del cuore senza utilizzare sistemi illegali a rischio sanzioni, puoi trovare le offerte pay TV convenienti per il calcio e tutto lo sport utilizzando il comparatore di SOStariffe.it. Per una panoramica delle varie opzioni, premi il pulsante verde qui sotto:
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Piracy Shield sotto la lente del Consiglio di Stato a maggio 2024
PIRACY SHIELD: LE TUE DOMANDE |
PIRACY SHIELD: LE NOSTRE RISPOSTE |
Cos’è Piracy Shield? |
È la piattaforma anti-pirateria che ha messo a punto l’AGCOM contro lo streaming illegale di eventi sportivi in diretta |
Come funziona questo software? |
Oscura i siti web che trasmettono illegalmente eventi sportivi live entro 30 minuti dalla segnalazione dei titolari dei diritti |
È vero che Piracy Shield è al centro di una diatriba giudiziaria? |
Sì, Assoprovider ha deciso di rivolgersi al Consiglio di Stato contro Piracy Shield, dopo aver perso un ricorso al TAR del Lazio |
Quali sono le motivazioni del ricorso al Consiglio di Stato? |
Secondo Assoprovider, la piattaforma dell’AGCOM avrebbe bloccato nei mesi scorsi anche siti estranei ad attività di pirateria |
Cosa succede ora? |
Saranno i giudici del Consiglio di Stato a doversi pronunciare sul tema |
“Le decine di segnalazioni di utenti, imprese ed associazioni, ingiustamente lese nei propri diritti, hanno convinto l’Associazione a continuare la sua battaglia per la legalità e la tutela dei diritti dei cittadini su internet”. È questa la principale motivazione che ha spinto Assoprovider a continuare “la sua battaglia di legalità sulla piattaforma dell’AGCOM, Piracy shield” e ad impugnare “le disposizioni regolamentari davanti al Consiglio di Stato, attraverso lo Studio Legale Sarzana di Roma”.
Da sempre contraria al software Piracy Shield, l’associazione che raggruppa i piccoli e medi operatori di prossimità aveva già presentato un ricorso al Tar contro le modalità di blocco dei siti adottate dallo “scudo anti-pezzotto”. Ma, con la sentenza n. 1223 del 22 gennaio 2024, la IV Sezione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio aveva respinto il ricorso di Assoprovider, confermando la legittimità della piattaforma dell’AGCOM nell’oscurare in tempo reale i siti che trasmettono contenuti sportivi live senza averne i diritti.
Eppure, la sentenza del Tar del Lazio non ha scoraggiato Assoprovider che, nei mesi scorsi, ha inviato “un’istanza di accesso agli atti all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, per ottenere la lista dei provvedimenti di inibizione all’accesso attuati attraverso la piattaforma Piracy Shield”. In particolare, Assoprovider chiedeva di sapere cosa fosse successo nelle giornate del 15 e 24 febbraio 2024, “quando, secondo diverse testate italiane, sarebbero stati inviati alla piattaforma ordini di inibizioni verso indirizzi IP e nomi di dominio del tutto estranei ad attività di pirateria”. Risposte che non sarebbero arrivate. Al contrario, la mossa avrebbe sortito una multa “per ostacolo ad attività di vigilanza nel contesto dell’attività della piattaforma Piracy Shield”, come riferisce la realtà che raggruppa gli Internet service provider (ISP).
Ora, con il ricorso al Consiglio di Stato, si apre un nuovo capitolo della diatriba legale che vede al centro la piattaforma Piracy Shield e il suo futuro. “Assoprovider – commenta il presidente del Consiglio direttivo, Giovanbattista Frontera – continuerà ad invocare i princìpi di legalità e di tutela dei diritti davanti alla Magistratura, come ha sempre fatto e non avrà timore di denunciare gli errori del sistema davanti a tutte le giurisdizioni ed istituzioni possibili, nel rispetto della legge”.