di

Telefonia mobile e campi elettromagnetici: livelli di esposizione in Italia

Il tema delle emissioni provenienti da antenne per la telefonia mobile ha generato preoccupazioni presso i consumatori legate alla paura di un effetto sulla salute e polemiche tra cittadini, amministrazioni e operatori. Gli allarmi si susseguono a più riprese e hanno trovato nuovo slancio dopo che IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi a radiofrequenza tra gli agenti possibilmente cancerogeni (gruppo 2B). 

Telefonia mobile e campi elettromagnetici: livelli di esposizione in Italia

Cellulari e stazioni radio base (BTS, Base Transceiver Station) emettono campi elettromagnetici alle relative frequenze di funzionamento. Una fotografia dei livelli di esposizione da campo elettromagnetico in Italia è stata scattata da Elettra 2000, sulla base delle misurazioni effettuate dal 2005 al 2011 con il veicolo BluShuttle.

Confronta offerte Telefonia Mobile »

Introduzione

Elettra 2000 è un consorzio costituito senza fini di lucro da FUB (Fondazione Ugo Bordoni), FGM (Fondazione Guglielmo Marconi) e Università di Bologna per creare conoscenza in materia di bioelettromagnetismo, vale a dire sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici, e avviare un dialogo tra mondo scientifico, mondo politico, industria e cittadinanza.

Un dialogo difficile, evidenzia il consorzio. È a partire dalla fine degli anni 90 del secolo scorso e a seguito del numero sempre maggiore di installazioni radio per sistemi di telecomunicazione che si è diffuso uno stato di disagio profondo, legato alla paura di un effetto sulla salute derivante dalla esposizione ai campi elettromagnetici generati dalle antenne radianti, dagli elettrodotti e anche dagli elettrodomestici di uso comune, ricorda Elettra 2000.

Con specifico riferimento alle emissioni provenienti da antenne per la telefonia mobile, la fine degli anni ’90 e i primi anni del nuovo secolo sono stati caratterizzati da polemiche tra cittadini, amministrazioni e operatori di telecomunicazioni, correlate proprio al tema degli effetti sulla salute. 

«Il tutto in uno scenario in cui il mondo scientifico non ha fornito ancora una risposta conclusiva e la IARC, con la classificazione dei campi a RF tra gli agenti possibilmente cancerogeni (gruppo 2B), ha rilanciato allarmi e polemiche che parevano essersi affievoliti», scrive il consorzio.

Prima di illustrare i risultati delle misurazioni effettuate, è utile chiarire cosa si intenda con le espressioni campo elettromagnetico, frequenza ed elettrosmog, e fornire un quadro della normativa italiana.

Campo elettromagnetico

Il campo elettromagnetico è un’entità fisica che rende conto delle interazioni tra cariche elettriche, spiega Elettra 2000. In particolare, il campo elettrico (E) può essere considerato come la rappresentazione delle proprietà di un ambiente in relazione alla presenza di cariche elettriche. L’intensità di un campo elettrico si misura in Volt per metro (V/m).

In modo analogo, il campo magnetico (H) rappresenta la forza che agisce su oggetti in movimento dotati di carica elettrica. Si misura in Ampére per metro (A/m). Sia E che H sono vettori, vale a dire grandezze che per essere completamente definite necessitano di un numero (l’intensità), di una direzione e di un verso.

Quando E ed H variano nel tempo – prosegue il consorzio – risultano legati l’uno all’altro. Per questo, in tale caso, si parla di campo elettromagnetico. «I campi elettromagnetici sono stati studiati fin dall’ottocento; in particolare, Hertz dimostrò sperimentalmente la propagazione, alla velocità della luce, del campo elettromagnetico nello spazio, a partire dalla sorgente che lo irradia. Marconi dimostrò che tale propagazione poteva essere utilizzata per trasportare informazioni».

Frequenza di un campo elettromagnetico

Il concetto di frequenza (f) si associa alla variazione temporale dell’ampiezza del campo elettromagnetico, spiega Elettra 2000. Nel caso semplice in cui, fissato un punto dello spazio, il campo in quel punto vari nel tempo con un andamento sinusoidale, allora la frequenza del campo corrisponde al numero di cicli che il campo stesso compie in un secondo. La frequenza si misura in Hertz (Hz).

Elettrosmog

Il termine elettrosmog e l’espressione inquinamento elettromagnetico sono entrati nell’uso comune per indicare la presenza di campi elettromagnetici nell’atmosfera. Ogni corpo con temperatura diversa dallo zero assoluto (-273° C) – e quindi anche il corpo umano e la terra – emette una radiazione elettromagnetica che dipende dalla temperatura a cui si trova, precisa il consorzio. Esiste pertanto un fondo elettromagnetico naturale.

L’introduzione di sorgenti elettromagnetiche artificiali, quali appunto una stazione radio base, un cavo attraversato da corrente, un elettrodomestico alimentato da rete elettrica o pile, non fa altro che innalzare il fondo elettromagnetico naturale di cui sopra.

Campi elettromagnetici: limiti vigenti in Italia

In Italia, i limiti applicati alla esposizione ai campi elettromagnetici sono estremamente più restrittivi rispetto a quanto indicato da ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), ricorda Elettra 2000.

Per l’elettrosmog prodotto da campi ad alta frequenza (10 KHz – 300 GHz), nei quali rientrano i campi generati dagli impianti radiotelevisivi e di telefonia mobile, si distingue tra:

  • limiti di esposizione: hanno lo scopo di proteggere dagli effetti acuti
  • valori di attenzione: hanno lo scopo di proteggere dai possibili effetti a lungo termine

  • obiettivi di qualità: nuove installazioni e adeguamenti delle preesistenti devono produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio

L’approccio restrittivo seguito in Italia – evidenzia il consorzio – non ha un vero e proprio fondamento scientifico, ma è stato imposto da decisioni di natura politica per assecondare l’elevata percezione del rischio riguardo agli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute.

«Queste scelte influenzano in modo massiccio le procedure autorizzative per l’installazione di stazioni radio base sul territorio e rischiano di portare, nel tempo, a un rallentamento nella introduzione di nuove tecnologie basate su trasmissione di segnali via radio, come ad esempio l’LTE», scrive Elettra 2000.

Confronta offerte 4G LTE »

Livelli di esposizione in Italia: dato aggregato

Sono circa 100 le campagne di misurazione dei livelli di esposizione da campi elettromagnetici prese in esame dal consorzio per scattare una fotografia del panorama italiano. Il dato aggregato a livello nazionale mostra uno scenario estremamente confortante per quanto riguarda i livelli di esposizione, informa Elettra 2000.

  • il 37% dei rilievi è al di sotto della soglia di sensibilità degli strumenti (0,25 V/m)
  • il 54% dei rilievi è compreso nel range 0,26 – 1 V/m
  • il 6% dei rilievi è compreso nel range 1 – 3 V/m
  • il 2% dei rilievi è compreso nel range 3 – 6 V/m
  • l’1% dei rilievi è superiore ai livelli di attenzione

Livelli di esposizione in Italia: Nord, Centro, Sud, Isole

Nel Nord Italia, il livello di campo elettrico si attesta nel range più basso nel 43% dei siti, contro il 5% rilevato in Italia Centrale, il 7% al Sud e il 18% nelle Isole. Il Nord Italia, dunque, ha i livelli di esposizione più elevati nel Paese.

Primato negativo per il Nord Italia anche per i siti che presentano livelli di campo elettrico nel range intermedio: 51% contro il 5% del Centro, il 7% del Sud e il 18% delle Isole. «Si tratta in ogni caso di valori che non dovrebbero destare preoccupazione in quanto ampiamente al di sotto dei livelli di attenzione indicati nel quadro normativo italiano», scrive il consorzio.

Commenti Facebook: