Tasse sui salari: l’Italia tra i peggiori

La pressione fiscale è allarmante. L’Italia questa volta non è il fanalino di coda ma poco manca. L’aspetto peggiore è rappresentato dalla crescita costante del prelievo che va ad erodere gli stipendi. I dati sono stati elaborati dall’Ocse che ha confrontato l’andamento del cuneo fiscale in Europa tra il 2015 e 2016. Ecco quali sono i risultati.

tasse
Il cuneo fiscale che aggredisce gli stipendi in Italia è superiore alla media

L’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europeo lancia l’allarme. La pressione fiscale sui salari di alcuni Paesi è molto preoccupante. Lo studio intitolato “Taxing Wages”, che sarà reso disponibile dai primi di maggio, evidenzia come la busta paga dei lavoratori europei sia sempre più messa a repentaglio dal cuneo fiscale. In alcuni casi i prelievi vanno ad intaccare concretamente la disponibilità di liquidità dei lavoratori che devono per questo ricorrere a prestiti privati. Non è un caso che le richieste di questi prodotti finanziari, complice anche l’abbassamento dei tassi d’interesse, sia in generale crescita.

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La situazione in Italia

A fronte di un aumento della pressione fiscale sui salari dello 0,76% l’Italia è quarta tra i peggiori Paesi d’Europa. Le tasse erodono lo stipendio del 49%. Una percentuale ben superiore alla media che si attesta al 35,9%. I dati sono riferiti al peso del fisco su un salario medio di una persona single priva di figli a carico. A pari merito c’è anche l’Ungheria. Ci segue a ruota la Francia con il 48,5%.

Se la situazione per i lavoratori non è felice, anche i datori di lavoro non esultano. Per i loro dipendenti infatti devono pagare imposte che arrivano ad una copertura del 24,3% dei contributi. L’Italia in una classifica per costo totale del lavoro si trova al 15esimo posto con 54.484 dollari per dipendente “single” a parità di potere d’acquisto e al 19esimo per salario lordo con 41.250 dollari.

Dando uno sguardo solo agli incrementi percentuali, quello dell’Italia è il secondo maggiore, prima di noi il Portogallo che ha dovuto sopportare un incremento della pressione fiscale sui salari dello 0,86% arrivando così al 42%. Tale aumento è generato da superiori imposte sul reddito e non dai contributi previdenziali che rimangono inalterati. Tornando all’Italia l’incremento maggiore si verifica con le famiglie monoreddito con due figli. In questo caso il cuneo è cresciuto dello 0,93%.

Il podio dei Paesi con più tasse sui salari

Sul podio di posizionano una inaspettata Germania con il 49,4%, medaglia d’argento per l’Austria con una percentuale sostanzialmente simile pari al 49,5%. Primeggia la classifica il Belgio con una percentuale che arriva addirittura al 55,3%. Unica nota positiva per quest’ultimo paese è rappresentato da un dato migliorativo di 0,3 punti sull’ultimo anno. Una magra consolazione.

Il report dell’Ocse offre anche uno spaccato sui trend di crescita e decrescita. Il panorama complessivamente mostra una pressione fiscale in crescita diffusa in ben 24 Paesi contro un calo in 8. La media, fatti gli aggiustamenti del caso, è rimasta sostanzialmente immutata dal 2014 attestandosi dunque al 35,9%. Le fluttuazioni nel tempo sono state le seguenti: aumento di 0,9 punti tra il 2010 e il 2014, calo di 1 punto tra il 2007 e il 2010 passando dal 36% al 35%.

Le riforme che comportano uno stimolo fiscale sono le più preziose, compresa la riduzione cuneo fiscale e l’aumento della spesa pubblica per le politiche attive del mercato del lavoro” afferma il Fondo Monetario Internazionale”. “Ora è il momento giusto in molte economie avanzate per portare avanti ulteriori riforme dei prodotti e del mercato del lavoro: c’è un forte bisogno e c’è margine sostanziale per riformare, il contesto politico è favorevole, e tali riforme possono aumentare i potenziali livelli di produzione e di occupazione nel medio termine” – prosegue la nota.

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