Tassa su smartphone e altri dispositivi tecnologici: associazioni consumatori sul piede di guerra

Una tassa sui dispositivi tecnologici? E’ da tanto tempo che se ne parla ma questa volta il rischio che venga imposta in maniera consistente sarebbe davvero concreto. Come riferisce il quotidiano Corriere della Sera, sta per arrivare una modifica al tributo ribattezzato “Rideterminazione dei compensi per copia privata”.

Potrebbe aumentare i prezzi di tutti i prodotti con memoria di archiviazione digitale

In parole povere sarebbe un contributo che si aggiungerà al prezzo base di smartphone, ma anche tablet, televisori con hard disk per la registrazione, hard disk esterni, chiavette USB e computer. Insomma, la tassa andrebbe a colpire tutti quei devices dotati di memoria di archiviazione.

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Ma a quanto potrebbe ammontare l’aumento: sempre secondo le prime anticipazioni, si partirebbe da poco più di 5 euro (precisamente 5,20 euro) per i cellulari avanzati e fino addirittura a 40 euro nel caso di decoder con memoria particolarmente generosa (circa 400 GB). Cifre importanti, quindi, se teniamo conto del numero di dispositivi tecnologi che un utente possiede: se per ogni device sarà necessario pagare un tributo, è abbastanza chiaro che il totale delle tasse potrebbe raggiungere importi davvero alti. Paradossalmente questo tipo di tassazione andrebbe a colpire i prodotti più economici, rendendo ancora più difficile l’accesso a questo tipo di dispositivi alle fasce meno abbienti.

Inoltre bisogna tenere a mente che questa tassa andrebbe ad aggiungersi ad un’altra imposta, ovvero l’IVA, già al 22% per quanto concerne la tecnologia. Se da una parte il tributo è già presente su alcuni prodotti – come ad esempio gli smartphone – ma con aumenti davvero esigui, ora la paura è che la situazione possa sfuggire di mano, gravando ancora una volta sulle tasche dei cittadini.

Ma perché bisogna pagare questa tassa così incomprensibile? Secondo la SIAE (Società Italiana Autori Editori) sarebbe un contributo dovuto “in cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni tutelate dal diritto d’autore. In questo modo l’ente punta a recuperare una parte delle perdite di un settore in crisi, principalmente a causa della pirateria.

Se finora nessuno ci aveva fatto molto caso, però, ora la tassa rischia di essere così pesante rispetto al prezzo d’acquisto che le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. Anche il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo sta cercando di tranquillizzare i cittadini, facendo sapere che il ministro Massimo Bray sta già lavorando ad una soluzione condivisa, che possa soddisfare tutte le parti senza squilibri inaccettabili.

Questa norma, regolata con un decreto ministeriale, prevede dei rinnovi triennali, secondo una legge dell’Unione Europea. Il precedente decreto risale al 2009, quindi la precedente norma è da considerarsi ormai scaduta ed è necessario riformularne una ex novo, con un nuovo adattamento tariffario. Tale adattamento però, secondo quanto dichiarato da Maurizio Iorio dell’Andec Confcommercio, potrebbe causare un aumento sconsiderato di prezzi, in alcuni casi verranno addirittura quintuplicati.

 

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