Tassa smartphone non esiste: «voci infondate»

Sin da ieri pomeriggio si parla sulla “tassa smartphone“, ovvero un balzello che colpirebbe tutti i dispositivi tecnologici, dal cellulare o smartphone al PC, passando per i tablet e i decoder. Per alcuni di questi dispositivi paghiamo già questo tributo, che però adesso sarebbe aumentata. Ma il Mibac smentisce: “si tratta di voci infondate”.

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Continua la polemica sulla presunta “tassa smartphone“, ovvero un tributo stabilito dalla Siae (Società italiana autori editori) che riguarda la “Rideterminazione dei compensi per copia privata”, tassando tutti i dispositivi hi-tech che svolgono il ruolo da archivio digitale.

Il tributo esisteva già ma finora incideva in maniera piuttosto bassa sul costo del device. Secondo quanto stabilito dalla Siae , la tassa si paga “in cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore“.

Questo vuol dire che il cliente deve pagare un tributo per la possibilità di fare una copia di contenuti audio-video; ad esempio, per spostare i brani musicali da un cd o dvd su un lettore Mp3, chiavetta USB, smartphone o tablet. Oppure per salvare un film, un programma tv o un video di YouTube sull’hard disk esterno. In qualche modo, la tassa della Siae servirebbe a compensare i mancati introiti degli autori.

Tassa in aumento o nuova tassa?

La novità riguarda tanto l’aumento di un tributo che già esisteva, come la nuova tassazione su alcuni dispositivi che finora ne erano esentati. D’altronde, la tassa sarebbe gravata della nuova aliquota Iva al 22%, dato che incide sul prezzo finale dei dispositivi.

Di seguito, facciamo un elenco con gli importi da pagare per ogni device:

  • Telefono cellulare: 0,61 euro (compreso di Iva);
  • Smartphone: 6,34 euro (prima erano 0,90 euro);
  • Tablet: 6,34 euro (nuova tassa);
  • Computer: 7,32 euro (contro i 1,90-2,40 euro finora);
  • Tv con funzione di registrazione: 6,1 euro (nuova tassa);
  • Chiavette USB: fino a 10,98 euro (oggi si pagano 0,09 euro);
  • Hard disk/Mp3: 15,71 euro (la tassa finora era di 9,66 euro);
  • Decoder con memoria: 39,28 euro (contro i 28,98 euro che paghiamo adesso).

Ministero rassicura: “la tassa non esiste”

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibac) ha rassicurato che «Non è prevista nessuna tassa su smartphone e tablet e le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate».

La norma a cui fa riferimento il Ministero è quella relativa all’equo compenso per i produttori di contenuti, regolata attraverso decreto ministeriale, in attuazione di una norma vincolante europea che impone rinnovi triennali. Il precedente decreto del 2009 è scaduto e il Ministro Massimo Bray «sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi».

Anche Confindustria cultura smentisce: “Priva di fondamento l’ipotesi per la quale l’industria culturale, gli editori e gli autori di questo Paese abbiano chiesto al Governo una nuova tassa sui dispositivi di nuova generazione (smartphone, tablet ecc). Le cifre che circolano sui mezzi di informazione non corrispondono al vero e servono soltanto a creare disinformazione e inutili polemiche tra gli operatori”.

L’adeguamento dei compensi per le riproduzioni personali a scopo privato di opere digitali è un atto dovuto dalla legge ed è finalizzato a sostenere la cultura di questo Paese e i lavoratori del settore. Come succede ovunque in Europa”, conclude Confindustria.

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