Quando il digitale è “made in Africa”

Silicon Africa vi suona strano? Se non proprio “silicon” anche l’Africa si è completamente rivolta al digitale come metodo assoluto di riscatto di fronte ad un mondo, quello dei big di questo settore, che in un certo qual modo ha sempre preferito snobbare il continente nero. Facebook, Amazon, Google, Apple hanno lasciato spazi enormi sul mercato, e chi fa impresa nel digitale nel continente nero sembra proprio essersene accorto.

Il digitale e il continente nero

E allora ecco che il 2014 potrebbe essere l’anno del digitale per i prodotti totalmente “made in Africa”: esiste il tablet fabbricato in Congo (Way-C, foto in copertina), il social network sudafricano e diverse app prodotte in Kenya. Vi suona ancora strano?

Il continente nero è foriero da sempre di piccole e incredibili rivoluzioni che spesso e volentieri passano inosservate, un paese come il Kenya ad esempio come spiega un noto imprenditore africano Mark Kaigwa è un paese dove paradossalmente si fa un utilizzo più massiccio della tecnologia che in Europa. Basti pensare quante applicazioni mobile sono nate proprio in Kenya per dare manforte ad un’assistenza sanitaria da sempre deficitaria.

Non mancano in Africa altre curiosissime app focalizzate su problemi della nostra società che il digitale se non altro può permettersi di alleviare: il traffico e il cibo. Sì ci sono app che nonostante il traffico infernale del Cairo mettono in condizione l’utente attraverso mobile di potersi orientare all’interno di ingorghi infernali grazie a Beyolak. Esistono anche soluzioni suggestive come M-Farm, una app creata in Kenya che consente agli agricoltori del paese di conoscere in tempo reale i prezzi dei cereali sul mercato. Sempre in Kenya, nella capitale Nairobi esiste M-Shop, che permette agli utenti tramite mobile di acquistare i biglietti di quasi tutte le linee del trasporto pubblico.

Se a qualcuno venisse invece in mente di conoscere nuovi amici in rete oppure comunicare i propri interessi con altre persone a distanza di migliaia di chilometri non deve far altro che registrarsi a MXit, social network sudafricano, e iniziare a chattare proprio come nel più popolare Facebook.

Staremo a vedere se tutto questo fermento di startupper, applicazioni e device farà il grande salto anche nei mercati occidentali. Unica cosa che salta realmente all’occhio sono i prezzi. Sicuramente l’acquisto di un tablet fabbricato in Congo è più economico di qualsiasi altro device prodotto nel resto mondo, anche se spesso nel magico mondo del digitale un prezzo davvero vantaggioso non basta per sbancare il mercato, per sfondare in questo settore infatti bisogna essere “cool” e non tutti se lo possono permettere.

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