Poste Italiane verso la privatizzazione entro fine anno

Privatizzazione entro il 2014 per Poste Italiane? Sembrerebbe di sì, almeno secondo il dossier che è arrivato sul tavolo di Palazzo Chigi durante una riunione tenuta per decidere il futuro della società e parlare delle sue possibilità di valorizzazione.

Poste italiane
Una quota del 30-40% dovrebbe essere ceduta

L’incontro è stato presieduto da Filippo Patroni Griffi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, insieme ad Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni. Tra gli altri partecipanti, le più alte cariche delle parti interessate: l’amministratore delegato di Poste Italiane Massimo Sarni, l’amministratore delegato di Cassa Depositi Prestiti Giovanni Gorno Tempini, per il Tesoro Francesco Parlato, direttore finanza e privatizzazioni, e Vincenzo Lavia, direttore generale.
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Si segue quanto il Presidente del Consiglio Gianni Letta aveva annunciato lo scorso dicembre a proposito di una vendita di quote del gruppo che, secondo indiscrezioni arrivate a Reuters, dovrebbe essere pari al più al 30-40%.

Viene escluso infatti, secondo le fonti, la cessione di una quota di maggioranza di Poste Italiane Spa o di quote delle sue controllate, come Banco Posta o Poste Vita, che metterebbero in difficoltà il resto dell’azienda. Niente temute «soluzioni spezzatino», insomma, anche se Sarmi a ottobre aveva auspicato una valorizzazione che riguardasse tutte le attività del gruppo e non singole società.

Durante l’incontro, nell’ottica delle futura privatizzazione, si è anche esaminato il tema della definizione del quadro regolatorio della convenzione tra Cassa depositi prestiti e Poste nonché dei crediti di Poste Italiane verso lo Stato.

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