Miracolo Spotify

Quando avevano sentito il progetto di business di Daniel Ek, fondatore di Spotify, investitori e case discografiche non sapevano se ridere o se piangere. Regalate le vostre canzoni alle persone e vedrete che prima o poi le compreranno. Questo era l’assioma assurdo che Ek pretendeva di far sentire a chi non ne voleva sapere. Sta di fatto che però, a distanza di 8 anni dall’anno di fondazione di Sportify di sicuro, Ek e Lorentzon, investitore e co-founder di Spotify, non hanno tempo di piangere, essendo che l’ingresso in borsa è imminente.

Ecco il tanto agognato sbarco in borsa

Spotify sbarca in borsa con un vantaggio solidissimo su tutta la concorrenza. Un’esplosione di forza l’azienda svedese, che da circa un paio d’anni pare proprio non volersi arrestare. Sono 10 milioni gli abbonati che pagano mensilmente 9,9 euro per ascoltare circa 30 milioni di brani, sono altrettanti 30 milioni gli utenti che invece accedono gratis alla piattaforma beneficiando di un servizio gradevole, ma pur sempre ridotto.

Affascinati da Napster e da tutto il mistero che gli si era avvolto intorno, dal rapido successo e al contestuale velocissimo declino, i due ragazzi svedesi, giovanissimi, Ek, CEO e creativo di soli 31 anni, e Lorentzon Business Developer di 35 anni già manager di successo con Tradedoubler, avevano capito fin da subito che il mondo della musica sarebbe mutato celermente con l’avvento del digitale.

L’ingresso a Wall Street per il duo svedese era ormai nell’aria. Sul finire del 2013 avevano fatto breccia nel cuore di una delle join ventures hi-tech più prestigiose al mondo, Techonology Crossover Ventures, ottenendo fondi per 250 milioni di dollari. Se si pensa a come tutto era cominciato nessuno avrebbe comunque mai immaginato che un’idea così balzana avrebbe rivoluzionato in modo significativo l’industria discografica e l’approccio internet mobile all’ascolto dei brani musicali.

La vera forza di Spotify ora sta negli utenti paganti. Utenti questi che hanno quadruplicato il fatturato; l’85% del revenue dell’azienda deriva proprio da lì, mentre il 15% si basa su investimenti pubblicitari. La crescita del consumo in streaming di brani musicali del resto è diventata sempre più alta e un gigante come Apple sta facendo di tutto per accaparrarsi un mercato che è cresciuto vertiginosamente tra il 2008 e il 2013, con un lieve calo dei consumi, 1%, solo per quanto riguarda il download.

Nonostante la tendenza molto positiva, c’è anche da dire che lo sbarco in borsa di Spotify non lascia tutti tranquilli. L’esborso che l’azienda deve sostenere ogni mese alle case discografiche è altissimo, si parla di un 70% degli introiti incassati, e sebbene il fatturato dal 2011 sia enormemente salito fino a 435 milioni di dollari, anche le perdite non sono state da meno, l’ultimo bilancio le quantificava in 58.7 milioni di dollari.

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