L’inafferrabile Uber

Due settimane fa sono state le proteste dei taxisti a scandire in maniera netta ed ineluttabile i momenti più concitati del Wired Next Fest 2014. In una giornata di sole, al parco Indro Montanelli di Porta Venezia, sono volati spintoni, uova, e insulti. Un brutto pomeriggio, i taxisti di Milano contro tutti ma con un solo obiettivo: respingere l’avanzata inesorabile di Uber, ma chi è Uber e cosa vuole dal mondo?

Se cerchi un taxi in Italia puoi telefonare a Travis Kalanick...

Uber è la creatura di Travis Kalanick, per chi non lo conoscesse Travis è una di quelle persone con il pallino della rivoluzione dei costumi, dell’economia e dell’informatica. Nato 37 anni fa in Silicon Valley, Travis Kalanick ha alle spalle il classico percorso di quei “piccoli geni” che quando si mettono in testa una cosa, vanno fino in fondo. A Kalanick i taxisti pare non siano mai piaciuti, così ha creato Uber, un’applicazione che mette in collegamento via mobile autisti di vetture private con chi cerca un passaggio a pagamento.

Kalanick ha alle spalle un’esperienza nel settore che non gli permette di piegare la testa di fronte alle lobby che a suo dire non consentono lo sviluppo delle sue innovative imprese. Uber, fondata qualche anno fa assieme all’amico di infanzia Garrett Camp, dicono i media finanziari, incassi circa 20 milioni di dollari alla settimana; è ora attiva in 18 paesi del mondo, dalla Colombia alla Cina, e il suo grande momento di splendore non sembra potersi arrestare così facilmente. Il nemico dei taxisti di Milano, Travis, con imprese del genere nell’ambito internet mobile ci aveva comunque già provato anni fa. Inizia il debutto nel business con Scour, sito dove si poteva scaricare film gratuitamente, poi franato grazie ad una causa miliardaria intentata dalle major del settore… per poi giungere a fondare Red Swoosh, software house, rivenduta nel 2007 per circa 23 milioni di dollari, infine Uber.

Il signor Uber peraltro in Silicon Valley è anche molto temuto dai competitor, non a caso anni luce indietro. Jhon Zimmer, il fondatore di Lyft, forse l’unica azienda in grado di tenergli il passo, ha dovuto ammettere di fronte ai giornalisti “Se c’è un record mondiale, io non smetto finché non lo raggiungo”. Parlava di Uber, di Travis ovviamente. Insomma tutti a caccia di Travis. Esempio eclatante il “no” del Comune di Washington a Uber, dove Kalanick ha poi invitato i cittadini ad ingolfare i computer municipali con 50 mila mail di protesta; morale della favola, è stato il distretto di Washington che alla fine a dovuto dire “signor sì signor Uber”.

Braccio di ferro che dagli States si è spostato fino in Lombardia, dove Uber se la vedrà con il Ministero dei Trasporti, Travis comunque ha già fatto sapere come la pensa durante un’intervista “Divento bravo quando devo contrattare da una posizione di debolezza”.

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