Libia, minacce dell’Isis agli impianti di eni?

Le attività di eni in Libia potrebbero essere a rischio, aggiungendo così, oltre alla prima preoccupazione relativa alla salute dei dipendenti lì operanti, il rischio di una perdita per il gruppo dopo il taglio di investimenti stabilito per il crollo del prezzo del greggio. Al momento, però, l’estrazione prosegue sui livelli standard.

Eni copia
Spunta anche un fotomontaggio raffigurante l'impianto di Mellitah

Secondo quanto riportato da Lettera43, il possibile crac per l’Italia, con il blocco delle aziende operanti in Libia, potrebbe aggirarsi intorno al miliardo; osservato speciale anche il gasdotto Greenstream, che controlla le principali forniture per il Vecchio continente e per il quale eni nel 2004 ha speso 7 miliardi di euro.

Finora i giacimenti di eni sono stati risparmiati, ma c’è stato un segnale allarmante: tra i messaggi di propaganda dell’Isis diffusi via social media è spuntato anche un fotomontaggio che mostra l’impianto eni di Mellitah vicino al Colosseo ed entrambi con bandiere nere a sventolare.
Confronta le tariffe gas eni
Nel frattempo eni ha portato via dalla terraferma tutti gli espatriati, che al momento lavorano solo negli impianti offshore. Lettera43 ha raccolto la conferma da eni che la produzione continua secondo gli standard: «L’estrazione prosegue, senza flessioni, ai livelli di fine 2014: tra i 240 mila e, nelle ultime settimane, i 300 mila barili al giorno, ma come ha dichiarato l’amministratore delegato Claudio Descalzi, la priorità è la sicurezza del nostro personale».

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