Internet: chi è connesso, chi no e perché

Sono circa 3 miliardi le persone connesse a Internet in tutto il mondo, su una popolazione complessiva superiore ai 7 miliardi di individui. E sono 3 anche i principali fattori che possono spiegare il divario tra mondo connesso e mondo non connesso: la carenza di infrastrutture che consentano l’accesso alla Rete; l’impossibilità di sostenere i costi di accesso; la non rilevanza dei contenuti veicolati attraverso Internet per la vita delle persone. Il rapporto State of Connectivity: 2014 di Internet.org, alleanza globale guidata da Facebook con l’obiettivo di garantire l’accesso alla Rete in ogni angolo del pianeta. 

Internet.org e lo stato della connettività a Internet nel mondo
Il rapporto State of Connectivity: 2014 di Internet.org

Accedere a Internet da postazione fissa (ADSL, Fibra Ottica, Internet Satellitare, WiMAX) o mobile (Internet Mobile), per circa due terzi della popolazione mondiale, non è la regola, ma l’eccezione, stando alle stime di ITU (International Telecommunication Union).

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Soltanto 1 persona su 3, su scala globale, riesce ad accedere alla Rete e dunque a fruire delle risorse veicolate attraverso la stessa. Perché non ci sono più persone connesse e quali sono le barriere che ostacolano l’espansione e la diffusione di Internet a livello mondiale?

Le barriere sono da individuarsi in tre fattori di base:

  • infrastrutture
  • accessibilità economica
  • rilevanza dei contenuti

È necessario definire, attuare e coordinare azioni che rimuovano gli ostacoli in essere per ciascun fattore. Perché la connettività è un ecosistema, ove ogni elemento e ogni insieme influiscono sugli altri, spiega Internet.org, alleanza internazionale fondata da Facebook e sostenuta da Ericsson, MediaTek, Opera Software, Samsung, Nokia e Qualcomm.

Si pensi a Internet come a una vettura, suggeriscono Mark Zuckerberg e compagnia. Perché ci sono persone che non guidano? Perché alcune vivono in aree prive di strade o con vie di comunicazione qualitativamente carenti. Ecco, dunque, il primo fattore: le infrastrutture.

Altre persone non guidano perché non possono permettersi una vettura né affrontare i costi di gestione e manutenzione della medesima. Ecco, dunque, il secondo fattore: l’accessibilità economica.

Altre persone ancora non guidano perché, pur potendo permettersi una vettura, non hanno una destinazione da raggiungere oppure non sono capaci di guidare. Ecco, dunque, il terzo fattore: la rilevanza dei contenuti veicolati attraverso Internet per la vita delle persone.

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È opportuno insistere sul fattore rilevanza perché, a volte, si tende a dare per scontato che, superate le prime due barriere – infrastrutture e accessibilità economica – le persone non abbiano più motivo per non accedere a Internet.

Se così fosse, non si spiegherebbe perché mai, anche nelle aree a digital divide zero ed economicamente più avanzate, vi siano persone che non accedono alla Rete.

Perché, dunque, per non poche persone, Internet non ha rilevanza per le loro vite? Per analfabetismo di base (saper leggere e scrivere) e/o analfabetismo digitale (mancanza di competenze per utilizzare la Rete), ma anche per l’assenza di contenuti in lingua locale.

Stando allo studio Internet Access, Yes, But in my Mother Language pubblicato da World Bank, circa l’80% dei contenuti diffusi attraverso la Rete è disponibile in una delle seguenti 10 lingue:

  • inglese
  • cinese
  • spagnolo
  • giapponese
  • portoghese
  • tedesco
  • arabo
  • francese
  • russo
  • coreano

Se si guarda alle informazioni curate da GSMA (Groupe Speciale Mobile Association), il 55,8% dei contenuti veicolati in Rete è in lingua inglese, a fronte di una percentuale inferiore al 5% della popolazione mondiale di madrelingua inglese. E soltanto il 21% della popolazione mondiale, peraltro, ha un certo livello di comprensione dell’inglese.

I contenuti in lingua hindi, una delle lingue più parlate al mondo, occupano invece appena lo 0,1% del totale dei contenuti distribuiti attraverso Internet. Ecco perché GSMA, in collaborazione con Mozilla Foundation, ha lanciato il programma Digital Inclusion, volto a promuovere la diffusione di contenuti rilevanti per le comunità locali.

Secondo Internet.org, per rendere Internet rilevante per l’80% della popolazione mondiale, sarebbe necessario avere contenuti disponibili in almeno 92 lingue.

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