I piccoli azionisti rumoreggiano su Tim Brasil

Alla fine la possibilità che gli spagnoli di Telefonica acquistassero Tim Brasil per “spacchettarne” le attività tra i vari operatori dello Stato sudamericano si è sciolta come neve al pallido sole di gennaio, ma non sono mancate le reazioni degli investitori, soprattutto i piccoli azionisti.

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Telefonica ha smentito la sua partecipazione alla cordata che tanto ha fatto parlare i media nei giorni scorsi, ma la vicenda non sembra finita qui. Sono stati i piccoli azionisti di Telecom, infatti, a rilanciare dubbi e perplessità sull’assetto societario, le valutazioni relative e il futuro dell’azienda: l’associazione che riunisce i piccoli investitori, l’Asati, ha effettuato delle simulazioni per le quali l’eventuale vendita di Tim Brasil a meno di 15 miliardi di euro sarebbe da considerarsi estremamente dannosa, alla luce dell’attrattività di un mercato come il Brasile.
Confronta le offerte di Tim
Lo studio verrà inviato anche a Camere e Governo, considerati dai piccoli azionisti troppo silenziosi sugli sviluppi della vicenda. Anche con un congruo ricavo, comunque, la vendita di Tim Brasil potrebbe avere effetti deleteri: privata di un asset tanto importante e promettente, Telecom si ridurrebbe a un operatore locale regionale privo di appeal per nuovi investitori, e anche gli azionisti vedrebbero qualche breve guadagno dovuto a effetti speculativi prima dell’inevitabile riassestamento del titolo ai valori medi degli ultimi tre mesi.

Non è la prima volta che l’Asati si dichiara contraria agli accordi con Telefonica, proprio per questioni di telefonia mobile nei mercati emergenti: già nel 2009 si era detta contraria ad accordi con gli spagnoli che potessero intralciare la crescita in Sudamerica.

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