Google Project Fi non cambierà le regole del gioco nel mercato della telefonia mobile

Il mercato della telefonia mobile non sarà messo a soqquadro da Google Project Fi, sostiene Phil Goldstein di FierceWireless. Secondo l’esperto, infatti, il servizio lanciato da BigG non prevede tariffe così convenienti come invece si sostiene da alcune parti, ha una natura sperimentale e non offre caratteristiche sufficientemente interessanti per spingere i consumatori a comprare un Nexus 6. Non mancano, tuttavia, elementi che potrebbero incidere in senso positivo in termini di risparmio per i clienti e di prestazioni delle reti cellulari fornite agli stessi nel territorio statunitense. 

Google Project Fi: limiti e punti di forza
Ma avrà comunque un impatto positivo

Google Project Fi non cambierà le regole del gioco nel mercato della telefonia mobile, sostiene Phil Goldstein di FierceWireless, uno degli esperti di settore che stanno animando il dibattito riguardante il nuovo servizio lanciato dall’azienda di Mountain View (California).

Confronta tariffe di Telefonia Mobile

La questione prezzo 

Project Fi di Google, quindi, non brilla per convenienza economica, sostiene Goldstein, che cita a sostegno della sua tesi un confronto delle tariffe e delle offerte firmate BigG con quelle della concorrenza condotto da Walter Piecyk, analista di BGIT.

Con Google Project Fi, i risparmi per gli utenti individuali sarebbero marginali, mentre le famiglie che richiedono piani tariffari con dati condivisi ci andrebbero addirittura a rimettere, stando all’analisi di Piecyk.

Dubbi sulla effettiva convenienza del servizio della casa statunitense sono stati espressi anche da Ron Amadeo di Ars Technica, secondo cui le tariffe di Google Project Fi non sempre sono le più convenienti, mentre per Alistair Barr e Ryan Knutson del Wall Street Journal, la proposta è appetibile ai più.

La questione seamless handover

Un altro limite di Project Fi – prosegue Goldstein – risiede nella sua natura sperimentale e nell’assenza di informazioni chiare riguardanti il passaggio senza soluzione di continuità delle chiamate voce dalle reti Wi-Fi alle reti cellulari 4G LTE (Long Term Evolution). Anche per questo punto, Goldstein chiama in causa un analista, Dean Bubley, di Disruptive Analysis.

Google non fa menzione del cosiddetto seamless handover per le chiamate voce né con riferimento al passaggio dalle reti cellulari 4G LTE a quelle Wi-Fi né con riferimento alla transizione dalle reti Wi-Fi a quelle 2G e 3G, evidenzia Bubley. E secondo l’analista, il passaggio dalle reti 4G LTE a quelle Wi-Fi non è supportato in Project Fi.

La questione hotspot Wi-Fi

In materia di reti Wi-Fi, prima di riferire altri elementi dell’analisi di Goldstein, si ritiene opportuno dare conto delle criticità di Project Fi evidenziate da Lance Ulanoff di Mashable. Il servizio firmato Google poggia anche su un milione di hotspot Wi-Fi ad accesso gratuito e libero, ma l’azienda statunitense non ha fornito dettagli riguardanti gli stessi.

Project Fi farà senza dubbio riferimento ai circa 7.000 hotspot Wi-Fi di Starbucks, realizzati proprio da Google, ma resta da capire di chi siano gli altri 993.000 punti di accesso wireless a supporto del servizio. Ulanoff (si) chiede se BigG abbia siglato un accordo con Cablevision per sfruttare gli hotspot Optimum.

La questione Nexus 6 e invito

La natura sperimentale di Project Fi – tornando a Goldstein – trova espressione anche e soprattutto nel fatto che il servizio è disponibile soltanto per gli utenti di Nexus 6 e su invito.

Google ha sviluppato Nexus 6 in collaborazione con Motorola e pertanto conosce alla perfezione le caratteristiche e le funzioni supportate dallo smartphone ed è quindi in grado di assicurare ai clienti di Project Fi il passaggio automatico e dinamico tra le reti cellulari di Sprint e quelle di T-Mobile e di garantire i collegamenti alle reti Wi-Fi.

La questione prestazioni

Combinare le reti di Sprint e di T-Mobile è operazione complicata, sostiene Goldstein, perché Sprint opera in CDMA (Code Division Multiple Access) ed LTE, mentre T-Mobile in GSM (Global System for Mobile Communications), HSPA+ (Evolved High Speed Packet Access) ed LTE.

L’unica banda dello spettro radio che Sprint e T-Mobile hanno in comune è quella dei 1900Mhz, con Sprint che la usa per il CDMA e per la LTE e T-Mobile che la impiega per HSPA+, aggiunge l’esperto.

Le effettive capacità della rete delle reti (per usare l’espressione utilizzata da Google) di Project Fi sono dunque tutte da verificare. Ed ecco anche perché il servizio è disponibile soltanto su invito. Una eventuale adesione di massa potrebbe creare difficoltà.

I punti di forza e l’impatto sul mercato

Goldstein non vede tutto nero. Project Fi avrà comunque un impatto positivo sul mercato. Uno dei punti del servizio di Google risiede nel meccanismo di riaccredito previsto per restituire ai clienti le cifre pagate per i dati non consumati nel mese di riferimento.

Stando a uno studio condotto da Validas, i consumatori statunitensi perdono ciascuno ogni mese in media 28 dollari per i dati non consumati. La mossa di Google potrebbe spingere gli altri operatori di settore a introdurre meccanismi analoghi, sostiene Goldstein.

Project Fi potrebbe portare con sé un’altra piacevole conseguenza per i consumatori a stelle e strisce: velocità di connessione più elevate fornite attraverso le reti cellulari, almeno con riferimento a T-Mobile e Sprint.

Il servizio di Google indirizza in automatico i Nexus 6 verso le reti cellulari di Sprint e T-Mobile più performanti in zona e probabilmente ciascun operatore otterrà ricavi wholesale ogni qualvolta i clienti di Project Fi transiteranno sulle reti del medesimo, spiega Goldstein.

Al passaggio dinamico tra le reti cellulari di Sprint e T-Mobile e quelle Wi-Fi, inoltre, si lega anche un’altra possibile conseguenza per il mercato della telefonia mobile, peraltro già prefigurata con la Apple SIM in dote ad iPad di ultima generazione: la possibilità per i consumatori di slegarsi da un operatore.  Le resistenze, su questo fronte, potrebbero tuttavia essere molto forti.

Contemplare le reti Wi-Fi quale parte integrante del sistema Project Fi, infine, potrebbe favorire la ricerca e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche ottimali per la gestione dello spettro radio, con particolare riferimento alla porzione non licenziata, conclude Goldstein.

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