G7 energia: Greenpeace chiede fonti rinnovabili

Per Greenpeace lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica è l’unica via per aumentare l’indipendenza energetica. “G7: go renewable, go clean & independent”, così recita lo striscione che cala dalla Terrazza del Pincio, che affaccia su piazza del Popolo, mentre i ministri dell’energia dei Paesi del G7 sono riuniti a Roma

L'indipendenza energetica è ciò a cui bisogna puntare

Al G7 si discute di come ridurre la dipendenza dalla Russia, alla luce dell’intensificarsi della crisi ucraina. I leader delle maggiori potenze mondiali si preparano a fornire le risposte sbagliate: Paesi come Regno Unito o Polonia vorrebbero continuare a importare gas, petrolio e carbonecambiando fornitore, rivolgendosi ai mercati del Medio Oriente, del Caucaso o del Nord America. Alcuni Paesi inoltre, tra cui Regno Unito, Polonia, Stati Uniti e Canada, vedono nello “shale gas” la soluzione per garantire maggiore indipendenza energetica.

In Francia sull’uso dello shale gas vi è già un divieto, mentre la SPD, che è parte della coalizione di governo in Germania, chiede che venga dichiarato illegale il fracking. Quanto alla via del nucleare ma secondo Greenpeace i problemi tecnici, di budget e di ritardo sui tempi di realizzazione che quei progetti fanno si che sia una strada impraticabile. Per altri la soluzione potrebbe essere nel carbone: la fonte più deleteria per il clima, responsabile da sola di oltre il 40 per cento delle emissioni di gas serra.

“Questa politica metterebbe a rischio l’impegno dell’Europa per la lotta ai cambiamenti climatici” scrive GreenPeace che aggiunge, tramite Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia: “Chiediamo che con la riunione del G7 di oggi, a Roma, si compia il primo passo per porre fine alla dipendenza dalle fonti energetiche sporche e nocive. Il nucleare e le fonti fossili sono la causa dell’insicurezza energetica che minaccia la nostra economia: dunque non possono essere la soluzione. Tutti i sondaggi disponibili dicono che i cittadini europei esprimono uno schiacciante consenso allo sviluppo delle rinnovabili. È ora che i leader politici smettano di obbedire alle pressioni delle grandi lobby dell’energia e comincino a dare risposte concrete alle richieste dei cittadini». Un impegno concreto in questa direzione deve essere preso prima del summit sul cambiamento climatico promosso dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, che si terrà il 23 settembre prossimo.

La Commissione Europea ha dimostrato come obiettivi pur modesti di sviluppo delle rinnovabili sarebbero già sufficienti a ridurre l’importazione di gas russo del 29 per cento al 2030 e del 54 per cento al 2050. Inoltre lo sviluppo dell’efficienza energetica è il solo strumento disponibile per ridurre immediatamente l’uso delle fonti fossili e del gas in particolare, mentre le rinnovabili sono già oggi la fonte in maggiore crescita in Europa.

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