Cosa cambia per eni con il calo petrolio

Il prezzo del petrolio continua a scendere, sfondando la soglia psicologica dei 45 dollari al barile e con Goldman Sachs che abbassa le stime a tre mesi sul Brent da 80 a 42 dollari al barile e quelle sul Wti da 70 a 41 dollari. Poche settimane l’amministratore delegato di eni Claudio Descalzi aveva indicato i 45 dollari come il break-even. Cosa cambia, dunque, per il colosso energetico?

Calo-Petrolio
Superato il break-even dei 45 dollari al barile, sarà necessaria una rimodulazione degli investimenti

In realtà non sono attese particolari perdite, e il break-even indicato da Descalzi era soprattutto un target di profittabilità riferito alle attività dell’azienda nei confronti della situazione attuale, ma con una rimodulazione degli investimenti eni sarà in grado di attutire il colpo.

Molto (anche per le eventuali privatizzazioni decise dal Governo) dipenderà da come andranno le cose nei prossimi mesi, e se la situazione attuale è soltanto congiunturale o destinata a durare più a lungo. La parola d’ordine di eni in questo momento, però, è “niente allarmismi“. Intanto a febbraio si aspetta la presentazione della nuova strategia industriale, che dovrà tenere conto della nuova situazione dei prezzi.
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Cosa cambia per i consumatori e le aziende, invece? Le bollette dovrebbero essere più leggere, con forniture di energia più basse sia per quanto riguarda la benzina (come già gli automobilisti hanno potuto sperimentare) che per quanto riguarda il gas.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, quando il prezzo al barile era a 60 dollari, aveva parlato di possibile buona notizia, con prospettive di uno 0,5% di PIL in più. A lungo termine, però, il prezzo troppo basso potrebbe giocare a favore della deflazione che rischia di bloccare l’Europa, soprattutto nel settore energetico.

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