Computer indossabili cercasi

Il 2014 doveva essere l’anno della consacrazione dei computer indossabili. Vi ricordate il video di presentazione di Google Glass circa due anni fa? Un video che fece scalpore. Una presentazione che creò tanto stupore quanto attesa, tutto il mondo per un attimo si sentì davvero connesso ad internet in un modo questa volta diverso, tramite il proprio corpo. Un pc nella “testa” che i più scettici, a ragion veduta, avevano anche bandito ed additato come assurdità, nonché come operazione di lavaggio del cervello detto in parole povere, anche se dopotutto pare che qualcosa abbia leggermente rallentato l’invasione dei computer indossabili.

I computer indossabili stentano ancora a raggiungere il grande pubblico

Google era stato il grande protagonista di dichiarazioni innovative, visionarie ma anche spaventose. Un 2014 che avrebbe introdotto i Google Glass per poi vederli all’opera non soltanto nei grandi centri di ricerca ma anche in relazione a progetti commerciali sempre più organici, integrati e imminenti. Del resto il bacino d’utenza per questo genere di device è sempre stato giudicato dagli analisti importante, se non imponente.

Anche Apple e Samsung ovviamente non sono state a guardare. Apple ha da tempo fatto capire che in cantiere a Cupertino vi è un fantomatico computer da polso. Di cui però si sa poco e nulla, mentre Samsung ha messo in vendita alcuni mesi fa il Samsung Gear, un altro oggetto da polso che doveva diventare un’icona dei computer indossabili. Prodotto tanto atteso in fin dei conti che però pare abbia minimamente deluso le aspettative.

Ci si potrebbe fare più di una domanda dinnanzi ad un eventuale invasione di device di questo tipo. Ma sul perché della scelta di produrli da parte dei big, la risposta sembra chiara. Il punto pare sempre essere quello della semplicità nel loro utilizzo. Sembra dunque cruciale un intervento sulla user experience di prodotti che non sono affatto semplici da utilizzare e che non riescono ad essere davvero performanti quando le aspettative degli utenti sono alte.

Un po’ come a ricordare che forse non bastano un navigatore, un traduttore, diversi comandi vocali e un’abbondanza di connessione internet per rendere questa nuova tipologia di prodotti davvero utili e appetibili per coloro che intendono avvalersene. Chissà se il rinnovo di alcuni prodotti poterà una nuova visione delle cose, se dunque sarà prettamente necessario fondere la tecnologia con la sensorialità dell’uomo, o se sarà la volta buona che per alcuni anni ci dovremmo accontentare di rinunciare a qualcosa che appare come strabiliante, ma che appare più che altro.

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