Cambio operatore penale

State pensando di cambiare operatore telefonico di casa vostra, dell’ufficio, o la compagnia telefonia mobile, ma non sapete se dovete pagare qualche penale? Ma esistono ancora le penali oppure no? E quando bisogna pagarle? In questo articolo vediamo di comprendere meglio questo tema ancora non molto chiaro per molti italiani alle prese con il passaggio da una compagnia ad un’altra.

Penali su cambio operatore: sono davvero tornate?
Che cosa c'è di vero e di falso sui costi in caso di cambio operatore

I dubbi sull’argomento si sono moltiplicati a febbraio, quando un ddl sulla concorrenza del Consiglio dei ministri approvato, secondo diverse fonti giornalistiche, avrebbe reintrodotto le tante odiate penali con il cambio operatore. In realtà la situazione non è proprio così e lo vedremo nelle prossime righe, leggendo il contenuto stesso del ddl Concorrenza.

Cambio operatore penale: cosa dice in realtà il ddl

Secondo quanto scritto dall’articolo 16 del documento, infatti, “nel caso di risoluzione anticipata, l’eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”. Un passaggio, questo, che sembrerebbe eliminare i vantaggi dell’ormai nota legge Bersani, che avrebbe “eliminato” questo tipo di spesa. Utilizziamo non a caso il condizionale e le virgolette perché, come in realtà molti di voi hanno potuto constatare al passaggio da un operatore ad un altro in questi anni, dei costi erano presenti eccome, magari sotto altri nomi (il più gettonato è sicuramente “contributo di disattivazione”).

Come abbiamo letto sul nuovo ddl, inoltre, si parla di “risoluzione anticipata” delle promozioni offerte: lo stesso disegno di legge, inoltre, fissa a 24 mesi la durata massima delle promo stesse. Tuttavia la parola “penale” tornata su un testo normativo ha scatenato non solo la fantasia e l’indignazione di molti giornali e tg (c’è chi quantificava già le nuove penali a circa 100 euro), ma anche l’ira di utenti e associazioni dei consumatori, che non hanno però tenuto conto dell’altra importante parola presente nel documento, “promozioni”.

Errata interpretazione del ddl

Un turbinio di discussioni e polemiche che ha costretto lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ad intervenire con una nota: il ddl “non prevede in alcun modo la reintroduzione di penali per chi recede dai contratti di abbonamento a telefoni fissi e mobili, internet o a pay-tv”. La nota specifica, inoltre, che non vengono cambiate le disposizioni generali già introdotte con la Legge Bersani del 2007 ma che viene aggiunta solo una disciplina sui costi di uscita delle sole promozioni legate ai contratti stessi (come ad esempio un servizio di partite di calcio o l’utilizzo di un dispositivo mobile).

Le penali citate nel ddl, quindi, non riguardano il cambio dell’operatore telefonico mobile o il passaggio da un’offerta ADSL ad un’altra, come molti giornali e altre fonti avevano erroneamente interpretato.

Confronta tariffe ADSL

Effettivamente, tenendo conto dell’equivoco scatenato dalla norma, il rischio di interpretazioni sbagliate da parte degli operatori e penalizzanti per i clienti c’è, soprattutto secondo le associazioni dei consumatori: parlare di costi commisurati al valore del contratto, secondo Altroconsumo, potrebbe far levitare i costi già previsti, come quelli per lo switch e il recesso, “sui quali peraltro pendono ancora ricorsi presso Agcom e Agcm considerando che a nostro avviso rimangono troppo elevati”.

Penali: bisognerà pagarle oppure no?

Torniamo allora alla domanda iniziale: per un cambio operatore la penale dovrà essere pagata? In realtà no, le penali non sono state reintrodotte e il passaggio del ddl riguarda le promozioni attive sul contratto e non il recesso, anche se l’impostazione troppo generica del testo e l’uso di parole “tabù” (penale) potrebbe avere qualche conseguenza negativa a seconda dell’interpretazione. I costi per il cambio operatore restano comunque quelli previsti da ogni singolo provider o compagnia telefonica e in alcuni casi variano in base all’offerta.

I costi precisi di disattivazione li trovate nero su bianco nel contratto di abbonamento o altro (ad esempio l’attivazione di una sim ricaricabile) che avete firmato.

Vi consigliamo, quindi, di leggere attentamente il contratto prima di sottoscriverlo e di chiedere maggiori informazioni al vostro provider o alla vostra compagnia al momento del recesso.

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