Banda larga, ecco come saranno spesi i 6 miliardi del Governo

Sarà il mercato a decidere la tecnologia da utilizzare per arrivare alla connessione indicata dal piano del governo sulla banda larga. Non ci sarà dunque l’obbligo a puntare soprattutto sul Fiber to the home, come avevano paventato, tra gli altri, Telecom e Fastweb (per quest’ultima il Fiber to the cabinet è una tecnologia efficiente e veloce, come ha dichiarato ieri Lisa Di Feliciantonio, capo della Relazioni Istituzionali Fastweb, in audizione alla Camera).

Banda-ultralarga
Obiettivo minimo: 50% della popolazione a 100 Mbps entro il 2020, ma si punta all'85%

Niente switch-off obbligatorio per la fibra

A rassicurare gli operatori il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, per la quale il piano sulla banda ultralarga «darà al nostro Paese le autostrade digitali con le corsie giuste come quelle di qualsiasi altro paese europeo che voglia competere nei mercati globali. Vogliamo dotarci di vere autostrade del futuro colmando un gap che oggi abbiamo rispetto ad altri paesi europei».
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Niente switch-off obbligatorio per la fibra ottica, insomma, né si è parlato di servizio universale (cioè l’obbligo di portare la banda a 30 Mbps a qualsiasi cliente ne faccia richiesta). La “guerra del rame” temuta in questi giorni non c’è stata, perché gli aspetti tecnici vengono lasciati alle imprese.

Gli obiettivi del piano e le risorse

L’obiettivo minimo rimane il raggiungimento di connessioni ad almeno 30 Mbps per l’intera popolazione italiana entro il 2020, oltre ai 100 Mbps per almeno metà, ma si vorrebbe puntare fino all’85%. Nel piano del governo per la banda larga sono previsti investimenti pubblici per 6 miliardi, più altri 2 miliardi messi dalle aziende in base ai piani di investimento che sono già stati annunciato (ad esempio da Telecom e Fastweb nelle scorse settimane). La speranza del governo è comunque quella di riuscire a spingere le imprese a investire altri 2 miliardi. Si parla anche di ingenti risorse europee “prenotate” presso il piano Juncker.

Rivoluzione digitale all’orizzonte

Secondo una fonte citata dal Corriere della Sera, i fabbisogni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda digitale sono stimati dal governo in circa 1 miliardo per la copertura al 100%, e in 2,7 miliardi per il 50% della popolazione con la banda ultralarga a 100 Mbps. Ci sarà una suddivisione in quattro cluster sottoposti ad agevolazioni o strumenti di partenariato atti a intercettare i bisogni specifici.

Come ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, «per la prima volta l’Italia si dota di un piano che mette insieme diversi ministeri, diverse fonti di finanziamento, fondi propri di Regioni, dei privati: un mix e un tentativo di mettere a unità una serie di competenze e risorse in un quadro strategico che permetta questo paese finalmente di fare la sua rivoluzione digitale, e raggiungere gli obiettivi dell’agenda europea».

Come saranno spesi i fondi

Ma come saranno spesi i fondi stanziati dal Governo? Tiscali ha intervistato Maurizio Decina, professore di telecomunicazioni al Politecnico di Torino, per avere ragguagli. Secondo l’esperto, «una buona parte delle risorse sarà utilizzata per incentivare gli investimenti degli operatori, che restano i protagonisti del piano in quanto continueranno a decidere come e dove investire».

Secondo Decina, due miliardi andranno destinati al superamento del digital divide nelle aree a fallimento di mercato con contributi a fondo perduto per le spese di infrastrutturazione, e cioè le spese per gli scavi, per i cavi e forse anche per gli apparati. Cifra analoga verrà investita alle aree competitive con azioni di incentivazione della domanda finalizzate a passare a 100 Mbit/s, oltre a crediti di imposta legati agli investimenti fatti nella fibra ottica.

Altri 2 miliardi «saranno infine utilizzati per investimenti strutturali sulle reti mobili di prossima generazione caratterizzate da elevatissima velocità di download (1 Gbit/s per i 4G e fino a 10 Gbit/s per i 5G) e celle radio di dimensioni molto piccole (cento/duecento metri di diametro) nelle aree urbane. Si parla di centinaia di migliaia di stazioni radio alimentate da un backhaul in fibra ottica e sparse per tutto il territorio nazionale. Anche in questo caso il piano del governo prevede incentivi alla realizzazione del backhaul in fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato».

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