App che consumano troppi dati: quali sono

Tra le applicazioni mobili che consumano gigabyte con poco riguardo per i nostri abbonamenti ci sono senza dubbio i social network e le applicazioni come Netflix o Spotify. Fortunatamente però in molti casi sono le stesse app a offrire un metodo per riportare le richieste di dati a livelli più gestibili senza brutte sorprese.

Attenzione a Facebook, Netflix e agli insospettabili

Tanto traffico a disposizione, ma tante richieste

Curiamo con la massima attenzione i GB del traffico dati compresi nel nostro abbonamento, poi a tradimento un messaggio o una notifica ci avverte che stanno per finire  e magari mancano giorni, se non settimane, alla fine del mese e quindi al rinnovo dell’abbonamento. 

Per quanto in materia di Internet mobile gli operatori siano sempre più generosi (l’ultima arrivata, Iliad, propone 30 GB e minuti e SMS illimitati a 5,99 euro al mese, e sugli stessi binari sono arrivate le proposte degli altri operatori per contrastarla) pare esserci sempre bisogno di dati. La prima cosa, quindi, è trovare il colpevole, l’applicazione apparentemente innocua che attenta al nostro pacchetto di gigabyte e ce lo prosciuga prima del tempo.
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I social, le applicazioni audio e video e i sistemi operativi

Non stupirà che sia proprio una delle applicazioni più usate al mondo ad essere responsabile di un consumo eccessivo di traffico dati: Facebook, infatti, con la riproduzione automatica dei video (da disabilitare, se siete sempre a corto di GB) non si fa troppi problemi di morigeratezza, allo stesso modo di Instagram, che con le Storie fa a sua volta largo uso di clip video, e di Twitter o Snapchat.

Tra i maggiori colpevoli ci sono, poi, le applicazioni di streaming audio e video, soprattutto se si sceglie l’alta definizione: Spotify, Netflix, NOW TV e così via, se non vengono utilizzati con un minimo di criterio – e cioè, quando possibile, scaricando i contenuti per la fruizione offline già a casa, potendo contare su un’ADSL o un’offerta in fibra ottica illimitata – possono portare a un elevatissimo consumo di dati. 

Fortunatamente, buona parte di queste app (più YouTube) permette di risparmiare preziosi gigabybte con opzioni apposite: ad esempio, scegliendo la più bassa impostazione qualitativa per Netlifx, il consumo per un’ora di visione è solo di 1 GB per 4 ore.

Infine, da non dimenticare che sul banco degli imputati possono esserci perfino gli stessi sistemi operativi. Basta aver attivato l’opzione per l’aggiornamento automatico delle applicazioni (di solito disattivato per default se non si è sotto rete Wi-Fi) per veder crollare drammaticamente il traffico dati ancora disponibile con la propria offerta nel giro di un paio d’ore, magari di notte, quando di solito non si può controllare.

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