Agcom, multe agli operatori telco per oltre 600 mila euro

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni presieduto da Corrado Calabrò ha comminato sanzioni per un ammontare complessivo di 600.658 euro ad alcuni operatori di telefonia.

Tra le multe decise da Agcom, merita particolare attenzione quella che ha colpito Opitel: la società che fa capo a TeleTu, ex Tele2, di proprietà di Vodafone, dovrà pagare 58.000 euro per onerosità dei costi di recesso in violazione della legge Bersani. Due giorni fa era stata l’associazione Altroconsumo a inviare una lettera di diffida agli operatori telefonici per i costi di disattivazione richiesti dalle compagnie agli utenti che vogliono disdire il contratto.

Altroconsumo non ha usato mezzi termini: i carrier hanno solo cambiato nome alle penali abolite dal decreto Bersani, trasformandole in costi di recesso. Di fatto, una vessazione nei confronti dei consumatori, finita finalmente anche nel mirino di Agcom. L’Authority si è attivata anche per tutelare gli utenti ai quali sono richiesti pagamenti per le procedure di migrazione: il passaggio da un operatore all’altro non deve comportare alcun costo aggiuntivo per i clienti, mentre alcuni operatori continuano a far pagare la migrazione. Si preannunciano, dunque, nuove multe.

Agcom si occuperà anche di verificare se sia giustificato quanto richiesto dagli operatori ai clienti che disdicono contratti bundle che comprendono cellulari, smartphone o chiavette USB per navigare in Internet. Anche in questo caso, Altroconsumo ha già parlato chiaro: molti carrier applicano penali mascherate obbligando gli utenti a comprare apparecchi telefonici, modem o router, impedendo di restituire i dispositivi.

A Telecom Italia sono state comminate sanzioni per un importo totale di 406.000 euro. Le violazioni, spiega Agcom, si riferiscono all’attivazione di servizi ADSL non richiesti e, in un caso, alla fatturazione per acquisto di contenuti via Internet relativi al servizio Alice Pay. Una nota della società guidata da Franco Bernabè specifica che l’attivazione non richiesta di linee ADSL ha interessato solo sei casi, tutti relativi a contatti avvenuti nel periodo tra aprile e inizio luglio 2009. Proprio a partire dal luglio dello scorso anno – prosegue la nota – Telecom Italia ha esteso la registrazione vocale dell’ordine a tutte le procedure di vendita dei servizi ADSL, al fine di rafforzare ulteriormente le garanzie a favore del cliente soprattutto nella fase di adesione a distanza delle offerte.

Per quanto riguarda, invece, il singolo caso Alice Pay sanzionato, Telecom Italia scrive di aver garantito sin dall’avvio del servizio massima trasparenza su costi, contenuti e modalità di addebito e che da aprile 2010 sono state inserite ulteriori garanzie quali la necessità di digitare le ultime tre cifre del numero di rete fissa dell’utente che sta effettuando la transazione, la possibilità di disabilitare del tutto il servizio sulla propria linea telefonica oltre che, prima della ricezione della fattura a cadenza bimestrale, una conferma scritta dell’acquisto effettuato.

A Vodafone, Agcom ha comminato una multa di 58.000 euro per violazione delle norme a tutela della trasparenza del piano tariffario applicato e del consumo telefonico, oltre che per mancato avviso del superamento del bundle in relazione a un’opzione tariffaria per navigazione in Internet a forfait. Altri 58.000 euro dovrà pagarli Fastweb, anch’essa interessata dall’attivazione di servizi non richiesti.

All’operatore QCOM è stata comminata una multa pari a 10.329 euro per l’omesso invio ad Agcom dello schema aggiornato della carta dei servizi. Di pari importo la sanzione per Nettare, multato per non aver ottemperato a un provvedimento temporaneo adottato dal Co.re.com Friuli Venezia Giulia.

Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni presieduto da Corrado Calabrò ha comminato sanzioni per un ammontare complessivo di 600.658 euro ad alcuni operatori di telefonia.

Tra le multe decise da Agcom, merita particolare attenzione quella che ha colpito Opitel: la società che fa capo a TeleTu, ex Tele2, di proprietà di Vodafone, dovrà pagare 58.000 euro per onerosità dei costi di recesso in violazione della legge Bersani. Due giorni fa era stata l’associazione Altroconsumo a inviare una lettera di diffida agli operatori telefonici per i costi di disattivazione richiesti dalle compagnie agli utenti che vogliono disdire il contratto.

Altroconsumo non ha usato mezzi termini: i carrier hanno solo cambiato nome alle penali abolite dal decreto Bersani, trasformandole in costi di recesso. Di fatto, una vessazione nei confronti dei consumatori, finita finalmente anche nel mirino di Agcom. L’Authority si è attivata anche per tutelare gli utenti ai quali sono richiesti pagamenti per le procedure di migrazione: il passaggio da un operatore all’altro non deve comportare alcun costo aggiuntivo per i clienti, mentre alcuni operatori continuano a far pagare la migrazione. Si preannunciano, dunque, nuove multe.

Agcom si occuperà anche di verificare se sia giustificato quanto richiesto dagli operatori ai clienti che disdicono contratti bundle che comprendono cellulari, smartphone o chiavette USB per navigare in Internet. Anche in questo caso, Altroconsumo ha già parlato chiaro: molti carrier applicano penali mascherate obbligando gli utenti a comprare apparecchi telefonici, modem o router, impedendo di restituire i dispositivi.

A Telecom Italia sono state comminate sanzioni per un importo totale di 406.000 euro. Le violazioni, spiega Agcom, si riferiscono all’attivazione di servizi ADSL non richiesti e, in un caso, alla fatturazione per acquisto di contenuti via Internet relativi al servizio Alice Pay. Una nota della società guidata da Franco Bernabè specifica che l’attivazione non richiesta di linee ADSL ha interessato solo sei casi, tutti relativi a contatti avvenuti nel periodo tra aprile e inizio luglio 2009. Proprio a partire dal luglio dello scorso anno – prosegue la nota – Telecom Italia ha esteso la registrazione vocale dell’ordine a tutte le procedure di vendita dei servizi ADSL, al fine di rafforzare ulteriormente le garanzie a favore del cliente soprattutto nella fase di adesione a distanza delle offerte.

Per quanto riguarda, invece, il singolo caso Alice Pay sanzionato, Telecom Italia scrive di aver garantito sin dall’avvio del servizio massima trasparenza su costi, contenuti e modalità di addebito e che da aprile 2010 sono state inserite ulteriori garanzie quali la necessità di digitare le ultime tre cifre del numero di rete fissa dell’utente che sta effettuando la transazione, la possibilità di disabilitare del tutto il servizio sulla propria linea telefonica oltre che, prima della ricezione della fattura a cadenza bimestrale, una conferma scritta dell’acquisto effettuato.

A Vodafone, Agcom ha comminato una multa di 58.000 euro per violazione delle norme a tutela della trasparenza del piano tariffario applicato e del consumo telefonico, oltre che per mancato avviso del superamento del bundle in relazione a un’opzione tariffaria per navigazione in Internet a forfait. Altri 58.000 euro dovrà pagarli Fastweb, anch’essa interessata dall’attivazione di servizi non richiesti.

All’operatore QCOM è stata comminata una multa pari a 10.329 euro per l’omesso invio ad Agcom dello schema aggiornato della carta dei servizi. Di pari importo la sanzione per Nettare, multato per non aver ottemperato a un provvedimento temporaneo adottato dal Co.re.com Friuli Venezia Giulia.

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