Quando si possono avere problemi con il fisco per il bancomat?


La lotta all’evasione fiscale è ormai da anni un punto cardine per l’azione di quasi tutti gli esecutivi italiani, e non c’è da stupirsi: secondo i dati più recenti, oltre l’11% del PIL nel nostro Paese è riconducibile a economia sommersa e illegale, per un totale di più di duecento miliardi di euro che, oltre a essere una violazione della legge, costituiscono una grande sofferenza per i conti dello Stato.

Fisco e tasse

Oltre alle attività che sono definibili come oggettivamente criminali anche nell’oggetto della transazione, come ad esempio il traffico di droga, una fetta consistente di questa cifra riguarda l’evasione fiscale anche per attività lecite, come le prestazioni lavorative o le transazioni, che si aggira intorno a 80 miliardi di euro, di cui 30 miliardi legati solo all’evasione dell’IVA.

Evidente quindi che il Governo cerchi di contrastare questo annoso fenomeno con misure volte a garantire una maggiore trasparenza nelle transazioni e, soprattutto, quella tracciabilità che – in caso di movimenti di denaro sospetti – possa consentire di risalire alla loro origine, vedendo se è possibile che sia stata evasa qualche tassa e spingendo pertanto a un accertamento fiscale mirato a stabilire la verità. 

Una di queste misure è il limite ai pagamenti in contanti, che per la loro stessa natura non sono tracciabili come quelli effettuati tramite strumenti digitali come le carte di credito o le carte di debito, o con operazioni bancarie quali i bonifici e così via. Ma le iniziative volte a combattere il “nero” sono in continuo aumento, e tra queste si parla da tempo di una nuova stretta per quanto riguarda i prelievi al Bancomat, che dovrebbe diventare operativa proprio in questa settimana. Vediamo più nel dettaglio di che cosa si tratta.

Prelievi al Bancomat, ecco che cosa si rischia

Finora il Bancomat, o meglio l’ATM, lo sportello automatico dove poter prelevare il contante (”Bancomat“ è infatti più propriamente il nome del circuito di ATM di gran lunga più diffuso in Italia), era rimasto quasi del tutto escluso dalle misure per la lotta all’evasione fiscale, e non c’erano particolari problemi se qualcuno prelevava spesso quantità anche ingenti di denaro. L’attenzione del Fisco era concentrata soprattutto sugli accrediti non opportunamente motivati, che potevano costituire l’impulso per un accertamento sull’origine di quel denaro; massima libertà, invece, per quanto riguardava l’utilizzo del proprio patrimonio. 

Ora tutto questo cambia, in favore di un controllo più serrato sui conti correnti dell’utente e dei prelievi di banconote, che, almeno idealmente, potrebbero essere usate proprio per saldare dei pagamenti con strumenti non tracciabili. Ma attenzione: non solo chi preleva molto, ma anche chi preleva troppo poco e ha uno stile di vita non congruente (perché dispendioso) potrebbe insospettire il Fisco e provocare un accertamento. Ma in che direzione vanno le nuove indicazioni?

Quando può scattare l’accertamento fiscale

I controlli del Fisco relativi al Bancomat riguardano l’anomala frequenza di prelievi molto ravvicinati, o, al contrario, quando i prelievi sono troppo pochi rispetto al lavoro o alla tipologia di vita di una data persona.

Tutti comportamenti che, almeno in teoria, possono portare a verifiche e accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate; ad esempio, di fronte a prelievi complessivi per una cifra di 10.000 euro in un mese, la banca ha la possibilità di chiedere al cliente informazioni su come verrà impiegato questo denaro; sarà poi a discrezione dell’Unità di Informazione Finanziaria, la UIF, decidere se procedere o meno con ulteriori controlli da parte del Fisco.

L’obiettivo a lungo termine perseguito dall’Agenzia delle entrate è, più nel dettaglio, quella di incrociare il più possibile le transazioni riferibili a un singolo contribuente, tra carte di credito, carte di debito, scontrini e così via. In questo modo potranno emergere più facilmente anomalie rispetto a una gestione “standard” del proprio patrimonio, ingente o modesto che sia. In particolare, infatti, il “nero” più difficile da stanare è quello che si verifica con il consenso tra le parti, molto insidioso in quanto non genera quasi tracce che possano essere scoperte dal Fisco. 

In ogni caso il consiglio per qualsiasi utente che si trova a dover effettuare operazioni di prelievo al Bancomat per finanziare transazioni perfettamente legali ma anomale per la frequenza e l’entità rispetto al consueto stile di vita, è quello di avere sempre la documentazione sufficiente a giustificare tali comportamenti.

Le altre misure: il limite ai pagamenti in contanti e le sanzioni per il mancato uso del POS

Si è detto che la soglia per i pagamenti in contanti rappresenta uno degli strumenti più utilizzati – e spesso più osteggiati – per combattere l’evasione fiscale. Sono stati molti, infatti, i “ritocchi” che nel corso degli anni hanno portato quasi sempre all’abbassamento di tale soglia: nel 2008, il limite era di 12.500 euro per una singola transazione in contanti, poi sceso a 5.000 euro nel 2010; nel 2011 si è passati a 2.500 euro e poi a 1.000 euro, per poi risalire a 3.000 euro nel 2016, a 2.000 nel 2020 e 1.000 euro a partire dal 2023 (il limite doveva diventare operativo già nel 2022 ma è stato prorogato ancora per un anno quello precedente).

La transazione più alta ammessa è quella immediatamente inferiore al limite, quindi al momento è ferma a 1.999 euro e dall’anno prossimo sarà di 999 euro.

Dal 30 giugno 2022, inoltre, i commercianti sono obbligati a far pagare i clienti tramite POS: non si potrà quindi più dire di no alla richiesta del pagamento con la carata di credito o con il Bancomat, altrimenti si andrà incontro a una doppia sanzione: una in misura fissa di 30 euro e una variabile, pari al 4% del valore complessivo della transazione, anche se non sarà facile riuscire ad accertare al volo un mancato pagamento elettronico.

Addio alla pratica del “pre-conto”

Tra le altre misure varate dal Governo ricordiamo il contrasto alla pratica del pagamento fiscale del “pre-conto”, ovvero il saldo – che ha differenza dello scontrino non ha alcun valore fiscale – che spesso, soprattutto nei ristoranti, viene portato al cliente che, ignaro o disattento, lo paga in contanti, senza che di quel pagamento resti alcuna traccia per il Fisco. Per questo dal 1° maggio 2022 c’è l’obbligo dell’invio giornaliero di tutti i dati che riguardano i pagamenti elettronici o digitali, senza che ci sia alcuna differenza tra i consumatori finali e gli operatori economici.

Naturalmente va ricordato che queste misure operano sempre nel pieno rispetto della privacy, e quindi non sono volte a scoprire i dettagli relativi alla transazione indagata, ma semplicemente avere i dati di chi vende beni o servizi che non vengono saldati col contante, al fine di effettuare mirate analisi di rischio e far emergere eventuali anomalie. 

Nella tabella che segue, riassumiamo le misure varate dal Governo italiano per contrastare l'evasione fiscale nel nostro Paese.

LE MISURE CONTRO L'EVASIONE FISCALE  
Controllo Bancomat In caso di anomalie nella frequenza e nella consistenza dei prelievi presso gli sportelli automatici
Limite al contante Limite di 2.000 euro per le transazioni, 1.000 a partire dal 2023
Doppia sanzione per chi rifiuta il POS 30 euro una tantum e 4% sul totale della transazione 
Contrasto alla pratica del pre-conto Obbligo di invio di tutti i dati relativi ai pagamenti elettronici o digitali della giornata

 

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