Twitter chiude l’era dei feed in ordine cronologico. Arrivano le smentite.

Prima i tweet più popolari. Questa era l’indiscrezione trapelata da una notizia relativa al social network del cinguettio. Twitter chiude così un’era di informazione in continuo aggiornamento. Ma è una notizia attendibile? Questa decisione e l’abolizione del limite dei 140 caratteri saranno davvero messe in pratica? Come si evolverà questo social network?

Twitter chiude l’era dei feed in ordine cronologico. Arrivano le smentite.
Twitter chiude l’era dei feed in ordine cronologico. Arrivano le smentite.

Twitter chiude. Twitter cambia. Twitter resta com’è. In questi ultimi mesi il social network del cinguettio sta apportando notevoli cambiamenti, sia per quanto riguarda la struttura della piattaforma, sia per la sua organizzazione gerarchica aziendale. Le recenti decisioni, giudicate molto controcorrente rispetto alle linee guida che caratterizzavano Twitter, hanno creato infatti malcontento all’interno dell’azienda, che ha visto perfino scappare 4 dei suoi top manager.

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La decisione di qualche mese fa di abolire il limite dei 140 caratteri e la più recente, trapelata dal portale Buzzfeed, di togliere l’ordine cronologico dei tweet potranno cambiare per sempre la faccia del social network preferito da chi cerca informazioni rapide e aggiornate. Ma sarà davvero così?

 

“Twitter chiude” e l’hashtag #riptwitter diffonde la falsa notizia

Tra gli ultimi trend mondiali sul social network, abbiamo visto #riptwitter, che indicava la chiusura di Twitter. In realtà, questo hashtag era stato presumibilmente creato e diffuso all’inizio da tutti coloro che si erano trovati in disaccordo con l’abolizione dei 140 caratteri e dei feed in ordine cronologico. Da questo, a diffondere la falsa notizia della chiusura dell’azienda, il passo è stato molto breve. In poche ore, non solo cinguettii, ma anche notizie sul web in tutto il mondo hanno riportato la bufala della chiusura definitiva di Twitter.

Addio per sempre ai tweet in real time. Ma anche questo sembrerebbe falso.

In pochissime ore dalla pubblicazione della notizia sull’abolizione dell’ordine cronologico dei cinguettii nei feed, la piattaforma ha visto il proliferarsi di migliaia di tweet con hashtag #riptwitter. La notizia ha fatto il giro del mondo ed è rimbalzata su altri social network e piattaforme di informazione. Peccato che, qualche ora, dopo l’amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, abbia smentito questa decisione, pubblicando un tweet (ovviamente!) dal suo iPhone con le seguenti parole: “Hello Twitter! Regarding #RIPTwitter: I want you all to know we’re always listening. We never planned to reorder timelines next week.”.

Ecco quindi arriva la smentita ufficiale che ricorda a tutti che l’azienda ascolterà sempre i suoi utenti e che non hanno mai avuto in programma un riordino del flusso di tweet.

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Le acque, quindi, si sono un po’ calmate. Questo non toglie, però, che Twitter abbia già fatto dei test su utenti campione per provare ad utilizzare una diversa timeline con tweet ordinati per popolarità. Dai risultati di questo esperimento, Jack Dorsey aveva dichiarato che l’ordine cronologico dei tweet non sembrava essere una delle priorità degli utenti del social.

Abolito il limite dei 140 caratteri su Twitter. Dorsey non si sbilancia.

La recente vicenda ha riportato in auge anche la notizia, diffusa a fine gennaio, dell’abolizione del limite dei 140 caratteri nei tweet. Sembra che in futuro si possano postare fino a 10.000 caratteri, di cui solo 140 palesemente visibili e gli altri nascosti da un possibile funzione “leggi tutto”. Su questo possibile cambiamento né l’amministratore delegato Jack Dorsey, né altri organi interni all’azienda hanno confermato o smentito la notizia.

Certo è che la maggior parte degli utenti quotidiani di Twitter sembra dichiarare di prediligere questo social network proprio per la brevità delle informazioni e per l’update in real time del flusso di feed che permette di vedere le notizie più recenti e aggiornate per prima. Se queste due caratteristiche venissero a mancare, buona parte dell’utenza potrebbe abbandonare il social, oppure, vista la viralità del media, si adatterebbe come ha fatto in seguito ad ogni altra modifica precedente.

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