Tassa su internet per salvare i giornali: follia

Un tassa sul web per sostenere la carta stampata sempre più in crisi al contrario di un internet in ascesa esponenziale: è questa la proposta di Carlo Malinconico, presidente della Federazione editori giornali.

La Fieg ha avviato un’iniziativa nei confronti dei motori di ricerca, a partire da Google, per far pagare i contenuti editoriali. Ma la procedura sarà lunga e, nel frattempo, si avanza l’ipotesi di un’altra misura transitoria, anche solo per due-tre anni.

Assurda follia: se un sistema non permette di generare ricavi, si chiude. Le aziende falliscono, non solo quelle editoriali ma tutte.

Questa ipotetica tassa prevederebbe un pagamento minimo per avere la connessione a Internet. L’ipotesi di Malinconico sembra riprendere le proposte del governo tedesco, che qualche tempo fa aveva già parlato di una tassa di possesso sul computer di 17,98 euro al mese, equivalente a quella esistente su tv o radio.

Il presidente Malinconico, senza alcun senso e ragion veduta, afferma che “visto che gli utenti leggono anche i giornali online è giusto che paghino una sorta di tassa per l’acquisto”.

Un ragionamento assurdo, sbagliato e altamente contro ogni principio di libero mercato. Se Malinconico affermasse, da domani i giornali online sono a pagamento, si avrebbe la scelta (discutibile visto che fino ad oggi è stato gratis) di pagare o no per leggere. Così invece diventa dittatura, senza possibilità di scelta in un sistema anti democratico.

Finalmente le risorse pubbliche per il settore dell’editoria sono diminuite del 53% in tre anni: un giornale deve restare vivo perchè comprato e seguito dai suoi lettori e non per gli accordi politici. Oggi i giornali sono, in gran parte, espressione della volontà politica dei partiti e non avviene un’informazione super partes.

Nel triennio i quotidiani hanno perso 558mila copie e nel 2009, secondo le ultime stime, si scenderà sotto quota “5 milioni” di media giornaliera (nel 2000 si era ancora sopra quota “6 milioni”). I segnali di maggiore debolezza vengono dai quotidiani nazionali (-9,5%) rispetto a quelli regionali (-4,9%).

Layla Pavone, Presidente IAB e operante in uno dei maggiori centri Media, afferma come le dichiarazioni di Malinconico debbano trovare uno spazio di dialogo e collaborazione. Tuttavia ribadisce che è necessario tener ben presente le caratteristiche proprie della rete, ideando soluzioni ad hoc e non ricalcando inefficacemente soluzioni già adottate in altri ambiti.

Le dichiarazioni di Pavone non trovano però una riflessione attenta e approfondita: sono proprio i centri media che continuano a tenere alto il potere economico e pubblicitario della televisione a discapito degli altri mezzi, interner in primis.

Tuttavia una tassa, minima, temporanea al mondo dell’editoria in crisi serve solo a prolungare l’agonia di un malato terminale.

l web per sostenere la carta stampata sempre più in crisi al contrario di un internet in ascesa esponenziale: è questa la proposta di Carlo Malinconico, presidente della Federazione editori giornali.

La Fieg ha avviato un’iniziativa nei confronti dei motori di ricerca, a partire da Google, per far pagare i contenuti editoriali. Ma la procedura sarà lunga e, nel frattempo, si avanza l’ipotesi di un’altra misura transitoria, anche solo per due-tre anni.

Assurda follia: se un sistema non permette di generare ricavi, si chiude. Le aziende falliscono, non solo quelle editoriali ma tutte.

Questa ipotetica tassa prevederebbe un pagamento minimo per avere la connessione a Internet. L’ipotesi di Malinconico sembra riprendere le proposte del governo tedesco, che qualche tempo fa aveva già parlato di una tassa di possesso sul computer di 17,98 euro al mese, equivalente a quella esistente su tv o radio.

Il presidente Malinconico, senza alcun senso e ragion veduta, afferma che “visto che gli utenti leggono anche i giornali online è giusto che paghino una sorta di tassa per l’acquisto”.

Un ragionamento assurdo, sbagliato e altamente contro ogni principio di libero mercato. Se Malinconico affermasse, da domani i giornali online sono a pagamento, si avrebbe la scelta (discutibile visto che fino ad oggi è stato gratis) di pagare o no per leggere. Così invece diventa dittatura, senza possibilità di scelta in un sistema anti democratico.

Finalmente le risorse pubbliche per il settore dell’editoria sono diminuite del 53% in tre anni: un giornale deve restare vivo perchè comprato e seguito dai suoi lettori e non per gli accordi politici. Oggi i giornali sono, in gran parte, espressione della volontà politica dei partiti e non avviene un’informazione super partes.

Nel triennio i quotidiani hanno perso 558mila copie e nel 2009, secondo le ultime stime, si scenderà sotto quota “5 milioni” di media giornaliera (nel 2000 si era ancora sopra quota “6 milioni”). I segnali di maggiore debolezza vengono dai quotidiani nazionali (-9,5%) rispetto a quelli regionali (-4,9%).

Layla Pavone, Presidente IAB e operante in uno dei maggiori centri Media, afferma come le dichiarazioni di Malinconico debbano trovare uno spazio di dialogo e collaborazione. Tuttavia ribadisce che è necessario tener ben presente le caratteristiche proprie della rete, ideando soluzioni ad hoc e non ricalcando inefficacemente soluzioni già adottate in altri ambiti.

Le dichiarazioni di Pavone non trovano però una riflessione attenta e approfondita: sono proprio i centri media che continuano a tenere alto il potere economico e pubblicitario della televisione a discapito degli altri mezzi, interner in primis.

Tuttavia una tassa, minima, temporanea al mondo dell’editoria in crisi serve solo a prolungare l’agonia di un malato terminale.

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