La tempesta che ha devastato BlackBerry

BlackBerry Storm, il primo smartphone di RIM (Research In Motion) con display touch e privo di tastiera QWERTY fisica, ha raggiunto il mercato sul finire del 2008, in risposta ad iPhone, svelato un anno prima da Steve Jobs, allora amministratore delegato di Apple. E Blackberry Storm è stato in effetti una tempesta (storm), che però ha devastato proprio la società canadese con base a Waterloo (Ontario), e non la rivale con quartier generale a Cupertino (California, USA). In quel periodo, “JimBalsillie, che aveva fondato RIM nel 1984 con Mike Lazaridis, ha capito che RIM non avrebbe più potuto competere nel mercato degli smartphone di fascia alta. 

RIM, BlackBerry Storm e iPhone: storia di una tempesta
BlackBerry Storm: una tempesta, per RIM

Losing the Signal. The Spectacular Rise and Fall of BlackBerry. Perdere il segnale. La spettacolare ascesa e caduta di Blackberry. È il titolo di un libro scritto da Jacquie McNish e Sean Silcoff, che nei giorni scorsi hanno partecipato a una sessione di domande e risposte presso l’Empire Club di Toronto (Canada) insieme a “JimBalsillie.

JimBalsillie, al secolo James Laurence, è il co-fondatore di RIM (Research In Motion), la società canadese con base a Waterloo (Ontario) che nel 2013 ha cambiato nome in BlackBerry. L’altro co-fondatore è Mike Lazaridis.

RIM ha dominato per anni il mercato degli smartphone, in particolare nel Nord America, forte della presa esercitata sugli utenti business e presso la pubblica amministrazione e le organizzazioni governative.

RIM ha mantenuto la leadership di mercato anche in seguito al lancio di iPhone di prima generazione, realizzatosi nel 2007, ma già allora non pochi osservatori di settore definivano il melafonino il killer di BlackBerry. C’era Steve Jobs, nel 2007, alla guida di Apple.

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RIM ha iniziato a perdere quota nei mesi successivi. Nell’ottobre del 2008, le vendite di iPhone hanno toccato 6,9 milioni di unità, a fronte dei 6,1 milioni di BlackBerry piazzati sul mercato. C’è stato poi sussulto di RIM, con 7,8 milioni di pezzi contro i 4,3 milioni di iPhone, ma poi Apple ha preso il largo e per l’azienda di Waterloo è cominciata la caduta.

Balsillie ha ricordato quel periodo nella conversazione avuta con McNish e Silcoff nei giorni scorsi. Per rispondere ad iPhone, la società canadese ha tirato fuori dal cilindro BlackBerry Storm, ma la tempesta (storm) c’è stata proprio per RIM.

«Con lo Storm abbiamo cercato di fare troppo. Aveva un display touch, un display cliccabile, aveva nuove applicazioni ed era stato interamente realizzato in un periodo di tempo incredibilmente breve…e ci ha fatto saltare in aria. È stata la volta in cui ho capito che non potevamo competere su hardware di fascia alta». Queste le parole di Balsillie.

BlackBerry Storm ha avuto un tasso di reso del 100%, ha aggiunto il co-fondatore di RIM. E quando AT&T, uno dei maggiori operatori di telefonia mobile statunitensi, ha dato carta bianca ad Apple per sfruttare la larghezza di banda delle sue reti per servizi di navigazione online e di download di video, RIM ha faticato ad adattarsi al nuovo corso.

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«È stato difficile. È stato un vero shock per la società», ha detto Balsillie. Alla caduta di RIM ha di certo contribuito anche il successo ottenuto dagli smartphone equipaggiati con sistema operativo mobile Android. C’è un’altra azienda che non ha saputo resistere all’avanzata del robottino verde di Google e a iOS di Apple. È Nokia, ma questa è un’altra storia.

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