Internet delle cose: tutti gli oggetti che saranno connessi online

L’Internet delle cose, ovvero l’estensione della rete al mondo degli oggetti e ai luoghi concreti, si sta ritagliando un’importanza sempre più ampia nella vita delle persone, soprattutto per quanto riguarda automobili e domotica. Le aziende che operano in ambito tecnologico sembrano credere fortemente a questa novità e possiamo quindi indicare meglio tutti gli oggetti che saranno connessi online in tempi brevi.

Internet delle cose, un ambito in che può migliorare le nostre azioni quotidiane

L’Internet delle cose sta ormai diventando un settore in continuo sviluppo e di questo ne sono consapevoli diversi operatori del settore che sono all’opera per farlo crescere al meglio. Non tutti gli oggetti, però, meritano l’aggettivo “smart” (intelligente in inglese), che può essere applicato solamente quando ci troviamo di fronte a qualcosa che davvero può migliorare la nostra vita e le azioni quotidiane.

Diventa quindi fondamentale capire se la gente sarà disposta a pagare per avere, ad esempio, un grafico di ciò che ha mangiato durante la settimana (attività garantita dalla forchetta smart) o sapere esattamente cosa c’è nel suo piatto (grazie al piatto intelligente). Si tratta di oggetti destinati davvero ad avere una lunga vita o arrivati sul mercato solamente grazie ai finanziamenti che le aziende che li producono hanno ottenuto?

Internet è ormai diventato uno strumento sempre più diffuso e non sorprende quindi che si decida di sfruttarne le potenzialità negli ambiti più disparati.

Aspettative di crescita

Secondo stime di Gartner, nel 2020 ci saranno 16 miliardi di oggetti connessi a livello globale, ma c’è addirittura chi è più ottimista: ABI Research stima che saranno più di 30 miliardi, mentre altri istituti di ricerca parlano di 100 miliardi.

Le aspettative degli esperti indicano che l’Internet delle cose cambierà il nostro modo di vivere in modo radicale: gli oggetti intelligenti, che saranno dotati di capacità decisionale, infatti, permetteranno risparmio energetico sia a livello personale (domotica e smart – home le influenze principali) sia a livello macroscopico (smart-city).

 I settori di punta riguardano salute e fitness e sicurezza della casa: il primo dovrebbe arrivare a un giro d’affari totale di 3 miliardi di dollari nel 2015, salendo però a 37 miliardi entro i prossimi cinque anni. Il secondo, invece, dovrebbe passare dagli 1,2 miliardi dell’anno in corso a 8,8 nel 2020. Gli analisti di Gartner immaginano un mercato che quest’anno dovrebbe valere 5 miliardi di dollari e più che decuplicare nei prossimi cinque anni, arrivando ad un totale di 64 miliardi.

Critiche e controversie

Un ambito così interessante, ma che potrebbe allo stesso tempo diventare pervasivo, può preoccupare ed è per questo che da chi opera nelle tlc non sono mancate le critiche, in modo particolare in riferimento ai rischi per la sicurezza e la privacy. La maggior parte delle aziende sta così lavorando su soluzioni che rendano sicuri gli oggetti da attacchi di hacker, anche se dobbiamo aspettarci in futuro la necessità di antivirus, o altri sistemi di protezione, non solo per computer ma anche per oggetti di tipo differente. Al momento, però, secondo gli analisti c’è ancora troppo poco nell’Internet delle cose per attrarre i cyber – criminali, ma con l’accelerazione delle implementazioni la situazione potrebbe cambiare.

Automobili e domotica ambiti in crescita

I settori che dovrebbero svilupparsi in tempi brevi sembrano essere soprattutto automobili e domotica e a confermarlo ci sono proprio i numeri: 25 miliardi gli oggetti intelligenti collegati entro il 2020, 250 milioni le macchine su strada online. Fornelli e frigo smart ci aiuteranno quindi in ambito domestico in modo tale da riuscire a risparmiare notevolmente nel consumo di cibo e bibite. Nei veicoli, invece, dovrebbero essere integrati software in grado di migliorare la mobilità e ottimizzare i consumi.

Salute

Fitbit è un ottimo esempio di oggetto connesso connesso in grado di offrire possibilità notevoli a chi lo utilizza: si tratta di un braccialetto che produce una serie di statistiche sullo sforzo fisico e i movimenti prodotti dall’utente. In questo modo si potranno avere dati sullo stato di salute trattate e analizzate dall’app per iPhone, Android, Windows Phone o sui software per ufficio Windows e Mac.

Gli accessori FitBit appartengono al settore della e-health, che è in piena crescita. Spazzolini da denti, bilance, orologi e lenti connesse: tutti oggetti che possono migliorare la qualità della nostra vita producendo statistiche personalizzate estremamente interessanti da utilizzare.

I grandi marchi che produrranno l’Internet delle cose

Tra le aziende che hanno sin da subito compreso gli importanti sviluppi che potrebbero ottenere c’è Samsung, che ha recentemente presentato Artik, la piattaforma che offrirà agli sviluppatori (e alle aziende) sia l’hardware (i chip) sia il software necessario (compreso l’ambiente SmartThings Open Cloud) per la creazione di apparecchiature e dispositivi dedicati all’IoT. Si tratta di micro schede elettroniche, pronte per essere facilmente configurate e per connettersi a Internet, sulle quali sono montati processori, chip di comunicazione, sensori e altri componenti per “regalare” intelligenza alle cose.

Questo permetterà quindi di realizzare tantissimi oggetti connessi, dai semplici tracciatori ai droni, passando naturalmente per gli hub (i cervelli pensanti) delle smart home. Questo conferma quanto il colosso coreano sia pronto a sfidare i “chip maker” a stelle e strisce, a cominciare da Intel, anch’essi particolarmente interessati a crescere nell’Internet delle cose avendo compreso le grandi potenzialità di questo settore.

In questa prima fase Artik sarà disponibile in tre diverse versioni (1, 5 e 10). La prima, dalle dimensioni di una coccinella (12 x 12 mm) e costo di circa 10 dollari, è dotata di un sensore di movimento a 9 assi e troverà applicazione a bordo degli smartwatch. La seconda opera con un processore dual core da 1GHz e l’utilizzo previsto è nell’ambito della domotica, dei dispositivi indossabili e dei droni. Artik 10, la più grande delle tre schede, ha le dimensioni di due francobolli affiancati e promette le funzionalità di un apparecchio mobile di fascia medio alta: chip a otto cervelli, connettività Bluetooth, WiFi e ZigBee, 16 Gbyte di memoria interna e codifica/decodifica video a 1080p. Costerà meno di 100 dollari e lavorerà nel corpo dei sistemi di gestione delle smart home e degli apparecchi domestici.

I componenti Artik sono già certificati per Arduino, in particolare per il cosiddetto Software Development Environment (Ide) della società di Ivrea.

Anche Bosch sembra avere compreso i tanti risvolti che possono nascere e così insieme a Cisco Systems e Abb ha creato Mozaiq Operations, una joint venture volta allo sviluppo di una piattaforma open source per dispositivi intelligenti e applicazioni per la casa. Un punto forte dell’azienda tedesca lo si registra proprio nella volontà di coprire l’intero spettro, da una lavapiatti intelligente agli stessi macchinari industriali che la assemblano. Invece, l’impegno dei competitor si concentra solo sulla produzione.

Gli sviluppi sono quindi molteplici, ma come sempre in ambito tecnologico il vero successo che l’Internet delle cose potrà riscontrare lo avremo solo grazie a chi ha capito in anticipo gli oggetti che saranno connessi online che potranno conquistare gli utenti per un lungo periodo.

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