Fusione Wind e 3 Italia, che cosa cambia per gli utenti?

Dopo mesi di voci e di dietrofront, ieri 1° settembre è stata approvata dalla Commissione Europea la tanto attesa fusione tra il terzo e il quarto operatore mobile italiano, cioè Wind e 3 Italia, per formare un soggetto destinato a scalzare TIM dalla prima posizione in quanto a quota di mercato e a clienti serviti, con oltre 31 milioni di SIM. Ma l’interrogativo per tutti è lo stesso: che cosa cambia in termini di tariffe e di offerte?

Accordo
Tutti i particolari dell'accordo tra i due operatori mobili

Dopo quasi 6 mesi di attesa e di strategie finalmente ieri, 1° Settembre 2016, arriva il via da Bruxelles: la Commissione Europea Sezione AntiTrust ha approvato la proposta sulla nuova Joint Venture italiana tra 3 Italia (CK Hutchison) e Wind (Vimpelcom), nonché l’ingresso in Italia di un nuovo operatore di telefonia mobile, Free Mobile (Iliad).

Margrethe Vestager, Commissario Antitrust UE, ha dichiarato al riguardo: “La decisione di oggi segue un esame approfondito della transazione che unisce Wind, controllata di VimpelCom con la controllata di Hutchison H3G, rispettivamente il terzo e il quarto più grandi operatori nel dettaglio mercato mobile italiano. I rimedi strutturali efficaci offerti da Hutchison e VimpelCom consentono di affrontare completamente i problemi di concorrenza della Commissione”.

In effetti, il rimedio efficace a cui fa riferimento l’Antitrust è l’ingresso di un nuovo operatore di telecomunicazioni in Italia, il francese Iliad (Free Mobile). Così, spiega Vestager, “le parti possono crescere e raccogliere i frutti di combinare i loro beni, mentre i clienti di telefonia mobile italiani continueranno a beneficiare di una concorrenza effettiva. Questo dimostra che le aziende di telecomunicazioni in Europa possono crescere e consolidarsi all’interno dello stesso Paese, con una concorrenza effettiva e conservata”.

Cosa succederà adesso?

Non ci sono riferimenti a nessun cambiamento in termini di tariffe e costi per gli attuali clienti Wind e 3 Italia. In una nota congiunta, le due aziende coinvolte nella join venture dimostrano la loro soddisfazione per la decisione dell’Antitrust, annunciando inoltre l’aumento della copertura 4G/LTE e di una maggiore velocità dei download per i clienti.

L’integrazione di 3 Italia e WIND creerà, infatti, un nuovo e più forte operatore, con oltre 31 milioni di clienti nel mobile e 2,8 milioni nel fisso (di cui 2,5 milioni broadband), che aumenterà il livello competitivo del settore e sarà in grado di soddisfare i rapidi cambiamenti di mercato, come la crescente domanda di dati e di servizi digitali”.

Inoltre, “la capacità finanziaria e la dimensione industriale della nuova realtà, con 21.000 siti e una maggiore disponibilità di frequenze, permetteranno di fornire servizi innovativi e di qualità ai clienti business e consumer in Italia. I clienti beneficeranno anche di una migliore copertura di rete, di una più veloce diffusione dell’ultra broadband mobile (4G/LTE), oltre che di una maggiore affidabilità e velocità di download“.

I perché dell’affare

Prima di tutto, per meglio comprendere le motivazioni dell’affare, una delle operazioni di M&A più importanti effettuate in Italia (ma siamo solo ai preliminari) dal 2007, è necessario ricordare come il mercato mobile italiano, soprattutto se paragonato agli altri Paesi europei, sia al momento un’anomalia, con ben quattro operatori maggiori senza contare i vari MVNO.

Decisamente troppi, per qualcuno, nonché una delle maggiori cause dietro alla lotta senza esclusione di colpi per strapparsi clienti, che ha visto ridursi drasticamente i costi relativi alle offerte mobili (secondo un recente osservatorio di SosTariffe.it, ad esempio, tra il 2014 e il 2015 i prezzi dei pacchetti che includono fino a 1000 minuti sono dimezzati). Al tempo stesso, i margini di ricavo degli operatori sono diminuiti e un’operazione di consolidamento appariva necessaria anche per le prospettive di crescita del settore.

Problemi di Wind? Il passato

Il grande ostacolo alla fusione finora erano stati i problemi finanziari di Wind, controllata dai russi di Vimpelcom: circa una decina di miliardi di indebitamento più un contenzioso col Fisco italiano risalente al 2005, che è stato risolto proprio nelle settimane precedenti all’annuncio della fusione. Ora, con la complicità di un piano di riduzione del debito tramite operazioni di rifinanziamento con emissione di obbligazione e rinegoziazione di prestiti, oltre ai ricavi della vendita delle torri di Galata ad Abertis, il momento è parso finalmente propizio e lo stesso amministratore delegato di Vimpelcom, Jean-Yves Charlie, ha annunciato l’operazione.
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C’è da dire comunque che ci vorrà del tempo prima che la fusione si realizzi, considerando i via libera che devono arrivare dai diversi organismi preposti, quindi si può già rispondere all’interrogativo sul futuro delle due società in modo molto semplice: nell’immediato non cambia nulla, poi si vedrà.

Del resto anche il nome del nuovo soggetto è ancora incerto: il futuro CEO della società che vedrà la luce dalla fusione e attualmente alla guida di Wind, Maximo Ibarra, ha appena dichiarato al Meeting di Rimini che «è ancora presto per il nome del nuovo marchio commerciale». Anche per le tariffe, insomma, nessuna novità a breve termine, tenendo conto che lo stesso Ibarra ha sottolineato come siano i clienti «quelli che comandano, quindi da questa operazione noi ci aspettiamo di essere addirittura ancora più competitivi rispetto ad oggi».

3 Italia, in dote porta la crescita

Di sicuro 3 Italia (il cui amministratore delegato, Vincenzo Novari, diventerà consulente senior per l’Italia di Hutchison Whampoa, la controllante della stessa Tre, e farà parte del consiglio della holding della joint venture) pare godere di ottima salute, anche a giudicare dagli ultimi dati semestrali che hanno dimostrato come l’operatore sia l’unico attualmente in crescita, anche grazie a nuove iniziative e promozioni come gli abbonamenti FREE che consentono di cambiare smartphone dopo 15 mesi e le ricaricabile ALL-IN.
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Uno degli interrogativi riguarda anche le modalità di tariffazione, visto che allo stato attuale 3 è l’unica a non praticare la nuova frequenza di addebito del canone ogni quattro settimane, rimanendo ancorata al vecchio mese come unità di misura e di fatto non cercando la famigerata “tredicesima” degli operatori che di recente ha fatto molto scalpore.

Tutti i numeri dell’accordo

Riguardo alle specifiche dell’accordo, si tratterà di una joint-venture paritaria, 50 e 50, tra le due controllanti, con sinergie calcolate intorno ai 5 miliardi di euro, al netto dei costi di integrazione. 3 Italia conferirà anche 200 milioni di euro in contanti, ma non ci saranno altri contributi cash dopo l’operazione ed è inoltre prevista una clausola di lock up per un anno, che impedirà cioè a una delle due parti di scendere sotto il 50% nei dodici mesi successivi alla finalizzazione dell’operazione. Ancora incerta la situazione dei dipendenti, con le società che per ora si sono limitate a smentire possibili esuberi (per Wind lavorano circa 7.000 persone e per 3 Italia 2.800) parlando piuttosto di una riorganizzazione.

I maggiori interrogativi per le offerte del futuro relative al nuovo soggetto riguardano gli investimenti sul 4G e le più avanzate tecnologie mobili, nonché una possibile integrazione tra le proposte fisse e mobili, visto che Wind porta in dote Infostrada, a meno che proprio questa non venga ceduta. Riguardo invece a un possibile aumento delle tariffe ora che il settore ha, di fatto, meno concorrenza, c’è scetticismo tra gli specialisti: secondo Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia Aziendale per l’Università Bocconi, anche per la presenza dei MVNO «il rischio di una riduzione della pressione competitiva sul mercato retail sembra compensato dai benefici derivanti dalla razionalizzazione delle infrastrutture di rete, oltre ai sistemi operativi e distributivi. Ciò potrà liberare capitale per l’auspicato aumento degli investimenti, necessari al passaggio allo standard LTE e al nuovo, grande mercato dell’Internet of Things».

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