Banda ultra larga: Bassanini benedice accordo su Piano Juncker

L’accordo raggiunto sul cosiddetto Piano Juncker potrà dare impulso alla realizzazione della Strategia italiana per la banda ultra larga, sostiene Franco Bassanini, presidente di CDP (Cassa Depositi e Prestiti). «Quasi tutte le nostre proposte sono state accolte e i contributi one-off sulle piattaforme nazionali non saranno conteggiati nel patto di stabilità», ha detto Bassanini a margine dell’Assemblea Pubblica di Confindustria (Milano, 28 maggio 2015). 

Piano Juncker: Bassanini (CDP) benedice intesa per la banda ultra larga
Il presidente di Cassa Depositi e Prestiti soddisfatto dell’intesa

Una buona notizia dal Belgio per il Bel Paese ai fini della realizzazione della Strategia italiana per la banda ultra larga, elaborata da AgID (Agenzia per l’Italia digitale) e dal Ministero dello Sviluppo Economico su coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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Anzi, una «bellissima notizia», stando alle parole impiegate da Franco Bassanini, presidente di CPD (Cassa Depositi e Prestiti), a margine dell’Assemblea Pubblica di Confindustria, tenutasi oggi, giovedì 28 maggio 2015, a Milano, presso l’auditorium di Expo 2015.

La «bellissima notizia» è l’accordo trovato a Bruxelles sul cosiddetto Piano Juncker. Un accordo che «potrà dare un grande contributo alla strategia per la banda ultra larga» perché «quasi tutte le nostre proposte sono state accolte e i contributi one-off sulle piattaforme nazionali non saranno conteggiati ai fini del patto di stabilità», ha detto Bassanini.

Matteo Renzi, lo scorso marzo, aveva annunciato che l’Italia, tramite CDP, avrebbe contributo al Piano Juncker per 8 miliardi di euro. Ebbene, tale contributo non sarà conteggiato nel calcolo del deficit e del debito ai fini del rispetto del patto di stabilità europeo.

 

 

È stato Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione UE, a spiegare che i contributi al Piano Juncker per gli investimenti, effettuati dalle banche di promozione nazionale, come CDP, non concorreranno al calcolo del deficit e del debito, «a patto che siano versati in piattaforme di investimento transazionali e non in specifici progetti nazionali».

«I contributi one-off (una tantum, ndR) delle banche di promozione nazionali o degli Stati stessi alle piattaforme tematiche transnazionali di investimento dovrebbero in principio essere contabilizzati come misure una tantum e quindi i loro costi non sarebbero presi in considerazione nell’applicazione delle regole del patto di stabilità», ha detto Katainen.

«Sulla banda ultra larga il Governo ha fatto un lavoro impegnativo, ma siccome è previsto che soggetti privati ci mettano del loro, il fatto che i finanziamenti che ottengono dalle banche siano coperti dal Piano Juncker è una cosa buona», ha evidenziato Bassanini.

Il fulcro del Piano Juncker è costituito dal FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), che dovrà essere istituito in stretto partenariato con la BEI (Banca europea per gli investimenti).

Sono previsti 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in tutta l’Unione europea e saranno sostenuti soprattutto gli investimenti strategici, quali appunto quelli nella banda larga e nella banda ultra larga.

L’accordo trovato a Bruxelles dovrà ottenere l’approvazione da parte degli Stati membri, mentre il Parlamento europeo si esprimerà il 24 giugno 2015.

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