AGCOM, arrivano le regole per la Next Generation Network

Il Comitato NGN Italia istituito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha completato la bozza definitiva della Proposta non vincolante di Linee guida per la disciplina della transizione verso le reti NGN. Due i punti chiave evidenziati nel documento portato alla luce da Daniele Lepido: le procedure di migrazione dal rame alla fibra e gli strumenti d’investimento.

Si propone una prima fase transitoria detta di Overlay e una seconda fase detta di Total replacement. In fase di Overlay, la rete tradizionale in rame mantiene piena operatività e convive con i prodromi della rete ottica. La fase di Total replacement mira a sostituire progressivamente la rete in rame con la nuova NGA in fibra ottica e potrà essere attivata indipendentemente centrale per centrale. Da sottolineare che la decisione di sostituire completamente la rete in rame con quella in fibra ottica è di competenza esclusiva di Telecom Italia: una soluzione che il Comitato NGN Italia motiva alla luce del cospicuo valore della rete da dismettere e delle difficoltà per un soggetto pubblico di rilevarne la proprietà.

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Il Comitato NGN Italia propone ad Agcom di suddividere il Paese in tre gruppi (Cluster) di aree geografiche distinte:

  • Cluster 1 – Aree ad alta profittabilità
  • Cluster 2 – Aree a media profittabilità
  • Cluster 3 – Aree a bassa profittabilità

Scopo della suddivisione: conciliare le esigenze di tutela e di promozione della concorrenza e stimolare gli investimenti.

Il Cluster 1 raccoglie le aree a più alta concorrenza e di più altro interesse economico per gli operatori di TLC, dove prevale la logica di mercato, dove non sono leciti aiuti di Stato sotto alcuna forma, e dove si prevedono più reti NGA, con annunci di piani di cablatura ottica da parte degli operatori entro tre anni e sviluppi entro otto anni.

Il Cluster 2 raccoglie le aree in cui la forza del mercato non è sufficiente a generare in modo spontaneo la concorrenza infrastrutturale e dove, quindi, potrà essere sviluppata una sola rete, in virtù della quale la concorrenza si produrrà sui servizi. Tre i casi previsti dal Comitato NGN Italia, a seconda che la rete sia realizzata:

  1. in proprio da un ente pubblico territoriale o altro soggetto a questo assimilabile (Regione, Comune, etc.) o in virtù di un finanziamento ottenuto attraverso una gara pubblica nel rispetto degli Orientamenti Comunitari sugli aiuti di Stato
  2. mediante strumenti di partenariato pubblico-privato
  3. con solo finanziamento privato

Il Cluster 3 raccoglie le aree geografiche dove i privati non hanno interesse a investire e, quindi, le zone dove la rete non sarà realizzata sulla base di logiche economiche, ma con finalità sociali. In sostanza, i territori italiani soggetti a digital divide, dove risiedono 7,5 milioni di cittadini. Aree in cui la rete potrà essere realizzata solo con finanziamenti parziali – o eccezionalmente totali – dell’Unione Europea, dello Stato o di un ente pubblico locale.

Dovrebbe essere tutelato, scrive il Comitato NGN Italia, il diritto di tutti gli operatori interessati dal processo di migrazione di acquisire da Telecom Italia una forma di accesso wholesale sostitutiva del ULL in rame, a condizioni tecniche ed economiche sostanzialmente equivalenti a quelle del servizio sostitutivo. I costi della migrazione dovrebbero intendersi a carico di ciascun operatore per le parti di rispettiva competenza, indipendentemente dal grado di ammortamento già raggiunto dagli impianti da dismettere.

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Nel rispetto dei principi della libertà d’impresa e della neutralità tecnologica, prosegue il documento in discussione oggi presso Agcom, e qualsiasi siano la tecnologia e l’architettura che un carrier sceglie per la propria rete d’accesso, dovrà comunque essere prevista la possibilità di adottare soluzioni tecniche e operative, passive o attive, che ne assicurino l’apertura e la condivisione con altri operatori.

Altro capitolo importante delle Linee guida elaborate dal Comitato NGN Italia riguarda la possibilità di sfruttare la rete NGA anche per supportare lo sviluppo dei sistemi wireless e favorire la penetrazione dei servizi Mobile Broadband. La rete d’accesso NGA non dovrebbe trascurare di dare supporto alla rete di rilegamento delle stazioni radio-base per la banda larga mobile.

NGN Italia istituito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha completato la bozza definitiva della Proposta non vincolante di Linee guida per la disciplina della transizione verso le reti NGN. Due i punti chiave evidenziati nel documento portato alla luce da Daniele Lepido: le procedure di migrazione dal rame alla fibra e gli strumenti d’investimento.

Si propone una prima fase transitoria detta di Overlay e una seconda fase detta di Total replacement. In fase di Overlay, la rete tradizionale in rame mantiene piena operatività e convive con i prodromi della rete ottica. La fase di Total replacement mira a sostituire progressivamente la rete in rame con la nuova NGA in fibra ottica e potrà essere attivata indipendentemente centrale per centrale. Da sottolineare che la decisione di sostituire completamente la rete in rame con quella in fibra ottica è di competenza esclusiva di Telecom Italia: una soluzione che il Comitato NGN Italia motiva alla luce del cospicuo valore della rete da dismettere e delle difficoltà per un soggetto pubblico di rilevarne la proprietà.

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Il Comitato NGN Italia propone ad Agcom di suddividere il Paese in tre gruppi (Cluster) di aree geografiche distinte:

  • Cluster 1 – Aree ad alta profittabilità
  • Cluster 2 – Aree a media profittabilità
  • Cluster 3 – Aree a bassa profittabilità

Scopo della suddivisione: conciliare le esigenze di tutela e di promozione della concorrenza e stimolare gli investimenti.

Il Cluster 1 raccoglie le aree a più alta concorrenza e di più altro interesse economico per gli operatori di TLC, dove prevale la logica di mercato, dove non sono leciti aiuti di Stato sotto alcuna forma, e dove si prevedono più reti NGA, con annunci di piani di cablatura ottica da parte degli operatori entro tre anni e sviluppi entro otto anni.

Il Cluster 2 raccoglie le aree in cui la forza del mercato non è sufficiente a generare in modo spontaneo la concorrenza infrastrutturale e dove, quindi, potrà essere sviluppata una sola rete, in virtù della quale la concorrenza si produrrà sui servizi. Tre i casi previsti dal Comitato NGN Italia, a seconda che la rete sia realizzata:

  1. in proprio da un ente pubblico territoriale o altro soggetto a questo assimilabile (Regione, Comune, etc.) o in virtù di un finanziamento ottenuto attraverso una gara pubblica nel rispetto degli Orientamenti Comunitari sugli aiuti di Stato
  2. mediante strumenti di partenariato pubblico-privato
  3. con solo finanziamento privato

Il Cluster 3 raccoglie le aree geografiche dove i privati non hanno interesse a investire e, quindi, le zone dove la rete non sarà realizzata sulla base di logiche economiche, ma con finalità sociali. In sostanza, i territori italiani soggetti a digital divide, dove risiedono 7,5 milioni di cittadini. Aree in cui la rete potrà essere realizzata solo con finanziamenti parziali – o eccezionalmente totali – dell’Unione Europea, dello Stato o di un ente pubblico locale.

Dovrebbe essere tutelato, scrive il Comitato NGN Italia, il diritto di tutti gli operatori interessati dal processo di migrazione di acquisire da Telecom Italia una forma di accesso wholesale sostitutiva del ULL in rame, a condizioni tecniche ed economiche sostanzialmente equivalenti a quelle del servizio sostitutivo. I costi della migrazione dovrebbero intendersi a carico di ciascun operatore per le parti di rispettiva competenza, indipendentemente dal grado di ammortamento già raggiunto dagli impianti da dismettere.

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Nel rispetto dei principi della libertà d’impresa e della neutralità tecnologica, prosegue il documento in discussione oggi presso Agcom, e qualsiasi siano la tecnologia e l’architettura che un carrier sceglie per la propria rete d’accesso, dovrà comunque essere prevista la possibilità di adottare soluzioni tecniche e operative, passive o attive, che ne assicurino l’apertura e la condivisione con altri operatori.

Altro capitolo importante delle Linee guida elaborate dal Comitato NGN Italia riguarda la possibilità di sfruttare la rete NGA anche per supportare lo sviluppo dei sistemi wireless e favorire la penetrazione dei servizi Mobile Broadband. La rete d’accesso NGA non dovrebbe trascurare di dare supporto alla rete di rilegamento delle stazioni radio-base per la banda larga mobile.

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