Quando l’assicurazione non paga? Ecco tutti i casi

Il settore delle assicurazioni comporta per gli utenti un gran numero di insidie. In particolare, può succedere di dover fare i conti con un’assicurazione che non vuole procedere con il risarcimento del danno subito dal contraente della polizza. Si tratta di uno scenario abbastanza frequente nel settore assicurativo e che espone l’assicurato al rischio concreto di non poter contare sulla copertura dei danni subiti. Ecco, quindi, cosa fare quando l’assicurazione non paga e quali sono tutti i casi in cui può registrarsi un evento di questo tipo.

L'assicurazione non è sempre tenuta a risarcire i danni

Uno degli aspetti più complicati da gestire di tutto il settore assicurativo è rappresentato dall’apertura di un sinistro e dal conseguente processo che porterà la compagnia ad erogare il risarcimento danni previsto dal contratto stipulato in precedenza. Può capitare, infatti, che l’assicurazione decida di non pagare, rifiutando di tutelare l’assicurato. Alla base di questa scelta possono esserci un gran numero di possibili motivazioni.

In generale, infatti, è sempre opportuno valutare caso per caso le motivazioni che spingono una compagnia assicurativa a non rispettare, almeno apparentemente, il contratto della polizza firmato dal contraente della stessa. E’ chiaro, infatti, che il mancato rispetto dei vincoli contrattuali da parte della compagnia può portare ad inevitabili strascichi legali e, quindi, è raro che un’assicurazione decida di non pagare senza ritenere di essere nel giusto.

Come prescritto dalla normativa vigente, le compagnie assicurative devono risarcire i danni entro i due mesi successivi all’apertura del sinistro. Per quanto riguarda il settore delle assicurazioni auto e moto, inoltre, in caso di sinistro con compilazione del CID il risarcimento va erogato entro un mese dal sinistro. La presenza di lesioni alle persone, invece, può comportare un allungamento dei tempi con le compagnie assicurative che saranno tenute a provvedere al risarcimento dei danni entro tre mesi dal sinistro.

Se la compagnia assicurativa è tenuta ad inviare una relazione alle Forze dell’Ordine, ad esempio a seguito di un incidente stradale di particolare gravità, è possibile che per l’erogazione del rimborso si registrino tempi più lunghi. In questo caso, infatti, c’è il rischio che il rimborso dei danni subiti venga erogato soltanto dopo 120 giorni dal sinistro andando, inevitabilmente, a dilatare le tempistiche di risarcimento per l’utente.Confronta i preventivi e scopri la polizza auto più conveniente

In generale, quando le tempistiche non vengono rispettate il contraente della polizza assicurativa ha facoltà di rivolgersi ad un legale per tutelare i suoi interessi e richiedere l’erogazione immediata del risarcimento danni. Il legale provvederà, in un primo momento, ad inviare una comunicazione alla compagnia, sollecitando il processo di pagamento nei confronti del contraente. In caso di mancato riscontro o in caso di risposta negativa, l’avvocato potrebbe consigliare al suo cliente di procedere per vie legali per accelerare il processo di erogazione del risarcimento.

La scelta di seguire le vie legali è un’opzione sempre a disposizione dell’assicurato. In ogni caso, è molto importante verificare con attenzione il caso in oggetto per ridurre al minimo i rischi di vedersi respinto il proprio ricorso. Molti contratti assicurativi, infatti, presentano delle clausole di esclusione che vanno a limitare la validità della polizza e che, di fatto, consentono alle compagnie di non procedere con l’erogazione del risarcimento richiesto dal contraente.

Clausole di esclusione del contratto assicurativo

I casi in cui un’assicurazione non paga sono numerosi. Spesso, alla base della scelta di non procedere con l’erogazione del risarcimento ci sono specifiche condizioni contrattuali che, nel caso in oggetto, permettono alla compagnia assicurativa di non procedere con la liquidazione. I contratti assicurativi, in particolare per quanto riguarda le polizze auto e moto dove i sinistri sono molto frequenti, sono pieni di cavilli e clausole particolari che la compagnia può utilizzare, nei casi previsti, per evitare di procedere con il pagamento.

Le clausole d’esclusione sono uno degli esempi più calzanti. Molti contratti assicurativi, infatti, presentano specifiche clausole che, se attivate durante il sinistro, permettono ad una compagnia di non procedere con l’erogazione del risarcimento. Gli assicurati meno attenti, spesso, non sono a conoscenza di tali clausole (in molti casi, infatti, il contraente non legge nel dettaglio il contratto assicurativo) e, quindi, ritengono di dover ricevere un risarcimento nonostante, dal punto di vista contrattuale, la compagnia non sia tenuta all’erogazione.

Verificare sempre con estrema attenzione quali sono le condizioni contrattuali di un’assicurazione può fare la differenza. Una polizza caratterizzata da condizioni economiche molto favorevoli per il cliente, infatti, potrebbe “nascondere” condizioni contrattuali molto stringenti, con la presenza di diverse clausole d’esclusione che andranno, inevitabilmente, a limitare la validità della copertura assicurativa. In caso di sinistro, queste condizioni contrattuali particolarmente stringenti si tradurranno nel forte rischio che l’assicurazione sia, di fatto, autorizzata a non pagare.

Ecco alcuni esempi di esclusioni che caratterizzano la maggior parte delle polizze assicurative:

  • Guida senza cintura di sicurezza: anche se una polizza auto include la garanzia accessoria “Infortuni al conducente”, che garantisce un risarcimento in caso di infortuni del conducente andando così ad integrare la copertura della polizza RC, la compagnia può non versare alcun risarcimento se il conducente che ha subito un infortunio non aveva la cintura di sicurezza al momento del sinistro;
  • Sinistri tra parenti: in caso di incidente stradale: in caso di incidenti tra parenti sino al terzo grado (conviventi o a carico), la compagnia assicurativa copre solo i danni alle persone mentre non risarcisce i danni alle cose;
  • Porta di casa dimenticata aperta: chi ha attivato una polizza casa con la copertura contro i furti non riceverà alcun rimborso da parte della compagnia se verrà provato che il furto è avvenuto a seguito di una dimenticanza dell’assicurato (o di un suo familiare) che ha lasciato la porta di ingresso aperta;

Quando si procede con l’attivazione di una nuova polizza assicurativa è, quindi, molto importante verificare, nei minimi dettagli, la presenza delle clausole d’esclusione. Soprattutto per le polizze che includono un gran numero di garanzie differenti (come ad esempio le polizze casa) è molto importante verificare, caso per caso, quali sono gli eventi e le tipologie di sinistro che permettono ad una compagnia di non erogare il risarcimento. Tale analisi va effettuata prima della sottoscrizione della polizza in modo da essere certi di stare per attivare un’assicurazione che risponda, pienamente, alle proprie esigenze.

Il settore assicurativo, sotto quest’aspetto, è pieno di insidie. Di conseguenza, è molto importante essere estremamente scrupolosi al fine di evitare di dover fare i conti, successivamente, con situazioni in cui una compagnia assicurativa si rifiuti di erogare il risarcimento. L’assicurato deve sempre conoscere nei minimi dettagli le coperture e le limitazioni della polizza che ha attivato. I casi in cui c’è il rischio di imbattersi in un sinistro che preveda l’attivazione delle clausole di esclusione presenti nel contratto sono numerosi.

Al fine di valutare l’effettiva convenienza di una polizza assicurativa, è necessario verificare con molta attenzione questi aspetti. Oltre all’importo complessivo del premio, la presenza di questi cavilli rappresenta un aspetto centrale nella valutazione della convenienza di una polizza. Il contraente, quindi, deve analizzare nei minimi dettagli questi aspetti prima di procedere con la sottoscrizione.

Diritto di rivalsa

C’è poi da considerare la rivalsa, il diritto (stabilito dalle condizioni contrattuali della polizza) della compagnia assicurativa di richiedere all’assicurato un risarcimento. Per quanto riguarda gli incidenti stradali, ad esempio, può capitare che una compagnia assicurativa richieda al suo cliente il rimborso dell’importo erogato per coprire i danni causati da un un sinistro stradale.

Una compagnia assicurativa può esercitare il diritto di rivalsa sul suo cliente in varie situazioni (anche in questo caso, le condizioni contrattuali della polizza chiariscono in modo completo la questione). Ecco alcuni casi in cui viene esercitato il diritto di rivalsa per una polizza auto o moto:

  • guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti;
  • la patente del conducente è stata ritirata, sospesa o non è stata rinnovata in tempo;
  • il conducente alla guida non ha mai conseguito la patente e, quindi, non è abilitato alla guida del veicolo assicurato coinvolto nel sinistro;
  • il veicolo coinvolto nell’incidente è sottoposto a fermo amministrativo;
  • mancato rispetto dei vincoli fissati dal libretto di circolazione per il veicolo assicurato; ad esempio, si registra il trasporto di un carico non conforme;
  • mancato rispetto delle clausole di guida; ad esempio alla guida del veicolo assicurato che ha causato un incidente c’era un automobilista neo-patentato ma la polizza prevedeva una clausola di “Guida Esperta” fissando a 25 anni l’età minima ed a 2 anni l’esperienza di guida minima per poter condurre in strada in mezzo assicurato; solo se la polizza prevede l’opzione “Guida Libera”, infatti, non ci sono limiti all’esperienza del conducente e non c’è il rischio che la compagnia possa esercitare la rivalsa;

Sottolineiamo, inoltre, che molte compagnie permettono al contraente della polizza di poter attivare un’opzione che va ad eliminare, per specifici casi, il diritto alla rivalsa. Ad esempio, è frequente, nel settore delle assicurazioni auto, l’opzione che permette al contraente di eliminare il diritto alla rivalsa per guida in stato di ebbrezza.

L’applicazione di queste opzioni, che eliminano per specifici eventi il diritto alla rivalsa per la compagnia, comporta, naturalmente, una crescita del premio assicurativo. Il contraente, quindi, deve valutare con molta attenzione la soluzione più conveniente al fine di evitare di dover fare i conti con una polizza molto costosa.

Problemi burocratici ed errori nella denuncia del sinistro

Spesso la motivazione che spinge un’assicurazione a non pagare è la presenza di problemi burocratici. Difetti nell’apertura della pratica di sinistro, una documentazione non completa o anche solo piccoli refusi nella domanda possono allungare, in misura significativa, i tempi della gestione del sinistro e, quindi, comportare un forte ritardo nell’erogazione del rimborso.

Le compagnie assicurative, infatti, procedono al risarcimento danni solo dopo aver verificato, nei minimi dettagli, che tutto (dalla dinamica del sinistro ai più piccoli cavilli burocratici) sia conforme alle condizioni contrattuali. Il rischio di dover fare i conti con piccoli errori o imperfezioni della pratica è, quindi, davvero concreto.

Per evitare che la burocrazia rallenti l’erogazione del risarcimento e impedisca alla compagnia assicurativa di pagare, è molto importante che l’assicurato sia estremamente attento a tutti i piccoli dettagli. Oltre a leggere, con molta attenzione, le condizioni contrattuali della polizza, infatti, è buona norma mantenere sempre un contatto diretto con la compagnia assicurativa e, in caso di sinistro, contattare immediatamente il servizio clienti della stessa.

Interfacciandosi con il servizio clienti, infatti, l’assicurato potrà ottenere tutte le informazioni di cui ha bisogno per procedere con l’apertura della pratica in modo corretto e, quindi, accelerare l’intero processo di liquidazione del danno, eliminando il rischio di dover fare i conti con problemi burocratici di vario tipo.

Come presentare un reclamo all’assicurazione

La normativa del settore assicurativo in Italia è chiara. Il contraente di una polizza ha la possibilità di presentare un reclamo alla propria compagnia nel caso in cui non fosse soddisfatto del suo operato. Tutte le compagnie hanno l’obbligo di mettere a disposizione del cliente un iter ben preciso per presentare un reclamo. Solitamente, il reclamo comporta la compilazione di un apposito modulo (in cui vanno inseriti tutti i dati richiesti) a cui va allegata tutta la documentazione utile a chiarire la questione. Tale reclamo va poi inviato, tramite raccomandata o tramite PEC, alla compagnia che dovrà rispondere entro 45 giorni (con la possibilità di prolungare tale limite di altri 15 giorni in alcuni casi).

Nel caso in cui il cliente non fosse soddisfatto dalla risposta, o in caso di totale assenza di riscontro, sarà possibile inoltrare il reclamo all’IVASS, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che mette a disposizione un apposito modulo (disponibile tramite il portale ivass.it) da inviare (via PEC, raccomandata o FAX) insieme a tutta la documentazione utile. Il reclamo all’IVASS rappresenta uno strumento utile per tutti gli assicurati che puntano a sollecitare la propria compagnia facendo valere i propri diritti.

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