Tassi variabili mutui in discesa

La crisi economica mondiale provoca senz’altro effetti negativi che si abbattono su ogni settore dell’economia, ma c’è pure chi da tutto questo ha ricevuto qualche beneficio. Questo è il caso di chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile per l’acquisto della prima casa.

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Recentemente, la Banca Centrale Europea ha disposto un taglio di 25 centesimi di euro sui tassi ufficiali di riferimento; grazie a questa riduzione, anche i mutui casa a costo indicizzato al tasso BCE o all’Euribor subirebbero una riduzione nel breve termine.

Questo calo sui mutui casa si aggirerà attorno i 10 – 20 euro al mese, per chi ad esempio ha un debito pari a 100 mila euro. Per quanto riguarda i mutui indicizzati all’Euribor invece, questi dovrebbero rispecchiare la diminuzione del costo del denaro in un modo più graduale, ma in ogni caso questi benefici dovrebbero arrivare.

In questo modo, crisi economica a parte, la riduzione dei tassi di interesse starebbe suscitando qualche piccola soddisfazione nelle finanze di alcuni dei mutuatari. Tuttavia, nessuna riduzione può allontanare la preoccupazione dei consumatori in generale, dato che non esiste ancora una certezza su ciò che potrebbe accadere nel medio e nel lungo termine. Nessuno osa scartare la possibilità che, dopo questa critica fase di difficoltà nazionali ed internazionali, i tassi di interesse riprendano la loro crescita, con il conseguente incremento delle rate.

Le notizie più sfavorevoli però riguardano chi è interessato a richiedere oggi un mutuo casa. Sebbene i tassi di riferimento siano piuttosto bassi -per chi ha già ottenuto il mutuo-, stessa cosa non si può affermare per il costo attuale dei mutui bancari.

Difatti, il tasso di riferimento dell’indicizzazione (tasso BCE o Euribor) non è il solo a comporre il tasso di interesse che viene applicato al capitale oggetto di finanziamento immobiliare; c’è pure lo “spread”, ovvero l’incremento richiesto dalla banca per la propria remunerazione.

Questi spread che richiedono le società creditizie ogni giorno diventano più considerevoli, e arrivano a oltrepassare perfino i 3 punti percentuali sul tasso base. La spiegazione di questo fenomeno? Piuttosto semplice: gli istituti di credito si ritrovano sempre davanti a maggiori difficoltà nell’ottenere liquidità sui mercati finanziari. In più, quando la trovano, il costo del reperimento è piuttosto elevato, e chiaramente viene scaricato sul prezzo finale che andrà a pagare il consumatore.

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